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Sommario.

 


Ictus, il colpo che tradisce

 
Attualità.
di Eugenio Arcidiacono


MEDICINA
LA STORIA DI UN ANZIANA COLPITA DA ICTUS. E DEI SUOI FIGLI


AMORE E PREGHIERE,
LE MEDICINE DI AUSILIA


Marco le sta sempre accanto. «Quando non mi riconosce, comincio un'Ave Maria. Lei la continua e sorride».

Il figlio Marco: «Padre nostro…». La madre Ausilia: «…che sei nei cieli…». Marco: «Ave Maria…». Ausilia: «…piena di grazia, il Signore è con te…». E via così. Marco e Ausilia vivono da sempre insieme a Castellanza, tra Varese e Milano. Un amore infinito li lega, neanche l’ictus che ha colpito lei, due anni fa, è riuscito a spezzarlo. Anzi, lo ha reso più forte. Quando sembra che lei sia assente, che non riconosca più le persone che le stanno accanto, neanche suo figlio Marco, arriva in soccorso una medicina potentissima: la preghiera. Marco recita l’inizio di quelle parole che tanto conforto hanno dato ad Ausilia durante la sua vita e lei d’improvviso si anima, le continua fino alla fine e poi sorride felice. La storia di Marco e Ausilia Ielmini, o meglio questa parte della loro storia, comincia nell’autunno di due anni fa, quando improvvisamente lei viene colpita da un ictus.

Trasportata all’ospedale di Cuggiono (Mi), per i medici non ci sono dubbi: Ausilia ha perso per sempre la capacità di deglutire e quindi d’ora in poi potrà essere alimentata soltanto con un sondino gastrico. Ma il suo fisico non lo sopporta e per alleviare le sue sofferenze i figli decidono di portare l’anziana donna a casa e di nutrirla con un sistema meno invasivo, le flebo.

Anche gli gnocchi al gorgonzola

«I medici ci dissero che così avrebbe potuto sopravvivere al massimo qualche mese», ricorda Marco, «ma non ci siamo rassegnati. Conoscevamo un’infermiera, Pina, che condivideva la nostra stessa situazione con sua madre e le chiedemmo di aiutarci».

Pina prova a dare ad Ausilia un cucchiaino di yogurt. Fra lo stupore di tutti, lei non solo lo manda giù senza problemi, ma in breve tempo finisce il vasetto. «Da allora, grazie alla pazienza di Pina, mia madre ha ripreso a mangiare di tutto: basta frullarli prima, e riesce anche con gli gnocchi al gorgonzola».

Dal momento delle dimissioni, Marco ha intrapreso una lunga battaglia legale contro l’ospedale e la Asl per il ritardo con cui ha ottenuto per la madre una carrozzina e la pensione di invalidità. Nel frattempo, ha anche lasciato il lavoro per starle accanto il più possibile.

«Ho avuto modo di verificare l’insensibilità, il pressappochismo di persone che per lavoro si occupano della salute degli altri. Finora non sono riuscito ad avere giustizia, ma non sono arrabbiato. La gioia che mi dona mia madre mi ripaga di ogni amarezza».

Ausilia adesso ha 88 anni. «È sempre stata dolcissima, nonostante mio padre non avesse un carattere facile. Adesso è tornata bambina. Vive in un mondo tutto suo, dove non esistono preoccupazioni, cattiverie, meschinità, ma solo pace e amore. Mi parla sempre delle sue amichette d’infanzia, delle suorine che frequentava tanti anni fa». E proprio i bambini sono la fonte della sua gioia più grande. «Quando qualcuno viene a trovarla, si scuote immediatamente dal suo torpore, sorride e cerca di avvicinarsi per dare un bacio. Ogni sera, come ha sempre fatto, recita le sue preghiere e poi si addormenta serena. Io chiamo la sua stanza la "camera della felicità": anche se a volte non mi riconosce, quando ho qualche dubbio mi basta guardarla negli occhi e accarezzarla e tutto diventa immediatamente chiaro».

Eugenio Arcidiacono

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