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Sommario.

 

 
L'editoriale.
di Beppe Del Colle


DOPO GLI INTERVENTI "BIPARTISAN" DEI PRESIDENTI DI CAMERA E SENATO

FINITE LE IDEOLOGIE RESTA
IL RISCHIO DEL "RELATIVISMO"


Secondo Silvio Berlusconi, il Pdl è un «movimento politico che unisce i moderati, i liberali, i cattolici, i laici, i riformisti» (cioè quasi tutti gli italiani).

Il Movimento sociale italiano (Msi) raccolse alle prime elezioni comunali di Roma, nell’ottobre 1947, 24.000 voti (il 4 per cento). Il 18 aprile del 1948, alle prime elezioni politiche della Repubblica, ne ricevette in tutta Italia mezzo milione, eleggendo 6 deputati e un senatore. Sessant’anni dopo, il 27 aprile scorso, il candidato sindaco di Roma Gianni Alemanno, proveniente dal partito erede del Msi, Alleanza nazionale, ha conquistato il Campidoglio con quasi 608 mila voti.

Il confronto fra esiti elettorali distanti fra loro due generazioni è evidentemente irreale, ma ha un suo valore simbolico. Naturalmente Alemanno non ha vinto da solo, con il suo partito d’origine: An fa oggi parte di una formazione nuova, il Popolo della libertà, in cui sono confluiti anche gli elettori di Forza Italia e del Movimento per le autonomie. Nel ballottaggio del 27 aprile con Rutelli, ad Alemanno sono andati anche 18.769 voti di una lista civica intitolata al suo nome.

Si sono poi aggiunti a suo favore i voti di una parte della Sinistra arcobaleno che in quel modo (o astenendosi) ha inteso "vendicarsi" del Pd, a cui rivolge l’accusa di aver distrutto la sua rappresentanza parlamentare, chiedendo agli elettori di sinistra un "voto utile" per battere Berlusconi.

Il presidente del Senato Renato Schifani e quello della Camera Gianfranco Fini.
Il presidente del Senato Renato Schifani e quello della Camera
Gianfranco Fini (foto Ansa e AP/La Presse).

Precisato questo, va riconosciuto che il successo di Alemanno, aggiunto a quello del Pdl alle politiche, chiude un’epoca della storia repubblicana. Il Parlamento è presieduto oggi da due esponenti del Popolo della libertà, Schifani a Palazzo Madama e Fini a Montecitorio, e in questi giorni nasce il terzo Governo Berlusconi, di cui farà parte la Lega Nord, assurta al ruolo di partito più antico delle due Camere (tutti gli altri, dalla Democrazia cristiana in giù, non esistono più).

Tutto ciò fa parte di quella "fine delle ideologie" (in particolare del fascismo, del nazismo, del comunismo, e anche dell’ipernazionalismo europeo che ha provocato le due guerre mondiali del Novecento). Perciò, quando nei discorsi inaugurali di Schifani e Fini alle due Camere si è lodevolmente annunciata la caduta degli antichi steccati ideologici e l’avvenuta "pacificazione" degli italiani, con la purificazione dai residui veleni della "guerra civile" 1943-1945, l’applauso "bipartisan" è apparso sincero e consolante. Così come è piaciuto l’impegno a far sì che la 16ª legislatura sia finalmente riformatrice, e altrettanto "bipartisan".

Resta un dubbio. Fini si è detto fedele ai "valori" che hanno dato sostanza alla sua esperienza politica, vissuta in una destra che è stata culturalmente molto divisa in sé stessa – talvolta fino alla violenza di stampo squadristico – fra monarchici e repubblicani, "socializzatori" e difensori della proprietà privata, corporativi e anticorporativi, filoborghesi e antiborghesi, ma anche neutralisti, filoatlantici, antiatlantici, filoarabi e antiarabi; in seguito, filoisraeliani e antiisraeliani.

Inoltre, cattolici osservanti, tradizionalisti anti o a-cattolici; fra questi, gli ostili alla Chiesa per motivi politici, i neopagani, i mistici orientalisti, i simpatizzanti per l’islam eccetera (cfr. Esuli in patria di Marco Tarchi, del 1995, e Da Salò al governo di Francesco Germinario, del 2005): di che "valori" si tratta, precisamente?

Che senso avrà il (giusto) rifiuto del relativismo etico e culturale da parte di Fini se, mentre egli parlava alla Camera, Berlusconi definiva il Pdl un «movimento politico che unisce finalmente i moderati, i liberali, i cattolici, i laici, i riformisti» (cioè quasi tutti gli italiani) in un notevole esempio di "relativismo etico e culturale"?

Beppe Del Colle

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