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Una mamma da favola
Il prof che regala le
fiabe
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di
Orsola Vetri
foto: Vision
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CONCORSO
- "RACCONTACI UNA FIABA"
ALBA RE DI BUSTO ARSIZIO (VARESE), SECONDA
CLASSIFICATA
I
COLORI DELLA GIOIA
Scrive, dipinge e, adesso che è in
pensione, si dedica anche al volontariato: «La vita è più bella se si
aiutano gli altri».
La tela descritta dalla signora Alba Re esiste
davvero. L’ha dipinta suo fratello. Un quadro coloratissimo che, insieme
ad altre suggestioni, come un film su Van Gogh, ha ispirato alla seconda
classificata questo originale racconto. A chi dirà di leggere Famiglia
Cristiana per mostrare la sua opera? «Onestamente? A tutti!!!»,
risponde ridendo Alba Re (55 anni), simpatica signora, «bustocca da
generazioni» (cioè originaria di Busto Arsizio), che ha visto premiata la
sua fantasia. «A dire la verità, mi vergognavo un po’ di questa mia
passione e avevo confidato soltanto a mio fratello di aver partecipato al
concorso "Raccontaci una fiaba". Ma adesso lo sapranno in
tantissimi».
La signora Carla, la sua mamma di 84 anni, come ogni genitore
orgoglioso, ci confida che sua figlia ha già pubblicato uno scritto: quando
il giornale di Busto aveva indetto il concorso "Descrivi la tua
città", Alba aveva vinto raccontando la lunga strada che faceva ogni
giorno per andare a lavorare, dipingendo la natura e i mutamenti delle
diverse stagioni. «Tutti hanno parlato di smog, stress, grigiore e
fabbriche. Io ho scelto i lati positivi. Forse, è per questo che è
piaciuta», si schermisce Alba.

Alba Re, 55 anni, di Busto Arsizio (Va).
È chiaro che l’ottimismo è una sua caratteristica. Ex impiegata, ora
in pensione, non ha rimpianti perché ha una vita piena e ricca di
soddisfazioni: «Non ho nostalgia del lavoro. Pensavo che mi sarebbe mancato
e che mi sarei annoiata. Invece mi rendo conto di come è piacevole non
avere più i vincoli degli orari, andare a bere un caffè al bar,
tranquillamente la mattina...». Dice di aver scritto il racconto di getto,
con la macchina da scrivere, ma di averci messo un po’ a trovare il finale
giusto.
È una storia diversa dalle favole classiche: «Volevo inviare qualcosa
di originale perché ho pensato che, forse, per i bambini di oggi ci volesse
una favola più moderna. Per questo, invece di mettere come protagonisti re
e regine, ho pensato a una tela e a un pittore...».
Scelta che, probabilmente, dipende anche dal suo amore per l’arte e per
i colori. Suo fratello, infatti, non è l’unico artista di famiglia. Anche
Alba si cimenta, talvolta, e abbiamo potuto ammirare i suoi mosaici creati
dopo un faticoso corso che ha seguito a Ravenna. Uno, coloratissimo, è
appeso in cucina, altri due in sala, e scopriamo che c’è anche un piccolo
"laboratorio", dove l’artista crea, ma è il suo rifugio
segreto.
La signora Alba porta un nome bellissimo, è quello di una delle
protagoniste del capolavoro (La casa degli spiriti) di Isabel Allende.
Ne è fiera perché è la sua scrittrice preferita, ha persino imparato lo
spagnolo per apprezzarla in lingua originale. La lettura, infatti, è l’altra
sua grande passione. Ama i libri di avventura e i saggi di storia, ed è un
piacere ricordare con lei storie e romanzi.

Alba Re (con la mamma Alba Re (con la mamma
Carla), di Busto Arsizio,
con alcuni mosaici, che sono la sua passione oltre ai libri e ai viaggi.
Ma non le basta scrivere, fare mosaici, leggere. La signora Alba trova il
tempo anche per fare volontariato: «Siccome amo viaggiare, e non posso
visitare tutto il mondo come vorrei, mi occupo degli immigrati: aiutandoli
nelle pratiche burocratiche più difficili che devono affrontare nel nostro
Paese, incontro una umanità varia e mi piace farmi raccontare storie della
loro terra».
Non avrà visto tutto il mondo ma poco ci manca. È stata in Cina, in
Guatemala, in Corea. Ma il posto che le è rimasto nel cuore è l’India. «Sono
stata in una missione a 400 chilometri da Bombay. Un’esperienza
meravigliosa, a contatto con ragazze a cui insegnare economia domestica. Era
bellissimo vederle così attente e desiderose di imparare».
2°
classificata
Alba Re
IL QUADRO PENSANTE
Ora sono un quadro di Macco Pè e sono molto felice,
ma non è sempre stato così. Ho passato tanti anni appoggiato alla
parete del colorificio Arcobaleno ed ero ormai rassegnato alla polvere
e agli scarafaggi che di notte passeggiavano sulla mia cornice,
cantando melodie allegre sempre uguali. Erano miei amici e quando mi
ritrovavo a cantare con loro, la mia voce, più piena e profonda, dava
al ritornello un’aria un po’ da osteria.
La notte, la luce del lampione che dalla strada
filtrava attraverso la finestra creava un’atmosfera magica con le
ombre danzanti dei miei amici in fila... Che solletico sentivo su
tutta la mia superficie! Queste erano le notti, ma i giorni erano ben
più monotoni, luuunghi luuunghi! Passavo i giorni sognando che un
vero pittore si innamorasse di me e decidesse di dipingere sulla mia
finissima tela un paesaggio di montagna tutto prati e fiorellini,
oppure un dolce visino di bimbo con occhi sorridenti. Invece ero
addossato a quel muro scrostato, dimenticato e con la sola colpa di
essere troppo grande:150 x 300 centimetri. Nessuno compera una tela
così!
Capitò che un pomeriggio in cui il sole bruciava l’asfalto
e la gente beveva orzata fresca per stordire l’arsura, mi ritrovai
legato al portapacchi di una utilitaria con elastici rossi e blu. La
piccola macchina filava, come filava! Che velocità! FINALMENTE VIAAA
verso una nuova vita!

