Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Arrivederci
di Franca Zambonini


DOPO LA PUBBLICAZIONE SU INTERNET DEI REDDITI DI TUTTI I CONTRIBUENTI

UN’EPIDEMIA DI INVIDIA
HA COLPITO GLI ITALIANI


L’incauta iniziativa dell’Agenzia delle entrate bloccata dal Garante della privacy. Troppo tardi, ormai tutti sapevano tutto di tutti. La corsa al confronto tra i guadagni propri e quelli altrui, ha scatenato rivalità sociali e amarezze. «L'invidia rode sé stessa», dice il proverbio.


Il curioso Festival di Lodi sui sette peccati capitali, dall’8 al 18 maggio, giunto quest’anno alla sesta edizione, ha presentato mostre, spettacoli, conferenze sull’invidia. «Roso dall’invidia», si dice di chi soffre delle fortune altrui. C’è il proverbio: «L’invidia rode sé stessa». Pare sia il più diffuso dei vizi capitali, sicuramente il più tetro.

Altri peccati appaiono accattivanti, ci fanno l’occhiolino e noi ci caschiamo. La superbia si gloria con la ruota del pavone. L’accidia sceglie l’ozio come progetto di vita. La lussuria rapisce i sensi. L’ira rende furibondi, ma fa soffrire più gli altri che sé stessi. La gola è un piacere sontuoso e invitante. L’avarizia contempla i suoi tesoretti, il tirchio si definisce prudente, oculato.

L’invidia invece no, non ha niente di desiderabile. È un morso, un tarlo, un peccato torvo che fa venire il mal di stomaco, i travasi di bile e c’è il detto: «Verde di invidia». Si soffre del successo altrui e non lo si attribuisce al merito, all’intelligenza, alla laboriosità; bensì all’ingiustizia, a un colpo di fortuna, a un imbroglio o un sopruso. Ci umilia e degrada fino a desiderare la rovina altrui. Invece di «Crepi l’invidia», diciamo «Crepi l’invidiato». La parola viene dal latino in-videre, vedere distorto. Una singolarità del Festival di Lodi sono stati i grandi specchi deformanti installati nelle piazze. Chi vi passava davanti, scorgeva la propria immagine stravolta, come l’effetto che questo vizio fa sull’animo.

Ora sembra che l’invidia sia il più diffuso dei vizi capitali. Mancano le statistiche, perché nessuno è sincero sui propri peccati se non in confessionale, chi ci va; e certamente non li confida ai compilatori di sondaggi. Ma che la percentuale degli invidiosi sia molto alta, s’è visto quando l’Agenzia delle entrate ha sbattuto in Internet i redditi 2005 di tutti i contribuenti italiani, paperoni della finanza, politici, calciatori d’oro, facce televisive superpagate, giù giù fino all’ultimo dei salariati passibili di tassazione.

Quando il Garante della privacy ha bloccato la "spiata" nazionale, era troppo tardi. Svelti come fulmini, se n’erano già impadroniti i navigatori della Rete, i giornali specialisti di informazione corsara. Ancora non è chiaro se questa "operazione tasse trasparenti" sia stata legittima o no. Le associazioni dei consumatori hanno denunciato l’Agenzia, definendo l’esposizione pubblica dei redditi «una molestia fiscale». Per ora, la più grave conseguenza è stata una epidemia di invidia. Il mio collega lavora meno di tutti, ma è pagato di più. Quella star della Tv gode di un contratto scandaloso, mentre una brava presentatrice come me prende un decimo. Mio marito fa lo stesso lavoro del suo, però loro hanno la villa in Sardegna e noi affittiamo due stanze a Ladispoli. Il fornaio sotto casa incassa più di un ministro, ma ha ottenuto per il figlio l’esenzione dalle tasse scolastiche...

L’elenco dei travasi di bile è lungo. Come salvarsi dal peccato più triste? Ci si può rassegnare, tenendolo a bada. O trasformarlo in pungolo per aumentarci l’autostima. C’è un’altra via, per chi sa praticarla: siccome ogni vizio ha una virtù opposta, la virtù che si oppone all’invidia è la carità.

Franca Zambonini

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