A Roma il sindaco Alemanno, che pure mostra in altri campi idee molto
più avanzate di quelle che il pregiudizio antifascista gli attribuisce,
caccia i poveri in giacca e cravatta anche dai cassonetti e dagli avanzi dei
supermercati. Li chiamano scarti, ma lì si trovano frutta e verdura che non
sono belli da esporre sui banchi di vendita. E allora se vogliamo salvare l’estetica,
perché non facciamo il "banco delle occasioni", coprendo con un
gesto di pietà (anche qui "estetico"), un rito che fa male alle
coscienze? Nei centri Ikea lo si fa, e nessuno si scandalizza. Anzi.
Ma dai marciapiedi sparisce anche la prostituzione (sarà la volta
buona?) e sarebbe ingeneroso non dare merito al Governo di aver dato ai
sindaci i poteri per il decoro e la sicurezza dei propri cittadini. A patto,
però, che la "creatività" dei sindaci non crei problemi
istituzionali con questori e prefetti e non brilli per provvedimenti tanto
ridicoli quanto inutili; e che il Governo non ci prenda gusto a scaricare su
altri le sue responsabilità, come con l’uscita tardiva e improvvida
(colpo di sole agostano?) della Meloni e di Gasparri, che hanno chiesto ai
nostri olimpionici di non sfilare per protesta contro la Cina (il gesto
forte, se ne sono capaci, lo facciano loro, i soliti politici furbetti che
vogliono occupare sempre la scena senza pagare pegno!).
Tornando al "Paese da marciapiede", ha fatto bene il cardinale
Martino, presidente del Pontificio consiglio per i migranti, ad approvare la
lotta al racket dell’accattonaggio senza ledere il diritto di chiedere l’elemosina
da parte di chi è veramente povero. Il cardinal Martino ha posto un dubbio
atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà
del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci,
abituati come sono alla "politica del rattoppo", o a quella dei
lustrini?
La verità è che "il Paese da marciapiede" i segni del disagio
li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di
testa, sviando l’attenzione con le immagini del "Presidente
spazzino", l’inutile "gioco dei soldatini" nelle città, i
finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è
meritoria, e Brunetta va incoraggiato). Ma c’è il rischio di provocare
una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti
termini, con serietà e senza le "buffonate", che servono solo a
riempire pagine di giornali.
Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro
prodotto interno lordo (Pil) e, insieme, gli indici che misurano la
salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese
godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da
decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi
accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma
i buoni mensa sono fermi da anni. L’industria vola, ma sui precari e i
contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un
miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club
3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo
fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso.
È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la
destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie
si impoveriscono?