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Una mamma da favola
I colori della gioia
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di
Orsola Vetri
foto: Vision
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CONCORSO
- "RACCONTACI UNA FIABA"
CRISTIAN PEREGO DI BERGAMO, TERZO CLASSIFICATO
IL
PROF CHE REGALA FIABE
Trentadue anni, insegnante di Lettere
alle medie, aveva scritto questa fiaba per un'amica, che ce l’ha inviata.
Fino a oggi i 26 alunni della "seconda
B" hanno dovuto sottoporre i loro temi al giudizio del professore di
italiano. Oggi saranno loro a leggere e giudicare un suo testo. Ma saranno
soddisfatti e gli daranno un bel voto, come abbiamo fatto noi. Christian
Perego insegna Lettere presso la scuola media del Collegio vescovile
Sant’Alessandro di Bergamo e siamo andati a trovarlo proprio durante una
sua lezione.
Mentre i ragazzi vivaci disegnano un bell’albero sulla lavagna, il
giovanissimo professor Perego (32 anni) racconta come è avvenuto che la sua
favola partecipasse al concorso: l’aveva scritta tre anni fa, per una
coppia di amici.

Christian Perego, 32 anni, di Capriate (Bg),
insegnante di Lettere,
ritratto a scuola circondato dai suoi allievi.
«Non è la prima volta che invento una fiaba», confida. «Quando voglio
fare un regalo per un’occasione importante, come la nascita di un figlio,
scrivo un racconto. La mia amica, lettrice affezionata di Famiglia
Cristiana, ha avuto l’idea di inviarla al concorso e devo proprio
ringraziarla perché non ci avrei mai pensato da solo».
La favola del professor Perego ha per protagonista un albero: «Ho
pensato a un albero perché mi ero ispirato a una fiaba che avevo letto e mi
era piaciuta. Inoltre, nella versione originale, l’albero si chiamava
Barbalbero, come quello del Signore degli anelli, poi ho cambiato il
nome in Grandolmo, ma sono sempre stato affascinato dal personaggio di
Tolkien, il grosso albero saggio e coraggioso, che mostrava tutta la forza e
la grandezza della natura».

Christian Perego, insegnante di Lettere, con i
suoi alunni
della classe II B del Collegio vescovile di Bergamo.
Christian Perego ha l’aria di essere un bravo insegnante. Non alza la
voce e si fa ascoltare dai suoi 26 simpatici e rumorosi allievi quando
devono mettersi in posa per le foto. Ha studiato scrittura creativa e
vorrebbe cimentarsi, un giorno o l’altro, anche con un testo per gli
adulti. Gi piacciono i racconti di Italo Calvino e di Dino Buzzati e mostra
di essere un uomo d’altri tempi, non solo perché preferisce gli scrittori
di almeno 40 anni fa, ma anche perché non ha il cellulare: «Non lo
sopporto. Molti mi criticano, ma per ora resisto».
3°
classificato
Christian Perego
L’ALBERO E LA
BAMBINA
C’era una volta un albero che amava una bambina.
Non so dirvi come questo accadesse. Posso solo dirvi che si trattava
di un bene grandissimo. La bimba spesso e volentieri andava a giocare
all’ombra del "suo" albero, così come lo chiamava lei. Vi
lascio immaginare la gioia dell’albero ogni volta che la sua piccola
amica si gloriava definendolo in quel modo: "Il mio albero".
La bimba non perdeva occasione per rifugiarsi al
fresco delle grandi fronde. E vi portava spesso anche i suoi
amichetti. «Andiamo da Grandolmo!», gridava, poiché così lei lo
aveva chiamato. Qualche volta la bimba amava restare da sola: voleva
pensare oppure semplicemente restare assieme al suo albero, al quale,
ogni tanto, confidava anche i suoi piccoli segreti.
Insomma, era proprio la storia di una bella
amicizia; semplice, e proprio per questo piena di gioia.

Gli anni erano passati numerosi; la ragazzina era
diventata grande, ma non si era dimenticata del suo amico, che, anzi,
continuava ad andare a trovare. Avvenne, dunque, che, in uno di questi
incontri, la ragazza notò che Grandolmo non era del suo solito umore
e mostrava qualche segno di tristezza. «Che ti succede?», gli chiese
subito premurosa. «Piccola cara, devo confidarti una cosa. Ho sentito
gli uomini parlare tra di loro e prendere la decisione di tagliarmi.
Questo è il destino di molti alberi, e non c’è albero sulla terra
che non sia preparato a questa conclusione. Io non sono triste per
questo: ho vissuto ormai tantissimi anni, e sono contento di ciò.
Quello che mi dispiace è di non aver realizzato il sogno più grande
che avevo: quello di diventare un grande forziere che contenesse il
tesoro più bello del mondo».
Quella fu l’ultima volta che l’albero e la sua
amica si poterono parlare. La ragazza ormai si era fatta grande. Si
era sposata. Ed era diventata la mamma di una bellissima bambina.
Avvenne un giorno che alla ragazza, ormai diventata mamma, era
accaduto di dover comprare una culla per la sua bella bambina; ne
scelse una che le parve splendida: era una culla robusta, eppure
luminosa, gioiosa; era di ottima fattura; era di legno.
Non lo dite troppo in giro, ma voglio confidarvi un
piccolo segreto. Dovete sapere, ma forse lo avete già immaginato, che
quella culla era stata fatta da un falegname qualche tempo addietro
intagliando proprio il legno di Grandolmo. Immaginatevi la contentezza
della ragazza ormai diventata mamma quando lo venne a sapere e quando
poté deporre la sua bimba nel legno del "suo albero". E,
che questo vi sembri strano oppure no, Grandolmo, anche se non ci
aveva più sperato, era riuscito a realizzare il suo più grande
desiderio: era stato intagliato per contenere un dono bellissimo.
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