Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Attualità.
di Francesco Anfossi


POLITICA
NELLE TERRE DEL NORD, DOVE LA LEGA HA MIETUTO VOTI


I CATTOLICI SUL CARROCCIO

Nelle province bianche del Nord, dove il movimento di Umberto Bossi ha preso voti a valanga. Viaggio tra parroci e politici per capire il perché di un fenomeno.

La prima volta che in casa cattolica si discusse seriamente e "centralmente" sulla Lega Nord fu più di 20 anni fa, dopo l’inattesa elezione di Umberto Bossi a "senatùr". Un gruppo di persone, fra cui un vescovo del Settentrione, alcuni politici dc e un giornalista furono convocati da padre Bartolomeo Sorge a Roma, negli uffici della "Civiltà cattolica". L’impressione comune fu la sorpresa. Qualcuno fece un "mea culpa" (poco condiviso dal vescovo): non abbiamo capito. Soprattutto ci si stupì che il leghismo fosse nato e si fosse diffuso così in fretta nelle terre di Giovanni XXIII e di Paolo VI, così aperte alla fraternità, alla condivisione, alla tolleranza dell’Altro. Sono passati più di 20 anni e qualcuno ancora si stupisce, si rammarica, si confessa incapace di capire. L’inchiesta di "Famiglia Cristiana" in queste pagine dimostra dov’è il punto centrale di una "sorpresa" che non può più essere fraintesa né tantomeno accettata senza discuterne. La Lega è un fenomeno diffuso in tutta Europa, in varie forme, e nasce dall’insicurezza sul presente, e più ancora sul futuro di un continente che si sente "invaso" da nuovi barbari. Dall’insicurezza nascono sentimenti e atteggiamenti diversi, fra gli altri la paura. L’essenziale è difendersene senza dimenticare che non si può cacciare l’Altro come si sono cacciati i rom a Milano qualche settimana fa. A Roma, dove il nuovo sindaco è a suo modo un leghista (senza offesa né per lui né per i leghisti) e ha promesso che chiuderà i campi rom intorno alla capitale, il cardinale Saraiva Martins ha commentato: «Cacciare i poveri da Roma non è la via giusta. I rom e gli immigrati vanno protetti e non perseguitati». Se vale a Roma, vale anche nella Bergamasca. O no?

Beppe Del Colle

La svolta è arrivata il giorno di Pasqua. Giuseppe Leoni, uno dei fondatori della Lega Nord, ha telefonato al suo amico Umberto Bossi nella sua casa di Gemonio, intorno alle 11: «Gli ho fatto gli auguri, poi ho aggiunto: se però non vai alla Messa di precetto, non è vera Pasqua. Umberto ci ha pensato e mi ha risposto: vienimi a prendere che andiamo. E così l’Umberto è entrato in una chiesa, dopo forse 30 anni che non accadeva».

Sono le otto e mezza del mattino di domenica 4 maggio. Leoni ricorda l’episodio accanto al suo amico parroco don Pietro Giola, sui gradini della chiesa di Maria Immacolata, una chiesa sussidiaria alle porte di Varese, quasi nascosta tra una villetta e un autolavaggio. «Il Bossi», ricorda don Pietro, «me lo sono visto arrivare alla Messa vespertina, nella chiesa di San Michele, la chiesa principale della mia parrocchia della frazione di Bosto. Si è seduto con i suoi, discretamente, e ha pregato con gli altri fedeli. Gli ha portato buono, visti i risultati elettorali! L’ho detto anche ai miei parrocchiani: se a Bossi, che è andato a una Messa dopo 30 anni, è successo quel che è successo, a voi che venite in chiesa tutte le settimane, cosa vi capiterà di bello?». Poi aggiunge: «Se la Lega si elevasse un po’ di più verso lo spirituale, come cerca di fare Leoni, che è un cattolico serio, discreto, impegnato nel volontariato, sarebbe un bel colpo».

Don Pietro non è schierato per la Lega, né per nessun altro partito, però cerca di capire le ragioni di una valanga di voti che ha influito anche su una parte dei suoi parrocchiani: «I leghisti hanno un linguaggio vicino al popolo. Il linguaggio di un Bertinotti non è capito dalla base. Come prete non mi schiero con nessuno, come cittadino mi ritengo un moderato, orfano della Dc. Avrei potuto votare per l’uno come per l’altro schieramento. Poi, però, Veltroni ha imbarcato sciaguratamente i radicali. E a quel punto non c’erano più dubbi: il voto è stato dettato anche dalla morale cristiana».

