Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 


I colori della gioia

Il prof che regala le fiabe

 
Attualità.
di Renata Maderna
foto: Vision


CONCORSO
"RACCONTACI UNA FIABA"


UNA MAMMA DA FAVOLA

In coincidenza con la Festa della mamma, ecco i nomi e le storie dei primi tre classificati al nostro concorso. Ha vinto una lettrice, per tanti anni maestra elementare.

È passato tanto tempo da quando, la scorsa primavera, abbiamo proposto ai lettori Raccontaci una fiaba, un’iniziativa che accompagnava i volumi, splendidamente illustrati, della collana "Favole in famiglia". Il gradimento è stato tale, come ha testimoniato l’invio alla nostra redazione di oltre 1.500 scritti, da richiedere un lungo e minuzioso lavoro di lettura e selezione da parte della nostra giuria, un impegno reso tra l’altro "positivamente" più difficile dalla qualità delle favole inviate. Nonni e nonne hanno risposto in massa al nostro invito, inventando favole per il concorso o inviando quelle già scritte per i loro nipotini. Sul lato opposto del percorso della vita, i bambini stessi, anche i più piccoli, hanno partecipato numerosi, scrivendo e disegnando e incollando storie dai mille colori, più che dalle mille parole. Insieme con le loro, bravissime maestre hanno mandato fiabe abitate da draghi e principesse, da maghi e streghe, ma anche racconti a lieto fine di vita quotidiana: fiori e alberi salvati, vetro e carta riciclati, animali raccolti e coccolati... In mezzo a nonni e nipoti, tante mamme, tanti papà, tanti insegnanti, con favole di fantasia o ispirate alla vita reale... Difficile, dunque, scegliere le tre pubblicate in queste pagine che rappresentano tutte le altre nella convinzione che, come ha scritto la lettrice Giulia Mattigello, «chi legge e ama le favole non ha la testa fra le nuvole, ma sa vedere oltre le nuvole».

R.M.

  
È proprio una bella coincidenza quella tra la Festa della mamma (11 maggio) e il soggetto della storia prima classificata al concorso proposto ai nostri lettori: "Raccontaci una fiaba". L’autrice, Ines Busnarda, 88 anni, occhi azzurro dolce e tono della voce fatto apposta per narrare le favole, è in realtà una supermamma, nonna, bisnonna e maestra per 38 anni. «Favole ne ho scritte e raccontate tante e anche qualche romanzo, tutti nati dal desiderio di trasmettere le cose che ho sentito dentro di me e capito lungo gli anni», ci racconta quando, vincendo qualche sua resistenza, andiamo a trovarla a Sondrio per comunicarle la bella notizia.

Ma già sull’uscio di casa si presenta rumorosamente la vera protagonista della favola, «la cagnetta metà collie e metà pastore tedesco» Orsetta, che starà accanto alla padrona per tutto il tempo dell’incontro, vicino al computer portatile, che la signora Ines gestisce con maestria, o alle foto di tante classi, in cui ancora l’anziana maestra riconosce i propri allievi: «Ogni tanto mi invitano e mi ricordano i momenti vissuti insieme. Alla fine, quelli che rimangono più impressi sono proprio quelli che facevano disperare, o che hanno vissuto momenti anche drammatici. I primi che ho avuto stavano nella scuola rurale di Naguarido, dalla prima alla quinta, tutti insieme. Quando io ero bambina, ai primi freddi, si mettevano nelle gerle libri, cartine e quaderni e si scendeva dagli alpeggi a valle con le bestie».

Ines Busnarda, 88 anni, di Sondrio, maestra in pensione, con le bisnipotine Alice, 8 anni, e Francesca, 5.
Ines Busnarda, 88 anni, di Sondrio, maestra in pensione,
con le bisnipotine Alice, 8 anni, e Francesca, 5.

