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Monsignor Agostino Marchetto, segretario della Pontificia commissione per i migranti, invita a riflettere sulle azioni del Governo e soprattutto a non confondere la sicurezza con l’integrazione. «Se sapessimo chi sono gli zingari, le sofferenze che hanno patito nel corso della storia, allora parleremmo di un "pacchetto integrazione", che è la sola via giusta per avere più sicurezza».
«Si sono radicati stereotipi, frutto di persistente ignoranza che alimenta un rifiuto pericoloso di una parte, assai piccola, delle popolazioni che vivono in Europa. La Santa Sede qualche anno fa ha proposto un’analisi della questione in un lungo documento, praticamente ignorato, e che invece sarebbe bene rileggere e studiare. In esso notavamo che la persecuzione degli zingari coincide in Europa con la formazione degli Stati nazionali. E oggi che la questione delle identità nazionali si riaffaccia, ecco di nuovo procedere a forme di discriminazione verso gli zingari. Ma di questo si parla poco, così come sollevò poche proteste isolate l’eliminazione di migliaia e migliaia di zingari nei campi di concentramento nazisti».
«Provo sorpresa, disagio e tristezza. È una vera e propria schedatura».
«È vero. Ho letto dichiarazioni che giustificano e altre che disapprovano».
«Tra coloro che disapprovano, perché sono convinto che esistano altri mezzi, rispettosi della persona, e quindi anche dei bambini, rispettosi della loro dignità e della loro psicologia, per giungere a una finalità che è certamente buona, cioè quella di evitare che i bambini rom dormano tra i topi».
«Certo. Per la morale cattolica anche i mezzi per raggiungere un buon fine devono essere moralmente buoni. In questo caso i mezzi non rispettano i diritti dei bambini, perché discriminano quelli di una certa etnia».
«È vero e mi meraviglio che non lo si sappia. Resistono ai censimenti per una paura ancestrale, che va capita, perché i censimenti nei loro confronti sono stati sempre preludio di una deportazione».
«Il problema non è il censimento. Potremmo anche conoscere il nome di tutti i bambini, ma se poi non riusciamo con l’aiuto di mediatori culturali a convincere i genitori a mandarli a scuola, abbiamo solo buttato via soldi. Gli Stati devono puntare all’integrazione tra la cultura zingara e la nostra cultura».
«La Spagna, per esempio. Là ci sono 600 mila persone di varie etnie rom. Si sono integrate e non ci sono problemi».
«I delinquenti ci sono dappertutto e vanno puniti in base
alle leggi dei vari Paesi. Ma senza discriminazioni. Un rom che ruba non è
più colpevole di un tedesco o di un italiano. Si fa fatica a capire che ci
sono uomini che non vivono secondo le nostre regole. È per questo che i
nomadi ci fanno paura. Mi domando cosa succederebbe se la decisione italiana
di prendere le impronte, in modo discriminatorio solo a un’etnia, si
diffondesse in tutta Europa. Si tornerebbe a tempi molto oscuri della storia
europea. Fortunatamente, ciò non sembra avvenire e sulle decisioni italiane
la Commissione europea pone molti dubbi».
Alberto Bobbio
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