In soffitta l’armamentario pagano

Il Carroccio ha trionfato alle elezioni mettendo in soffitta il suo strampalato armamentario pagano. Sembra finito il tempo del dio Po, delle ampolline, dei riti celtici e anche quello dell’anticlericalismo in cui si è spesso distinto il suo lider maxino. E a quanto pare i cattolici gli hanno creduto, se è vero che il 39 per cento dei praticanti, stando ai sondaggi, ha votato Lega. Anche molti parroci del Nord sembrano aver sdoganato il Carroccio, al di là della distanza ben segnata dai vescovi italiani, che non si schierano se non per i valori "irrinunciabili" del Vangelo. Sui giornali appaiono i nomi dei presunti parroci leghisti, tirati in ballo anche a sproposito, come don Mario Cardinetti parroco di Cava Manara, nel Pavese, che contattato telefonicamente ci dice di essere stato «strumentalizzato e frainteso. Mi sono attirato anche le ire di alcuni miei parrocchiani». Molti sacerdoti cercano di capire, come don Silvano Ghilardi, già assistente nazionale dell’Azione cattolica e parroco di Zanica, nella Bergamasca. Nella terra di papa Giovanni XXIII sono stati in molti a salire sul Carroccio. «Il fenomeno Lega mi ha colpito fin dalla fine degli anni ’80. L’impatto in parrocchia mi fa incontrare una Lega molto diversa dalle esternazioni dei suoi leader. Tra i miei fedeli ho leghisti praticanti, vicini alla realtà ecclesiale, seri, devoti. Mi colpisce in particolare il loro impegno diretto nella Lega e il sostegno ai missionari del Terzo mondo. Poi, però, è vero che certi manifesti e certi proclami sono inquietanti e intolleranti. Ma nella pratica è diverso». Insomma, una Lega che predica male e razzola bene? «Non saprei, so solo che la critica all’amministrazione statale centralista da noi è molto diffusa, non solo tra i leghisti. L’insicurezza, il centralismo romano, l’inefficienza, il fisco, sono cavalli di battaglia leghisti che poi non vengono elaborati con delle soluzioni concrete, non si sono viste grandi proposte».

Quei politici provenienti dalla Dc

Nella Lega c’è anche una vasta generazione di amministratori locali che proviene dalle file della Dc, o addirittura dal volontariato e dall’associazionismo cattolico. Come Silvana Santisi Saita, sindaco di Seriate, già presidente diocesana dell’Azione cattolica dall’86 al ’92. «Per me, che venivo dall’associazionismo ed ero stata assessore ai servizi sociali, aderire alla Lega ha significato portare avanti il mio impegno nel volontariato cattolico, al servizio della gente», ci dice nel suo ufficio di primo cittadino. Seriate, ci assicura, è un’isola felice della Bergamasca. «Non ho questuanti ai semafori e venditori abusivi. Ho un progetto costante di assistenza dalla culla alla tomba, con progetti per le neomamme e gli anziani». Per la sindachessa di Seriate il problema principale però proviene dai rom e dagli albanesi, l’incubo dell’era della globalizzazione: «La Lega non è intollerante con gli extracomunitari, ma contro chi entra in Italia e pensa che sia il Paese di Bengodi». Il Carroccio, come dice il sociologo Aldo Bonomi, «sta dentro la globalizzazione e i suoi grandi cambiamenti». La pratica e il credo dei cattolici si incrociano con le problematiche del Nord che vuol contare. A tutto questo si aggiunge lo spaesamento e l’inquietudine. «Più affermi la certezza delle tue radici cristiane, meno ti fa paura l’identità degli altri», spiega il sindaco di Seriate.

È uno dei temi centrali del libro La paura e la speranza, in testa alle classifiche dei libri più letti da settimane, di Giulio Tremonti, da sempre vicino alla Lega, che si appella con forza alle radici cristiane dell’Europa in funzione anti-globalizzazione e contro il relativismo di cui parla Benedetto XVI. Radici che spesso si colorano di integralismo, come nel caso della carnevalesca benedizione del Parlamento del Nord, a Vicenza, da parte del prete lefebvriano don Floriano Abrahamowicz, con tutto lo stato maggiore padano al completo.