La velocità faceva uscire la polvere da tutti i
miei pori e una scia biancastra che sembrava la via Lattea si alzava
dietro la macchina. Poi, in men che non si dica, mi ritrovai in una
grande stanza vuota e le due mani che mi avevano legato al portapacchi
mi appoggiavano con delicatezza a un muro un po’ ammuffito. Beh! Era
cambiato poco per me, altro che vita nuova! Dopo un bel viaggio e un
po’ di ebbrezza ero ancora appoggiato a una parete!
Quando il cuore smise di battermi in gola per l’illusione
di un cambiamento, mi riappisolai come facevo tutti i pomeriggi al
colorificio Arcobaleno, riprendendo le mie fantasticherie di tela
inutilizzata.
Mi svegliò di soprassalto una secchiata di colore
arancio che un tipo con addosso un paio di vecchi scarponi da montagna
stava scaraventandomi addosso. Macché paesaggio di montagna, ma cosa
sta facendo questo matto? Il colore arancio non è ancora asciutto e
già mi solletica con un pennellaccio intriso di nero e tampona con
forza in alto a destra, scende verso sinistra trascinando il tampone.
Ho il fiatone... Mi sento pizzicare... il colore mi scivola addosso.
Attento! Il blu sta gocciolando! Il verde si spande! Povero me. Sono
capitato tra le mani di un imbrattatele, di uno che fa croste, altro
che paesaggi e volti sorridenti! Ma... ma cosa fai? NO, NO, IL
COLTELLO NOOOO!
E invece sì, con la lama appuntita mi incide a zig
zag, prima leggermente poi calcando sempre più, fino a fermarsi
proprio al centro... dove ho-il-mio-cuore!!! Ho paura... Ora si è
fermato e mi guarda da lontano. Io lo vedo tutto intero, scarponi da
montagna, un grembiule grigio con migliaia di macchie di colore, un
viso appuntito, magro, e un ciuffo biondo lungo lungo sulla fronte,
quasi inamidato in un ricciolo che viene in avanti come una visiera.
Sta sorridendo. Ma cos’hai da sorridere, anch’io ti guardo sai?
No, non voglio vederti, pazzo di un pittore pazzo. Ma proprio a me
doveva capitare? Non avvicinarti sai? Ma lui è già qui con un
pennellino piccolo piccolo intriso in un colore rosso carminio e
dipinge una lacrima proprio lì dove il coltello si era fermato. È
una bella lacrima grossa, gonfia, rossa rossa. Ma allora sei proprio
bravo se sai dipingere una lacrima così.
Mi guarda, mi rimira, anch’io sono più tranquillo
e sento che adesso il suo pennello mi accarezza con un bel verde
smeraldo e poi una punta di giallo sole e poi via con pennellate di
azzurro, viola, bianco. Adesso mi piace sentire la sua mano vicino e
mi sembra che mi voglia un po’ bene quando con un dito allarga la
linea bianca e con uno straccetto asciuga una macchiolina indesiderata
di nero. Sono diventato bello, un bel quadro, con una lacrima rossa
meravigliosa vicino al mio cuore. Mentre mette la firma, il lungo
ciuffo inamidato mi sfiora, ecco, scrive Macco Pè.
Da due giorni non sono più una tela, finalmente
sono un quadro appeso in questa corsia di ospedale.
Tanti bambini mi passano accanto e si fermano per
vedere i miei meravigliosi, brillanti colori.
Sognano l’estate, il sole, i prati perché in me c’è
tutto questo, ma quello che li fa gioire, che li fa sognare, è quella
goccia rossa che esce dal mio cuore. Infatti non ci si può sbagliare,
si riconosce subito una goccia di vero amore.
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