Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Colloqui col padre.
di D.A. - Scrivere a: don.antonio@stpauls.it


IN ITALIA, COME IN CINA, ANCHE LA POLITICA PENALIZZA LE FAMIGLIE CON PIÙ BAMBINI

FIGLI SÌ, MA PRIMA DIVERTIAMOCI

Prima vengono altri obiettivi, come la sicurezza economica, il benessere, la libertà di viaggiare e divertirsi... Le responsabilità della politica, poco sensibile alla famiglia, sono gravi.

Fin da piccola conosco Famiglia Cristiana, settimanale che i miei genitori portavano a casa, ogni domenica, dopo Messa; ora è il settimanale che in famiglia ci accompagna per tutta la settimana (anche se i piccoli, al momento, sono interessati più alle barzellette e ai servizi sui loro beniamini sportivi).

Da tempo seguo con interesse il dibattito sulla famiglia, e desidero proporle alcune considerazioni. Ho 41 anni e tre bambini di otto e sei anni e l’ultimo di due mesi; attualmente in maternità, ho un lavoro part-time per contribuire alle spese di casa e aiutare mio marito, operaio. Viviamo in una casa di 64 metri quadri (nostra, finalmente, dato che abbiamo finito di pagare il mutuo), dove però non posso accogliere mia madre di 80 anni, vedova, e mia sorella disabile, delle quali mi occupo. Ringraziando Dio, sono ancora abbastanza autonome, non richiedono assistenza continua.

È interessante seguire i vostri servizi sulle famiglie numerose (quante lettere discordi sul numero di figli!), o sulle promesse dei nostri governanti, ancora disattese, come i soldi previsti per le famiglie con quattro figli. Noi ne abbiamo "solo" tre: siamo forse per questo meno famiglia?

Ho visitato il sito dell’Associazione famiglie numerose: condivido pienamente la loro Carta dei valori, ma poiché noi siamo in cinque e non in sei, ci manca un requisito per aderirvi. Inoltre, molte famiglie numerose fanno parte dei neocatecumenali o appartengono a movimenti simili: so, per esperienza, che tra di loro c’è una fitta rete di solidarietà, che li aiuta a risolvere i problemi della casa, del lavoro o della cura dei figli. Rete di aiuti che non ha chi non vi appartiene, o chi non ha nonni e altri familiari a portata di mano.

Plaudo ad associazioni come il Forum per le famiglie (all’ultima iniziativa, la raccolta firme per una vera politica familiare, abbiamo aderito anche noi), ma vorrei ricordare che bisogna battersi anche per le famiglie con "solo" due o tre figli. È vero, la società si meraviglia anche di chi ha due figli, figuriamoci se sono di più, ma non interviene se poi qualcuno molla il lavoro (di solito le donne) per assistere un anziano in casa, oppure per aiutare chi decide di non abortire il figlio non sano. Anche solo non fare l’amniocentesi durante la gravidanza, oggi, è motivo di strani sguardi o critiche.

Se molti si sono aperti alla vita accogliendo più figli, non sempre chi si rifiuta lo fa per cattiva volontà. L’importante è lavorare assieme per una politica più a misura di famiglia, e a vantaggio di tutte le famiglie. Ora però devo scappare, Giovanni, l’ultimo arrivato, ha cominciato a piangere. Grazie per quanto fate nel difficile mondo della comunicazione.

Alessandra
  
 

In Italia non vige la politica del figlio unico: almeno non nella forma che conosciamo in Cina, cioè come un’imposizione ai cittadini ad avere un solo figlio, pena sanzioni gravissime a chi osa metterne al mondo di più. Però, nella pratica, anche da noi è in vigore la cultura del figlio unico, di cui la politica è corresponsabile. In genere, oggi, si dà poco valore alla famiglia e ai figli. Vengono prima, in ordine di importanza, altri obiettivi: la realizzazione professionale, la sicurezza economica, il benessere materiale, la libertà di viaggiare... cui si sacrifica anche una nuova nascita. Un figlio sì, ma dopo aver fatto carriera, aver comprato casa e aver raggiunto una posizione sociale ragguardevole.

Certo, non è così per tutti: grazie a Dio, sono ancora in molti a non cedere a questa cultura edonistica, che pare essere dominante. Tu ci ricordi, cara Alessandra, che il nostro vicino di casa, con quattro-cinque figli, potrebbe appartenere ai neocatecumenali o a qualche altro movimento, che mette la prole numerosa al primo posto e il benessere all’ultimo. Tra questi, come ci ricordi, vige una concreta solidarietà: si danno una mano per i piccoli e i grandi problemi della vita quotidiana e condividono il peso dell’assistenza agli anziani e della cura ai bambini.

Sono reti di solidarietà informali; non sottostanno a regole scritte: è come essere inseriti in una famiglia più grande, dove il dare e il ricevere è un movimento spontaneo che nasce dal cuore.

Del tutto diversa è la situazione che si sviluppa nel contesto della cittadinanza. Qui si parla di regole formali, di diritti che ci spettano. Mentre in una famiglia siamo considerati nella nostra specificità, nella società siamo tutti uguali. Se qualcuno "è più uguale degli altri" – per usare la formula di George Orwell ne La fattoria degli animali – si tratta di un privilegio che viola il principio fondamentale dell’equità. È secondo questa fondamentale uguaglianza di diritti che lo Stato ci deve considerare. Valutando, al contempo, la differenza di bisogni da singolo a singolo, da famiglia a famiglia.

Le famiglie numerose, ad esempio, hanno necessità di essere sostenute con politiche sociali mirate: cosa che, da tempo, andiamo rivendicando a gran voce, ma scontrandoci col muro di gomma della politica, quindi con scarsi risultati. Sono cambiati i governi e l’asse della scena politica si è spostato più volte a Destra e a Sinistra, ma le istituzioni sono rimaste sorde e latitanti, così che oggi mettere al mondo un figlio è davvero una scommessa, un’impresa ardua, frutto di una grande generosità della coppia, che accetta la sfida della vita.

È così, la cultura del figlio unico è diventata lo scenario dominante in Italia. Ancora una volta, nella recente campagna elettorale si sono sprecate le promesse e gli impegni dei politici a favore della famiglia. Ma ora, a urne chiuse, attendiamo che la nuova maggioranza dia segnali forti e concreti, e passi, in tempi rapidi, dalle parole ai fatti. Lo richiede la gravità della situazione, che vede sempre più famiglie andare ad accrescere il numero dei nuovi poveri.

D.A.

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