![]() |
|
|
|
«Come raddrizzare la
rotta, a un Paese come il nostro? Come, se non tornando a governare sul
serio, con un senso condiviso del bene comune, smettendola con gli scontri
inutili e di bottega, ma anche coi compromessi a ogni costo?». Da qui parte
il nuovo libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo (La deriva), che
si appresta a bissare il successo de La casta.
Dopo i privilegi dei politici, è il turno dei disastri
della "cattiva politica". In Italia per fare un ponte di 81 metri
impieghiamo il triplo dei cinesi, che ne fanno uno di 36 chilometri sul
mare; un’impresa deve sottostare fino a 233 scadenze l’anno; i processi
sono rinviati a febbraio 2020. Tre esempi di una gigantesca macchina
clientelare, che paralizza il Paese, complici i sindacati. Qualunquismo sull’onda dell’antipolitica di Grillo
(che con gli insulti si è fatto un impero economico)? Può darsi, purché
non sia un alibi per le gravi responsabilità dei politici, che non sono mai
chiamati a rispondere della loro inettitudine. Ormai, nelle classifiche, l’Italia
è in testa solo per inefficienza, costi, sperperi e privilegi. Se in ogni
professione è richiesta una buona preparazione, perché ai politici nessuno
chiede nulla? Eppure, hanno in mano le sorti del Paese. È vero, col voto
possono essere mandati a casa, ma solo a fine legislatura. È così assurdo proporre un test attitudinale anche ai politici? A che servono più di mille parlamentari? Potrebbero bastarne una trentina, che sono poi quelli che effettivamente "contano", come ha detto Berlusconi? E gli altri? Spesso non conoscono nemmeno le leggi che votano. Di certo, non si troverà a disagio in questo Parlamento neanche Marianna Madia, del Pd, che porta in dote la sua inesperienza. Un proverbio siciliano dice: «Se non hai né arte né parte, in politica jocati le carte». Come a dire che la politica è una buona soluzione per nullafacenti o, comunque, per "sistermarsi". C’è, infatti, chi si mette al riparo dalla giustizia, come Renato Farina, l’agente "Betulla", radiato dall’Ordine dei giornalisti, o l’ex comandante della Guardia di finanza, Roberto Speciale, noto per feste faraoniche e pesce fresco che vola su aerei militari; e c’è chi si garantisce un futuro tranquillo, come Pecoraro Scanio che, a 49 anni, "toglie il disturbo" con una "modica" pensione di 9.000 euro al mese, in un Paese dove 1.800.000 pensionati sopravvivono con meno di 500 euro. Se non possiamo stare senza politica, che sia almeno una "buona politica", onesta e competente. E invece? I politici si arricchiscono a man bassa, senza pudore e vergogna, e l’Italia, sempre più povera, va alla deriva. Ricordava Aldo Moro, raro esempio di politico sobrio: «Questo Paese non si salverà, se non nascerà in Italia un nuovo senso del dovere». Ma che senso del dovere ha chi non rinuncia a un solo privilegio, o trova modo d’aggirare le leggi? Se un cittadino smette di pagare i contributi, li perde; ai parlamentari, se la legislatura si interrompe in anticipo, vengono rimborsati. In Sicilia, i 41 ex parlamentari regionali non rieletti verranno liquidati con due milioni e mezzo di euro (Totò Cuffaro, ex presidente della Regione, va al Senato con 160.000 euro di liquidazione). Tutti gli ex deputati siciliani beneficeranno poi di 6.400 euro per spese relative a un non meglio precisato "aggiornamento culturale". Se il nuovo Governo vuole combattere gli sprechi, faccia subito una legge che annulli, con effetto retroattivo, i contributi a quei partiti che, dopo le elezioni, non sono più in Parlamento. Sarebbe un bell’inizio.
|