La scuola è stata sicuramente uno dei grandi amori della maestra e di suo marito Marco, anche lui insegnante, di matematica e fisica: «Per molti mesi da piccola non ho potuto andare a scuola perché aiutavo i miei nei campi. Mi ricordo ancora il suono delle campane che annunciavano una giornata in classe a cui io non sarei stata presente».

I bambini si sentivano protagonisti

«Un giorno», continua Ines, «mi trovai di fronte al classico tema "Che cosa vorrei fare da grande", ma non scrivevo nulla, perché mi sembrava da presuntuosa confessare che avrei voluto insegnare. "Lo so io che farai", mi profetizzò la maestra: "La scrittrice di favole per bambini". È proprio vero che sono i piccoli a essere protesi verso il mistero avvincente che emana dalle creature».

Ines ha continuato a inventare favole per i suoi figli Giulia e Alberto, che oggi hanno 57 e 56 anni, per i nipoti Jacopo, Davide, Gionata e Laura, «tutti grandi studiosi, bravi e amanti della giustizia», e per le pronipotine, Alice di 8 anni e Francesca di 5. «Ma le creavo anche, magari mentre facevo il fieno», racconta, «per insegnare a fare i riassunti, un’operazione che aiuta a capire cosa è importante. Mi ricordo che qualche ragazzo, magari il più disattento o difficile, mi ascoltava rapito, qualcuno piangeva e mi diceva che si era sentito protagonista della storia, che vedeva che io l’avevo capito».

Ines Busnarda al computer insieme all'amata Orsetta, protagonista della sua storia.
Ines Busnarda al computer insieme all
'amata Orsetta,
protagonista della sua storia.

Ascoltare le persone, del resto, è proprio quello che Ines ama fare quando Orsetta "la porta in giro": «Essere vecchi è bello. Non ti devi preoccupare più di niente, puoi dire quello che pensi. Mi capita sempre di più di incontrare qualcuno che magari non conosco e che si confida con me, anche se ha 60 o 70 anni in meno. Ascolto segreti e confidenze, perché si ha la certezza che rimangono dentro di me. Anche se, attraverso queste esperienze, io capisco qualcosa in più della vita e poi cerco di trasmetterla agli altri. Sperando di avere ancora un po’ di tempo per scriverla».

Renata Maderna
   
   
1° classificata
Ines Busnarda

LE DUE MAMME

Era primavera e Antonio si alzò di buon mattino per portare il suo piccolo gregge in montagna. Qualcuno gli aveva detto che, in quei giorni, lassù girava un lupo affamato, perciò pensò che Orsetta, la cagnetta metà collie e metà pastore tedesco, avrebbe potuto far la guardia alle pecore. Ma quando la chiamò, lei stava allattando il suo cagnolino e fece finta di non sentire. Solo quando la richiamò con voce severa uscì lentamente, seguita da Bul appena zampettante, poiché aveva poco più di un mese.

Antonio gridò alla moglie di badare al cucciolo, poiché la cagna quella notte sarebbe rimasta in montagna. Orsetta sentì e quel giorno, per la prima volta, seguì di malincuore il padrone.

Lupa Rossa, invece, quella mattina era scesa da Monte Alto molto presto, a cercare qualcosa da mangiare per il suo lupacchiotto, che quella notte, per la fame, non aveva smesso di piangere. Si nascose dietro la casa di Antonio prima che venisse giorno e così vide e ascoltò tutto. Lasciò che il pastore se ne andasse e uscì dal nascondiglio. Si avvicinò al canile e sentì che il cucciolo gemeva piano piano. Voleva la sua mamma, Lupa Rossa lo sapeva. Anche suo figlio certamente piangeva e la chiamava: aveva fame, ma lei non aveva latte, perché non mangiava da molti giorni.

Chiamò il cucciolo di Orsetta cercando di far la voce dolce: «Non piangere Bul, adesso ti porto io dalla tua mamma». Bul uscì dal canile, vide Lupa Rossa, ma non ebbe paura perché gli aveva parlato della sua mamma.

