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Sommario.

 

  

La battaglia del pane

Luigi, 2 milioni nel 2000
50 euro e ricovero oggi

La crisi alimentare
in un colpo d'occhio 

A scuola uno su tre
e speriamo di star bene

 
Attualità.
di Roberto Zichittella


FC DOSSIER - LA CRISI ALIMENTARE
PARLA JACQUES DIOUF, DIRETTORE GENERALE DELLA FAO


«DALLA CRISI PUÒ PARTIRE
LA RINASCITA DEI CAMPI»


Subito 1 miliardo e 700 milioni per l’emergenza. Poi aiuti ai contadini dei Paesi poveri. Per favorire anche i consumatori.

Nel grande palazzo bianco che a Roma ospita gli uffici della Fao, fra il Circo Massimo e le Terme di Caracalla, l’allarme era scattato già lo scorso autunno. A novembre 2007, nel suo rapporto Food Outlook, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura rilevava un aumento del 25 per cento nel costo delle importazioni di derrate per i Paesi con deficit alimentare. A metà dicembre, era stato lo stesso direttore generale della Fao, il senegalese Jacques Diouf, a invocare «con urgenza nuove misure, per evitare che si aggravi l’impatto negativo dell’aumento dei prezzi e per incrementare la produzione agricola nei Paesi più colpiti».

Diouf aveva aggiunto che «senza il sostegno internazionale, gli agricoltori poveri e le loro famiglie dei Paesi più colpiti non saranno in grado di superare la crisi. Fornire assistenza ai nuclei familiari poveri e vulnerabili delle aree rurali, per metterli in condizione di produrre più cibo, sarà un modo efficace per proteggerli da fame e denutrizione».

Tabella: Chi ha l'acqua e chi la consuma.

L’allarme era quindi forte e chiaro, ma il mondo sembra essersene accorto solo in queste settimane. La Fao aveva colto i primi segnali della crisi grazie all’esperienza dei suoi tecnici e all’intervento di strutture come il Sistema mondiale d’informazione e preavviso rapido. Questa struttura agisce come un termometro pronto a rilevare i minimi segnali di "febbre" del mondo agricolo. Le sue fonti di informazione sono immagini satellitari, stazioni meteorologiche, rapporti di istituzioni ufficiali e di organizzazioni non governative.

All’inizio di aprile, la Fao stimava che il costo delle importazioni cerealicole dei Paesi più poveri sarebbe aumentata del 56 per cento nel 2007/2008. Questa impennata va sommata all’aumento del 37 per cento già registrato nel 2006/2007. Ma per i Paesi africani a basso reddito con deficit alimentare, le proiezioni della Fao indicano un aumento ancora più alto, del 74 per cento, causato dal rincaro dei prezzi dei cereali, dei trasporti e del petrolio.

Henri Josserand, responsabile del "Sistema mondiale d’informazione e preavviso rapido", spiega: «L’inflazione dei prezzi alimentari colpisce maggiormente le popolazioni povere, poiché la spesa per procurarsi il cibo rappresenta una quota molto più alta del loro budget di quanto non sia per le popolazioni ricche. La spesa per il cibo rappresenta il 10-20 per cento della spesa complessiva del consumatore dei Paesi industrializzati, ma per il consumatore dei Paesi in via di sviluppo può arrivare sino al 60-80 per cento del totale».

L’aumento dei prezzi ha così provocato seri problemi di ordine pubblico, con scontri nelle strade e rivolte sanguinose in Egitto, Camerun, Costa d’Avorio, Senegal, Burkina Faso, Etiopia, Indonesia, Madagascar, Filippine, Tunisia e Haiti. In Pakistan e in Thailandia è dovuto intervenire l’esercito per evitare assalti al nei campi e nei magazzini. In totale, i Paesi al momento colpiti da crisi alimentari sono 37.

Ma il numero uno della Fao, Jacques Diouf, vede anche un’opportunità: «Questo è il momento di rilanciare l’agricoltura», dichiara Diouf, «e la comunità internazionale non deve perdere questa occasione». Ma in quale modo? «Affinché i piccoli agricoltori e le famiglie rurali possano trarre beneficio da prezzi alimentari più alti», spiega il direttore generale, «abbiamo bisogno di creare un ambiente politico favorevole che elimini le difficoltà che si trovano ad affrontare settore privato, agricoltori e operatori commerciali. Dobbiamo far sì che i piccoli agricoltori abbiano accesso alla terra, alle risorse idriche e a fattori produttivi come sementi e fertilizzanti. Questo li metterà in grado di aumentare la produzione in risposta, incrementare i propri redditi e migliorare le proprie condizioni di vita. Alla fine, questo andrà a beneficio anche dei consumatori».

Per incrementare la produzione alimentare la Fao ha chiesto alla comunità internazionale un contributo complessivo di 1 miliardo e 700 milioni di dollari. Dal 3 al 5 giugno, i capi di Stato e di Governo sono attesi a Roma per una conferenza internazionale sull’emergenza alimentare. Hanno già assicurato la loro presenza il presidente brasiliano Lula, il francese Sarkozy e il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.

Roberto Zichittella
   
   
DE MARCHI: «DECISIVI I PROSSIMI MESI»

«È la più grande sfida che il Programma alimentare mondiale (Pam) abbia mai affrontato. Dall’inizio degli anni Settanta non si vedeva una crisi di questa portata». Parole preoccupate, quelle di Vichi De Marchi, portavoce del Pam per l’Italia. L’agenzia dell’Onu è la più grande del mondo per la distribuzione di cibo. Perciò sarà in prima fila nei Paesi poveri. È un’emergenza tanto estesa che il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha riunito nei giorni scorsi 27 agenzie internazionali per mettere in campo una task force che non ha precedenti.

«Per noi, ora, il primo problema è far fronte ai prossimi mesi», aggiunge Vichi De Marchi. «Abbiamo lanciato un appello per 755 milioni di dollari di aiuti, che portano così il budget per il 2008 a 4,3 miliardi di dollari. La prima risposta dei Paesi donatori è stata buona: è già stato raccolto il 62 per cento dei fondi». Ancora una volta, l’area di maggiore sofferenza è l’Africa subsahariana, in particolare Corno d’Africa, Kenya e Paesi limitrofi. «Nell’Est Africa assistevamo già 7 milioni di persone. Ma la crisi tocca tutti i continenti: secondo le stime si genereranno in breve 100 milioni di nuovi poveri. Quanti di questi rischieranno la fame?».

L.Sc.


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