Un esempio concreto di quel che possono creare i flussi immigratori dal punto di vista religioso e culturale ce lo spiega monsignor Ubaldo Nava, parroco di San Sisto, a Colognola, frazione di Bergamo. Nel suo oratorio 250 extracomunitari frequentano le scuole di italiano, tenute da volontari della parrocchia. Nemmeno monsignor Nava, che si dice molto colpito per l’adesione dei giovani al Carroccio («l’intolleranza non la vedo, la paura e il desiderio di sentirsi un po’ più protetti invece li vedo»), è schierato con questo o quel partito, ma conosce il suo territorio con tutti i suoi problemi inerenti alla globalizzazione. Ci parla del progetto del centro culturale islamico di istituire proprio nella sua frazione un cimitero islamico: «Ma il camposanto è terra di tutti, è un monumento civico. Oggi si benedicono le tombe, non il cimitero. Che bisogno c’è di creare un’enclave musulmana di tombe? È un progetto che va contro l’integrazione». E concorda con lui anche il professor Francesco Benigni, presidente di circoscrizione, del Pdl. Anche Benigni ci spiega la particolare contiguità al cattolicesimo dei leghisti nell’amministrazione, al di là dei proclami intolleranti in stile Calderoli, che tra l’altro è bergamasco e che si è sposato «con rito celtico». «Quando si tratta di approvare contributi alle attività della parrocchia, i no arrivano sempre dalla sinistra radicale o da qualche Pd. Dalla Lega arriva un sostegno convinto».

Poi Benigni aggiunge particolari sul cimitero islamico. «Il progetto prevede 474 tombe, quando il cimitero di Milano ne prevede appena 93. Perché un cimitero che divide e non integra?». L’invasione islamica può arrivare anche dal regno di Tanatos.

Alberto Bobbio
   
   
«LA REGOLA BENEDETTINA NELLA LEGA»

È considerato "il patriarca" della Lega, per via del suo passato di co-fondatore del movimento insieme con Umberto Bossi, il 12 aprile 1984, e per il suo ruolo di anima integerrima, dura e pura del movimento. Ha buoni rapporti con molti prelati italiani ed è un po’ l’ambasciatore dei "lumbard" in Vaticano. Ha regalato una scultura al cardinale Angelo Comastri, che è suo buon amico. Quando il cardinale Dionigi Tettamanzi era vescovo di Genova, si è intrattenuto con lui in dialetto durante un incontro su temi di lavoro nella città della Lanterna. E il giorno del suo insediamento da arcivescovo di Milano ha volato col suo Piper sul cielo di Renate, città natale di Tettamanzi, facendo sventolare tra le nuvole lo striscione "Benvenuto Eminenza".

Ma per via del suo ruolo di capo dei cattolici leghisti, il senatore Giuseppe Leoni dice che ha sempre navigato in acque difficili, dentro e fuori. «Fare il cattolico in Lega è dura. La mia è una vera e propria battaglia. Ancora oggi mi sento un figlio di un dio minore. Non sempre il nostro impegno di cattolici è riconosciuto da vescovi e sacerdoti. Ma ho dovuto lottare anche dentro la Lega, che ha sempre avuto tra i suoi dirigenti una componente preponderante anticlericale. Spesso vengo addirittura deriso».

  • E come portano avanti il loro impegno i "cattoleghisti"?

«Ad esempio con il volontariato. Quando Bossi diceva, rivolto agli extracomunitari, "aiutiamoli, ma a casa loro", io ho voluto capire e così sono andato in Africa equatoriale, nel Congo Brazzaville, nella diocesi di Pointe Noire, dove ho eseguito il progetto della cattedrale e insegnando ai giovani a fare i muratori. Ci vado tutti gli anni. Ho capito che se il Padreterno mi avesse fatto nascere lì avrei fatto la stessa cosa che fanno loro, sarei emigrato in Europa in cerca di una vita che non sia una vita di stenti e di miseria assoluta. E ho capito il messaggio di Umberto, perché i giovani che se ne vanno impoveriscono i villaggi, restano solo anziani e bambini e le risorse calano ancora di più, venendo a mancare la manodopera. È quel che mi dice il vescovo Jean-Claude Macaia. Quel che serve è un progetto mondiale che aiuti questi popoli a risollevarsi. Ma ho capito anche un altro pericolo...».

  • Quale pericolo?

«In Congo Brazzaville sono tutti cristiani, la gente va a Messa prima di andare a lavorare nei campi, ma le chiese sono povere, di legno, mentre le moschee sono tutte in cemento, coi pavimenti coperti di tappeti e i soffitti dorati. I petrodollari vengono tutti investiti così. Per questo dico che tra 20 anni se non ci diamo una mossa l’Africa sarà tutta islamizzata. A Pointe Noire di moschee ce ne sono tre e una è in costruzione, col 5 per cento di islamici, il 70 per cento dei cattolici ha le baracche di legno come chiese».

  • Quali sono i progetti dell’associazione dei cattolici padani?

«Sto cercando di far sì che la Lega venga organizzata secondo la regola di San Benedetto, che è il santo cui si ispira il Papa a partire dal nome che ha scelto. Se è stata applicata e funziona da secoli in decine di migliaia di monasteri in tutta Europa c’è un perché, è un modello che viene applicato anche dal punto di vista dell’organizzazione aziendale. In cui sono ben presenti il valore dell’umiltà e dell’obbedienza, alla base di ogni buon leghista».

F.AN.


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