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Sommario.

 

  

La battaglia del pane

La crisi alimentare
in un colpo d'occhio 

«Dalla crisi può partire
la rinascita dei campi» 

A scuola uno su tre
e speriamo di star bene

 
Attualità.
di Carlo Remeny


FC DOSSIER - LA CRISI ALIMENTARE
UN GIORNO QUALUNQUE AL CENTRO DELL'OPERA SAN FRANCESCO


LUIGI, 2 MILIONI NEL 2000
50 EURO E RICOVERO OGGI


Uomini e donne come tanti. Il lavoro perso, i risparmi bruciati, l’affitto non pagato. La povertà è dietro l’angolo.

Cominciano a raccogliersi sin dalle nove di mattina. C’è chi viene a farsi la tessera per i vari servizi, chi la doccia, chi a cambiarsi gli stracci che indossa. Dalle dieci e mezza arrivano i primi che aspettano l’apertura della mensa. Sono numerosi. Ognuno un mondo a sé. Qualcuno si siede. Un signore anziano in giacca e cravatta, occhiali, aria che verrebbe descritta come distinta, lo sguardo triste perso nel vuoto, aspetta appoggiato a un bastone. Si direbbe un luogo di raccolta di anime sole in compagnia.

Al Centro di accoglienza Opera San Francesco, all’angolo di viale Piave presso il convento dei frati Cappuccini, letteralmente a due passi dal cuore di Milano, qualcuno potrebbe pensare che siano tutti stranieri. Ma la povertà non ha nazionalità ed è in costante crescita il numero degli italiani. Persone normali. Luigi è uno degli ospiti abituali. Ha 59 anni. Nato in provincia di Foggia, dal 1971 al 2002 ha lavorato come operaio chimico presso la multinazionale Basf e poi in un’azienda della Ppg. Si ricorda: guadagnava circa 2 milioni di lire attorno al Duemila. Viveva da solo in un monolocale alla periferia di Milano. Nel 2002 l’azienda decise di ridimensionare il personale. Finì in mobilità. Ebbe 15 mila euro di liquidazione.

Si mise a cercare un altro lavoro. Gli dissero che era troppo avanti con gli anni per essere assunto. Affitto e spese continuarono a prosciugargli le modeste risorse. I soldi della liquidazione nel 2005 finirono. Lo stesso anno terminò anche il periodo di mobilità che gli aveva assicurato 600 euro al mese. Fu allora che iniziò a saltare qualche rata dell’affitto. Niente più lavoro, perché troppo vecchio. Niente pensione ancora, perché doveva compiere i 65 anni.

Nel giugno 2007 è stato sfrattato. Non avendo un posto dove andare, "dormicchiava" seduto su una panchina alla Stazione Centrale di Milano, tra i passeggeri in attesa dell’autobus di collegamento con gli aeroporti di Malpensa e Orio al Serio. Così da giugno a novembre. Poi, la svolta. Passato agli uffici dell’Opera San Francesco, gli fu consigliato di chiedere al dormitorio di viale Ortles. Fu accettato: stanza a due letti con un sessantaseienne ex ferroviere parmigiano.

È stata la sua salvezza. Una gamba, gonfiatasi durante i mesi trascorsi all’addiaccio, ora non è più sofferente. Ma Luigi è angosciato. In viale Ortles lo hanno avvertito: il 18 maggio deve lasciare il dormitorio per consentire la rotazione. L’assistente sociale gli ha elencato le possibilità per rimanere: se presenta un progetto di lavoro autonomo, se è uscito dal carcere, se è drogato o alcolizzato.

Luigi non rientra in queste categorie. A vederlo con i pantaloni in gessato, la camicia azzurra e il paltò blu ricevuti all’Opera San Francesco, sembra l’immagine perfetta dell’impiegato. Conosce tutti gli sportelli cittadini che fanno al caso suo: ufficio di collocamento, assistenza sociale, Acli, Caritas. È disarmante quando esibisce il carnet da dieci viaggi sui mezzi pubblici, ricevuto in omaggio parecchi mesi fa, che ammette di timbrare solo quando vede il controllore, perché altrimenti sarebbe esaurito da quel dì. Del resto, di soldi in tasca ne ha ben pochi. Una cinquantina di euro ogni mese all’Opera San Francesco per poter pagare il buono letto da 1,50 per notte al dormitorio. Quel che avanza serve per qualche caffè a quelle due macchinette a Milano che, stando al suo racconto, lo offrono ancora a 40 centesimi.

Sono da 1.300 a 1.800 le persone che dal lunedì al sabato vanno a pranzare alla mensa per i poveri di viale Piave. La sera sono un migliaio. Nel 2007 sono stati serviti 664 mila pasti. La responsabile della mensa, Tiziana Caspani, fa notare: «La povertà non è solo mancanza di soldi, ma è anche solitudine». Padre Maurizio Annoni sottolinea come la carità alimenti la speranza e quanto ce ne sia bisogno visto il continuo crescere della povertà. Tutto si regge grazie ai volontari, 475, il cui gesto fedele nel tempo assicura che la tanto auspicata responsabilità di tutti per tutti possa realizzarsi ogni giorno. Ricordo un gioco che si faceva spesso da ragazzi: che cosa porteresti con te su un’isola deserta? Ho cercato di riformulare adesso la domanda. Se dovessi salvare qualcosa a Milano, con che cosa comincerei? Con la mensa dell’Opera San Francesco.

Carlo Remeny

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