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Il bastimento di Checchino Il porto, per Rodi Garganico, e il mare davanti, per secoli sono stati la porta girevole della vita e della sopravvivenza, ma anche della morte, perché dal porto si prende il mare, mentre nelle case e sui navigli si prega la Madonna della Libera, protettrice del paese, perché nell’istante in cui si va ad assicurasi la sopravvivenza in mare, si riceva la grazia di tornare a quello stesso porto.
E bene ha fatto lo scultore Ernesto Lamagna a chiamare quella marina "La porta della vita", la vita che il mare non deve togliere: «Su nave di Pietro/ Umanità itinerante/ al porto guidata». Anche Checchino aveva la sua nave di Pietro, il bastimento di cui fu ultimo comandante si chiamava "Anna Maria Pietro". «Era di mio nonno, che ne possedeva altri tre per il commercio con la Dalmazia, Ancona, la Croazia e Venezia», sottolinea Rosa Simone, colta e brillante assessore al Turismo del Comune di Rodi Garganico, guidata dall’effervescente Carmine D’Anelli, «e mio nonno raccontava sempre delle memorie di mare, dei nostri bastimenti che commerciavano in tutti i porti al di qua e al di là dell’Adriatico. Checchino portò a riposo l’ultimo dei nostri velieri».Le arance fino a New York «Questo mare per noi non era spiaggia», racconta Francesco Troisi detto Checchino, «era soprattutto la sopravvivenza. Io c’ero già a otto anni». A quei tempi, e per centinaia di anni prima di allora, a Rodi Garganico si viveva in modo agiato, commerciando i prodotti della terra con la dirimpettaia Dalmazia.
«A Spalato portavamo arance, olio, ortaggi, grano, orzo. Tornavamo indietro con legno, cemento, mattonelle per costruire. Si mangiava con il mare, trafficando persino tabacco e caffè, cavalli e asini. Ma non c’eravamo solo noi marinai. Nei capannoni davanti al porto lavoravano almeno 300 facchini, e altrettante donne avvolgevano arance e limoni di carta sottile colorata. Non di radoarrivavano i grandi bastimenti per portare le nostre arance a New York». «I nostri agrumi sono particolari», aggiunge Rosa, «e soprattutto il limone "femmeniello" del Gargano doc, bruttino, ma dal gusto inimitabile e unico».
sul pulitissimo mare di Rodi Garganico. E tuttavia anche la spiaggia davanti alle barche a vela da commercio (nessuna delle barche da carico di Rodi è stata mai dotata di motori) ha sempre rappresentato, sia pure con misura, un momento importante. Avere il proprio casotto (cabina da spiaggia) era segno di distinzione e di agiatezza. Dall’entroterra, chi aveva bisogno di respirare aria buona, affittava la "camera a mare". Le foto dell’epoca rimandano immagini suggestive di uno stabilimento balneare chiamato "Le palafitte", dove durante la bella stagione si ballava. Ma si ballava anche sul Belvedere, la terrazza di Rodi sul mare, impreziosita da piante di arance e limoni. «Mia madre mi raccontava sempre», sorride Rosa, «che le ragazze di Rodi avevano fama di essere più sfacciate.
Ma secondo me era una questione culturale. Vivere con qualcuno in famiglia che oltrepassa i mari ed entra in contatto con gente diversa, avrà pure qualche influenza». Ad esempio, chi è di uno dei paesi del Gargano si arrabbia assai se viene accomunato ai foggiani, che pure distano solo pochi chilometri, e lo si capisce pure dall’aria ruffiana e leggera di chi ha assaporato la salsedine di tutte e due le sponde dei mari. Mille mestieri in giro per il mondo «Eppure tutto questo un giorno finì», racconta con un sospiro Checchino, «divenne un ricordo da un giorno all’altro, dopo la Seconda guerra mondiale. L’"Anna Maria Pietro" navigò ancora per qualche anno, poi lo portai a essere disarmato. Perché finì? Dopo la guerra nacque un altro mondo, non si poteva più andare di là a vendere olio e arance. Ci disperdemmo per il mondo a fare mille mestieri. Andai in Canada, ma la nostalgia del mare non mi lasciava mai, e appena ho potuto sono tornato».
Adesso Rodi Garganico cerca altri biglietti da visita per tornare a essere quel che era e lo fa tentando di mettere d’accordo il vecchio con il nuovo, il "Mèr ’i varc" e il turismo. Per esempio, il nuovo porto che il sindaco Carmine D’Anelli, rompendo indugi e chiacchiere che si inseguivano dai primi del ’900, ha deciso di costruire nel giro di un anno e mezzo: «Per generazioni e generazioni abbiamo sentito dire dai nostri padri», racconta il sindaco, «che ci voleva un porto chiuso e non quell’attracco in mare che esponeva i nostri navigli a tutte le tempeste».
Il porto nuovo verrà inaugurato l’anno prossimo e la gente di Rodi si sentirà più tranquilla: «E il nostro mare», conclude Rosa, parafrasando Rino Gaetano, «sarà sempre più blu». Più blu della Bandiera che già onora Rodi.
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