Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 


Una mamma da favola

I colori della gioia

 

I testi integrali
delle fiabe vincitrici


Le due mamme
di Ines Busnarda

Il quadro pensante
di Alba Re

L'albero e la bambina 
di Christian Perego


Il piccolo sciacallo
di Jessica Ravera

Il Mappamondo innamorato  
di Francesco Buson

La Rosa che
voleva volare
 
 di Maria Luisa Brazzabeni 

Il coniglio azzurro
di Silvia Conconi

Il gatto Mao  
di Maria Teresa Pellini

La balestra della pace
di Luigina Mastroianni 

La sparizione
di Fryda Rota
  

 

 
Attualità.
di Orsola Vetri
foto: Vision


CONCORSO - "RACCONTACI UNA FIABA"
CRISTIAN PEREGO DI BERGAMO, TERZO CLASSIFICATO


IL PROF CHE REGALA FIABE

Trentadue anni, insegnante di Lettere alle medie, aveva scritto questa fiaba per un'amica, che ce l’ha inviata.

Fino a oggi i 26 alunni della "seconda B" hanno dovuto sottoporre i loro temi al giudizio del professore di italiano. Oggi saranno loro a leggere e giudicare un suo testo. Ma saranno soddisfatti e gli daranno un bel voto, come abbiamo fatto noi. Christian Perego insegna Lettere presso la scuola media del Collegio vescovile Sant’Alessandro di Bergamo e siamo andati a trovarlo proprio durante una sua lezione.

Mentre i ragazzi vivaci disegnano un bell’albero sulla lavagna, il giovanissimo professor Perego (32 anni) racconta come è avvenuto che la sua favola partecipasse al concorso: l’aveva scritta tre anni fa, per una coppia di amici.

Christian Perego, 32 anni, di Capriate (Bg), insegnante di Lettere, ritratto a scuola circondato dai suoi allievi.
Christian Perego, 32 anni, di Capriate (Bg), insegnante di Lettere,
ritratto a scuola circondato dai suoi allievi.

«Non è la prima volta che invento una fiaba», confida. «Quando voglio fare un regalo per un’occasione importante, come la nascita di un figlio, scrivo un racconto. La mia amica, lettrice affezionata di Famiglia Cristiana, ha avuto l’idea di inviarla al concorso e devo proprio ringraziarla perché non ci avrei mai pensato da solo».

La favola del professor Perego ha per protagonista un albero: «Ho pensato a un albero perché mi ero ispirato a una fiaba che avevo letto e mi era piaciuta. Inoltre, nella versione originale, l’albero si chiamava Barbalbero, come quello del Signore degli anelli, poi ho cambiato il nome in Grandolmo, ma sono sempre stato affascinato dal personaggio di Tolkien, il grosso albero saggio e coraggioso, che mostrava tutta la forza e la grandezza della natura».

Christian Perego, insegnante di Lettere, con i suoi alunni della classe II B del Collegio vescovile di Bergamo.
Christian Perego, insegnante di Lettere, con i suoi alunni
della classe II B del Collegio vescovile di Bergamo.

Christian Perego ha l’aria di essere un bravo insegnante. Non alza la voce e si fa ascoltare dai suoi 26 simpatici e rumorosi allievi quando devono mettersi in posa per le foto. Ha studiato scrittura creativa e vorrebbe cimentarsi, un giorno o l’altro, anche con un testo per gli adulti. Gi piacciono i racconti di Italo Calvino e di Dino Buzzati e mostra di essere un uomo d’altri tempi, non solo perché preferisce gli scrittori di almeno 40 anni fa, ma anche perché non ha il cellulare: «Non lo sopporto. Molti mi criticano, ma per ora resisto».

Orsola Vetri
   
   
3° classificato
Christian Perego

L’ALBERO E LA BAMBINA

C’era una volta un albero che amava una bambina. Non so dirvi come questo accadesse. Posso solo dirvi che si trattava di un bene grandissimo. La bimba spesso e volentieri andava a giocare all’ombra del "suo" albero, così come lo chiamava lei. Vi lascio immaginare la gioia dell’albero ogni volta che la sua piccola amica si gloriava definendolo in quel modo: "Il mio albero".

La bimba non perdeva occasione per rifugiarsi al fresco delle grandi fronde. E vi portava spesso anche i suoi amichetti. «Andiamo da Grandolmo!», gridava, poiché così lei lo aveva chiamato. Qualche volta la bimba amava restare da sola: voleva pensare oppure semplicemente restare assieme al suo albero, al quale, ogni tanto, confidava anche i suoi piccoli segreti.

Insomma, era proprio la storia di una bella amicizia; semplice, e proprio per questo piena di gioia.

Gli anni erano passati numerosi; la ragazzina era diventata grande, ma non si era dimenticata del suo amico, che, anzi, continuava ad andare a trovare. Avvenne, dunque, che, in uno di questi incontri, la ragazza notò che Grandolmo non era del suo solito umore e mostrava qualche segno di tristezza. «Che ti succede?», gli chiese subito premurosa. «Piccola cara, devo confidarti una cosa. Ho sentito gli uomini parlare tra di loro e prendere la decisione di tagliarmi. Questo è il destino di molti alberi, e non c’è albero sulla terra che non sia preparato a questa conclusione. Io non sono triste per questo: ho vissuto ormai tantissimi anni, e sono contento di ciò. Quello che mi dispiace è di non aver realizzato il sogno più grande che avevo: quello di diventare un grande forziere che contenesse il tesoro più bello del mondo».

Quella fu l’ultima volta che l’albero e la sua amica si poterono parlare. La ragazza ormai si era fatta grande. Si era sposata. Ed era diventata la mamma di una bellissima bambina. Avvenne un giorno che alla ragazza, ormai diventata mamma, era accaduto di dover comprare una culla per la sua bella bambina; ne scelse una che le parve splendida: era una culla robusta, eppure luminosa, gioiosa; era di ottima fattura; era di legno.

Non lo dite troppo in giro, ma voglio confidarvi un piccolo segreto. Dovete sapere, ma forse lo avete già immaginato, che quella culla era stata fatta da un falegname qualche tempo addietro intagliando proprio il legno di Grandolmo. Immaginatevi la contentezza della ragazza ormai diventata mamma quando lo venne a sapere e quando poté deporre la sua bimba nel legno del "suo albero". E, che questo vi sembri strano oppure no, Grandolmo, anche se non ci aveva più sperato, era riuscito a realizzare il suo più grande desiderio: era stato intagliato per contenere un dono bellissimo.


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