Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 


Una mamma da favola

Il prof che regala le fiabe

 

I testi integrali
delle fiabe vincitrici


Le due mamme
di Ines Busnarda

Il quadro pensante
di Alba Re

L'albero e la bambina 
di Christian Perego


Il piccolo sciacallo
di Jessica Ravera

Il Mappamondo innamorato  
di Francesco Buson

La Rosa che
voleva volare
 
 di Maria Luisa Brazzabeni 

Il coniglio azzurro
di Silvia Conconi

Il gatto Mao  
di Maria Teresa Pellini

La balestra della pace
di Luigina Mastroianni 

La sparizione
di Fryda Rota
  

 

 
Attualità.
di Orsola Vetri
foto: Vision


CONCORSO - "RACCONTACI UNA FIABA"
ALBA RE DI BUSTO ARSIZIO (VARESE), SECONDA CLASSIFICATA


I COLORI DELLA GIOIA

Scrive, dipinge e, adesso che è in pensione, si dedica anche al volontariato: «La vita è più bella se si aiutano gli altri».

La tela descritta dalla signora Alba Re esiste davvero. L’ha dipinta suo fratello. Un quadro coloratissimo che, insieme ad altre suggestioni, come un film su Van Gogh, ha ispirato alla seconda classificata questo originale racconto. A chi dirà di leggere Famiglia Cristiana per mostrare la sua opera? «Onestamente? A tutti!!!», risponde ridendo Alba Re (55 anni), simpatica signora, «bustocca da generazioni» (cioè originaria di Busto Arsizio), che ha visto premiata la sua fantasia. «A dire la verità, mi vergognavo un po’ di questa mia passione e avevo confidato soltanto a mio fratello di aver partecipato al concorso "Raccontaci una fiaba". Ma adesso lo sapranno in tantissimi».

La signora Carla, la sua mamma di 84 anni, come ogni genitore orgoglioso, ci confida che sua figlia ha già pubblicato uno scritto: quando il giornale di Busto aveva indetto il concorso "Descrivi la tua città", Alba aveva vinto raccontando la lunga strada che faceva ogni giorno per andare a lavorare, dipingendo la natura e i mutamenti delle diverse stagioni. «Tutti hanno parlato di smog, stress, grigiore e fabbriche. Io ho scelto i lati positivi. Forse, è per questo che è piaciuta», si schermisce Alba.

Alba Re, 55 anni, di Busto Arsizio (Va).
Alba Re, 55 anni, di Busto Arsizio (Va).

È chiaro che l’ottimismo è una sua caratteristica. Ex impiegata, ora in pensione, non ha rimpianti perché ha una vita piena e ricca di soddisfazioni: «Non ho nostalgia del lavoro. Pensavo che mi sarebbe mancato e che mi sarei annoiata. Invece mi rendo conto di come è piacevole non avere più i vincoli degli orari, andare a bere un caffè al bar, tranquillamente la mattina...». Dice di aver scritto il racconto di getto, con la macchina da scrivere, ma di averci messo un po’ a trovare il finale giusto.

È una storia diversa dalle favole classiche: «Volevo inviare qualcosa di originale perché ho pensato che, forse, per i bambini di oggi ci volesse una favola più moderna. Per questo, invece di mettere come protagonisti re e regine, ho pensato a una tela e a un pittore...».

Scelta che, probabilmente, dipende anche dal suo amore per l’arte e per i colori. Suo fratello, infatti, non è l’unico artista di famiglia. Anche Alba si cimenta, talvolta, e abbiamo potuto ammirare i suoi mosaici creati dopo un faticoso corso che ha seguito a Ravenna. Uno, coloratissimo, è appeso in cucina, altri due in sala, e scopriamo che c’è anche un piccolo "laboratorio", dove l’artista crea, ma è il suo rifugio segreto.

La signora Alba porta un nome bellissimo, è quello di una delle protagoniste del capolavoro (La casa degli spiriti) di Isabel Allende. Ne è fiera perché è la sua scrittrice preferita, ha persino imparato lo spagnolo per apprezzarla in lingua originale. La lettura, infatti, è l’altra sua grande passione. Ama i libri di avventura e i saggi di storia, ed è un piacere ricordare con lei storie e romanzi.

Alba Re (con la mamma Alba Re (con la mamma Carla), di Busto Arsizio, con alcuni mosaici, che sono la sua passione oltre ai libri e ai viaggi.
Alba Re (con la mamma Alba Re (con la mamma Carla), di Busto Arsizio,
con alcuni mosaici, che sono la sua passione oltre ai libri e ai viaggi.

Ma non le basta scrivere, fare mosaici, leggere. La signora Alba trova il tempo anche per fare volontariato: «Siccome amo viaggiare, e non posso visitare tutto il mondo come vorrei, mi occupo degli immigrati: aiutandoli nelle pratiche burocratiche più difficili che devono affrontare nel nostro Paese, incontro una umanità varia e mi piace farmi raccontare storie della loro terra».

Non avrà visto tutto il mondo ma poco ci manca. È stata in Cina, in Guatemala, in Corea. Ma il posto che le è rimasto nel cuore è l’India. «Sono stata in una missione a 400 chilometri da Bombay. Un’esperienza meravigliosa, a contatto con ragazze a cui insegnare economia domestica. Era bellissimo vederle così attente e desiderose di imparare».