La lupa si avviò e lui la seguì: sarebbe andato in fondo al mondo per raggiungere la mamma. Zampettò, zampettò, ma la strada non finiva più. Era stanco, povero Bul, e la mamma non c’era ancora. Dov’era? La lupa aveva un suo piano, ma lui non lo sapeva: lo avrebbe portato da mamma Orsetta, ma per ricattarla. «Ti consegnerò il tuo cucciolo – le avrebbe detto – se mi lascerai mangiare il grosso agnello». Si mise sulla schiena il cucciolo che non riusciva più a camminare e si dette a correre. Ma la strada era ripida e pareva più lunga.

Quando finalmente raggiunse il gregge, vide che il pastore non c’era. Orsetta stava accovacciata accanto alla stalla delle pecore. Le due mamme si guardarono mute, come se si risvegliassero da un sogno: Lupa Rossa vide il suo lupacchiotto tra le zampe morbide della cagnetta che lo stava lavando mentre gli dava il suo latte e Orsetta vide il suo cucciolo addormentato sulla lupa.

Vicino alla stalla Antonio aveva messo una grande ciotola colma di polenta e latte: doveva bastare alla cagnetta per qualche giorno. La madre lupa la guardò con avidità, e allora Orsetta disse: «Io ho già cenato. Ora tocca a te: mangia, così il tuo cucciolo non piangerà più. Ti chiamava e io gli ho voluto bene».

Al suono di quelle parole Bul si svegliò, sdrucciolò dal dorso della lupa e corse dalla sua mamma. Così Lupa Rossa, non resistendo alla fame mangiò un po’ di cibo dalla ciotola e poi disse: «Grazie Orsetta, sei molto buona. Ti ho portato il tuo cucciolo con cattive intenzioni, ma te lo ridò e non ruberò nessuna pecora» Allora Orsetta, con il cuore che rideva, rispose: «Povera Lupa Rossa, anche tu sei buona: capisco perché hai pensato così. Ho sentito dire dal pastore che i pensieri di chi ha molta fame a volte si fan pesanti e duri come sassi».

Quando tornò, Antonio si stupì: come aveva fatto Bul a salire fino a Monte Alto? E come mai non mancava nessuna delle sue pecore, mentre gli altri pastori avevano perso alcune bestie? Non capì mai cosa fosse accaduto, perché le parole mute degli animali vengono da un tempo molto lontano, che gli uomini hanno dimenticato quasi del tutto.

    

GLI ALTRI SETTE VINCITORI DEL CONCORSO

Storie di animali e di angeli, stelle, luna e arcobaleni, del piccolo Gesù, della Madonna o dei pastori. E anche racconti di computer che si animano. E poi tante favole nate dalla vita vera e basate su vicende autobiografiche...

È stato davvero difficile scegliere le sette favole da segnalare oltre alle tre pubblicate in queste pagine. Ma tant’é. Non si può non ricordare Il piccolo sciacallo di Jessica Ravera, 26 anni, maestra a Milano, e Il Mappamondo innamorato di Francesco Buson, impiegato in banca a Noventa Vicentina (Vi), oppure La Rosa che voleva volare di Maria Luisa Brazzabeni di Casalecchio di Reno (Bo). Tra i tanti animali protagonisti spiccano Il coniglio azzurro di Silvia Conconi, di Casina (Re) e Il gatto Mao di Maria Teresa Pellini, casalinga di 67 anni di Mozzo (Bg).

La convivenza pacifica, a cui ha pensato Luigina Mastroianni di Castelnuovo della Daunia (Fg) nella sua La balestra della pace, è il valore più sentito, insieme all’amicizia, mentre il significato del tempo ha ispirato Fryda Rota di Borgovercelli (Vc) per il suo La sparizione.


torna all'indice