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L'idea di Famiglia Cristiana – oggi in Parlamento c’è una maggioranza trasversale per rivedere la Legge 194 – è stata accolta da un’inattesa opposizione anche da parte di noti antiabortisti, perché sarebbe "ideologica". Ha colpito soprattutto la reazione di Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare ed esperta in tema di ideologie (vedi il suo bel libro Contro il cristianesimo, scritto con Lucetta Scaraffia). Al Corriere della Sera ha detto tre cose: la proposta di Famiglia Cristiana è ideologica e rischia di spaccare il Paese; è un intervento ingeneroso verso il Governo per metterlo alla prova; la modifica della 194 non ci sarà perché non è nel programma del Pdl, e Berlusconi e Fini hanno detto che non si farà. Berlusconi nel discorso inaugurale «ha parlato di rimuovere le cause economiche del ricorso all’aborto e di un grande piano nazionale per la vita».
Se per ideologia si intende "il complesso sistematico di concetti o princìpi posti alla base di un atteggiamento politico e culturale" (Devoto-Oli), è chiaro che, dall’Humanae vitae di Paolo VI in poi, la Chiesa combatte una battaglia che può apparire ideologica, ma i cui princìpi hanno ispirato nel volontariato cattolico i concreti Centri di aiuto alla vita, che sostengono la donna nella libera scelta di non abortire. Uno scopo che Famiglia Cristiana ha condiviso lungo tutta la storia della 194, da quando, nonostante un giudizio preventivo molto restrittivo della Corte costituzionale, essa fu approvata da una maggioranza trasversale che aveva il fine primario di isolare la Dc anche da parte di suoi alleati nel Governo, a quando fu sottoposta al referendum del 1981. L’«intervento ingeneroso verso il nuovo Governo per metterlo alla prova» è un immotivato processo alle intenzioni. Che la revisione della 194 non sia nel programma del Pdl non ha rilevanza istituzionale rispetto a un’eventuale iniziativa legislativa di parlamentari di gruppi diversi, eletti – come dice la Costituzione – senza vincoli di mandato. Infine, non sembra così facile, nello stato in cui versa il Paese e mentre il Governo punta al taglio della spesa pubblica per rimediarvi, realizzare il «grande piano nazionale per la vita» promesso da Berlusconi. La posizione della Roccella è stata sostenuta, oltre che da qualche brutale intervento giornalistico, anche in ambito cattolico, e dallo stesso Movimento per la vita (Mpv), che pure aveva criticato l’ex ministro Livia Turco per aver detto «la 194 non si tocca», come oggi dice il sottosegretario. Nel febbraio scorso il mensile del Mpv Sì alla vita strillava in copertina "La legge 194 non è più l’ultimo tabù". E un articolo del presidente Carlo Casini affermava: «Almeno i primi articoli dovrebbero essere rivisti» (estendendo, ad esempio, il diritto alla vita fin dal concepimento). Nel più recente numero della rivista Casini replica a una lettera di Berlusconi, concludendo con queste parole: «Ripensare l’aborto è oggi inevitabile esigenza culturale e "rivisitare la legge" è una conseguenza auspicabile». Adesso il coro mormora «la legge non si tocca». Ma ecco l’intervento di Massimo D’Alema, il quale teme «che la Chiesa ceda alla tentazione "demoniaca" del potere e che il peso politico dei cattolici si indirizzi da una parte (la destra, ndr) per ottenere in cambio la tutela giuridica di princìpi e valori, come l’aborto e la fecondazione». D’Alema non sa che Berlusconi ha già detto no, dunque può stare tranquillo. Ma possibile che l’anticlericalismo non finisca mai? Beppe
Del Colle
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