Orsola Vetri
   
   
2° classificata
Alba Re

IL QUADRO PENSANTE

Ora sono un quadro di Macco Pè e sono molto felice, ma non è sempre stato così. Ho passato tanti anni appoggiato alla parete del colorificio Arcobaleno ed ero ormai rassegnato alla polvere e agli scarafaggi che di notte passeggiavano sulla mia cornice, cantando melodie allegre sempre uguali. Erano miei amici e quando mi ritrovavo a cantare con loro, la mia voce, più piena e profonda, dava al ritornello un’aria un po’ da osteria.

La notte, la luce del lampione che dalla strada filtrava attraverso la finestra creava un’atmosfera magica con le ombre danzanti dei miei amici in fila... Che solletico sentivo su tutta la mia superficie! Queste erano le notti, ma i giorni erano ben più monotoni, luuunghi luuunghi! Passavo i giorni sognando che un vero pittore si innamorasse di me e decidesse di dipingere sulla mia finissima tela un paesaggio di montagna tutto prati e fiorellini, oppure un dolce visino di bimbo con occhi sorridenti. Invece ero addossato a quel muro scrostato, dimenticato e con la sola colpa di essere troppo grande:150 x 300 centimetri. Nessuno compera una tela così!

Capitò che un pomeriggio in cui il sole bruciava l’asfalto e la gente beveva orzata fresca per stordire l’arsura, mi ritrovai legato al portapacchi di una utilitaria con elastici rossi e blu. La piccola macchina filava, come filava! Che velocità! FINALMENTE VIAAA verso una nuova vita!


La velocità faceva uscire la polvere da tutti i miei pori e una scia biancastra che sembrava la via Lattea si alzava dietro la macchina. Poi, in men che non si dica, mi ritrovai in una grande stanza vuota e le due mani che mi avevano legato al portapacchi mi appoggiavano con delicatezza a un muro un po’ ammuffito. Beh! Era cambiato poco per me, altro che vita nuova! Dopo un bel viaggio e un po’ di ebbrezza ero ancora appoggiato a una parete!

Quando il cuore smise di battermi in gola per l’illusione di un cambiamento, mi riappisolai come facevo tutti i pomeriggi al colorificio Arcobaleno, riprendendo le mie fantasticherie di tela inutilizzata.

Mi svegliò di soprassalto una secchiata di colore arancio che un tipo con addosso un paio di vecchi scarponi da montagna stava scaraventandomi addosso. Macché paesaggio di montagna, ma cosa sta facendo questo matto? Il colore arancio non è ancora asciutto e già mi solletica con un pennellaccio intriso di nero e tampona con forza in alto a destra, scende verso sinistra trascinando il tampone. Ho il fiatone... Mi sento pizzicare... il colore mi scivola addosso. Attento! Il blu sta gocciolando! Il verde si spande! Povero me. Sono capitato tra le mani di un imbrattatele, di uno che fa croste, altro che paesaggi e volti sorridenti! Ma... ma cosa fai? NO, NO, IL COLTELLO NOOOO!

E invece sì, con la lama appuntita mi incide a zig zag, prima leggermente poi calcando sempre più, fino a fermarsi proprio al centro... dove ho-il-mio-cuore!!! Ho paura... Ora si è fermato e mi guarda da lontano. Io lo vedo tutto intero, scarponi da montagna, un grembiule grigio con migliaia di macchie di colore, un viso appuntito, magro, e un ciuffo biondo lungo lungo sulla fronte, quasi inamidato in un ricciolo che viene in avanti come una visiera. Sta sorridendo. Ma cos’hai da sorridere, anch’io ti guardo sai? No, non voglio vederti, pazzo di un pittore pazzo. Ma proprio a me doveva capitare? Non avvicinarti sai? Ma lui è già qui con un pennellino piccolo piccolo intriso in un colore rosso carminio e dipinge una lacrima proprio lì dove il coltello si era fermato. È una bella lacrima grossa, gonfia, rossa rossa. Ma allora sei proprio bravo se sai dipingere una lacrima così.

Mi guarda, mi rimira, anch’io sono più tranquillo e sento che adesso il suo pennello mi accarezza con un bel verde smeraldo e poi una punta di giallo sole e poi via con pennellate di azzurro, viola, bianco. Adesso mi piace sentire la sua mano vicino e mi sembra che mi voglia un po’ bene quando con un dito allarga la linea bianca e con uno straccetto asciuga una macchiolina indesiderata di nero. Sono diventato bello, un bel quadro, con una lacrima rossa meravigliosa vicino al mio cuore. Mentre mette la firma, il lungo ciuffo inamidato mi sfiora, ecco, scrive Macco Pè.

Da due giorni non sono più una tela, finalmente sono un quadro appeso in questa corsia di ospedale.

Tanti bambini mi passano accanto e si fermano per vedere i miei meravigliosi, brillanti colori.

Sognano l’estate, il sole, i prati perché in me c’è tutto questo, ma quello che li fa gioire, che li fa sognare, è quella goccia rossa che esce dal mio cuore. Infatti non ci si può sbagliare, si riconosce subito una goccia di vero amore.


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