C’è un nemico "sostanziale" che l’Italia ha individuato.
Ci sono uomini e donne considerati un po’ meno degli altri. Siamo sulla
terribile strada che offende la dignità umana. Eppure, ci si affretta a
dire che non siamo razzisti, si tratta solo di sgradevoli episodi. Sempre
più, in realtà, straniero è uguale a delinquente, come se il crimine
fosse iscritto nel loro codice genetico. S’è accorto del rischio anche
Fini: «Occorre avere l’onestà intellettuale di ammettere che ci sono
numerosi episodi di violenza, xenofobia e razzismo. Negarlo sarebbe
sbagliato». E anche Napolitano ha riconosciuto che occorre «solidarietà
agli immigrati e superamento del razzismo».
Ma c’è chi soffia sull’intolleranza verso chi ha la "pelle
nera", chiamandolo, con disprezzo, «sporco negro».
E non ce ne vergogniamo. Anzi. Applaudiamo anche ai provvedimenti contro
la prostituzione, ma chi si preoccupa delle "schiave del sesso",
tolte dalle strade sì, ma rese invisibili e più sfruttate?
«Il mio sangue
è rosso come il tuo», ha scritto un ragazzo nero a Napoli, ma facciamo
fatica a capirlo. In giro si respira troppo odio, alimentato da un
linguaggio che mortifica e offende.
È vero, esistono gravi problemi di integrazione e di rispetto della
legalità. Ma non è una buona soluzione la "politica al
ribasso", che mira all’espulsione o a provvedimenti che soddisfano l’emotività
degli elettori («ripuliremo Roma da tutti gli immigrati»). Il "pugno
di ferro" e la "tolleranza zero", prima o poi, si trasformano
in un crudele e terribile boomerang, che accresce ancor più l’insicurezza
e la paura.
Come cittadini, ma soprattutto come cristiani, è triste assistere inerti
e silenziosi (o zittiti) di fronte al tarlo del razzismo, corrosivo dell’umana
e civile convivenza. Non ci riguarda? O forse, come il fariseo del Vangelo,
ringraziamo Dio di non essere nati rom o negri? Chi è oggi il "nostro
prossimo"? Ci dice ancora qualcosa la parabola del "buon
samaritano"?
Cristiani sì, ma viviamo come se il Vangelo non esista, quasi che sui
"valori" si possa patteggiare o chiedere un forte sconto per
paura, convenienza o disciplina di partito. Per i cristiani, i valori dell’accoglienza
e della carità non sono negoziabili, perché saremo giudicati sul
comandamento dell’amore.
Come scrive padre Sorge, molti cattolici «oggi sono perplessi di fronte
a scelte che si discostano dallo spirito cristiano e da quello della
Costituzione», in entrambi gli schieramenti. Sono cattolici delusi, che non
possono in alcun modo rassegnarsi, investiti dalla responsabilità di «costruire
un giusto ordine nella società». Dalla crisi di fiducia, oggi è possibile
cogliere un «momento favorevole di rinnovamento» per costruire una
"buona politica". È troppo chiedere ai politici cattolici,
ovunque schierati, di «dire qualcosa di veramente cristiano», evitando il
rischio «d’essere zittiti o di divenire insignificanti all’interno di
formazioni dove un vero confronto è spesso impossibile o infruttuoso»?
La delega in bianco, come ricorda padre Sorge, non è lecita a nessuno,
ma per i cristiani è un vero "peccato d’omissione".