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Un giornalista di razza. Un direttore di successo, che esplorava i sentieri dell’attualità a testa alta e con la schiena diritta nei confronti del potere. La sua prosa colorita, limpida e profonda allo stesso tempo, la sua grande capacità di interpretare gusti ed esigenze informative dei milioni di lettori di Famiglia Cristiana, la sua visione del mondo, il senso della notizia, la sua abilità nell’incrociare le lame all’occorrenza con chiunque (ed erano dolori per quel chiunque) ne farebbero un Montanelli dei cattolici, se non fosse che la definizione appare riduttiva. E, in fondo, un po’ settaria.
Del settimanale da lui diretto, ebbe a dire Sergio Zavoli, «ricordo i servizi sui grandi temi dell’esistenza: un linguaggio laico ispirato ai valori cristiani, in cui la vita, cioè la realtà, non odora mai di sacrestia, per dir così, mai virtuoso e bigotto. La rivista ha trovato un singolare equilibrio tra edificazione e ragionamento, fede e ricerca, dimensione spirituale e attenzione alla realtà». Maestro di giornalismo. I giudizi dei direttori e delle firme più illustri del giornalismo italiano, che hanno commentato la sua morte, sono tutti dello stesso tenore. «Quando alla Stampa, allora diretta da Marcello Sorgi, gli offrimmo una collaborazione, la accettò di buon grado e, genio del giornalismo, seppe intrecciare con i lettori del più nobile tra i giornali laici un colloquio fecondo e caloroso», ha scritto Gianni Riotta, allora vicedirettore del quotidiano torinese, già direttore del Tg1 e attualmente alla guida del Sole24ore. «È stato uno dei grandi giovani-vecchi del mondo cattolico italiano capaci di coniugare una fede convinta con il coraggio – umile – di parlare con chiarezza», ha scritto sul Fatto Marco Politi, già vaticanista di punta del quotidiano Repubblica. «Fu un paladino della libertà di coscienza», lo ha ritratto sul quotidiano Europa Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1. «Quando rispondeva ai lettori, nella rubrica Colloqui col padre, non pontificava ma cercava di mettersi nei panni degli altri. Era un cattolico che faceva domande. È strano dirlo, considerato che per tanti anni il suo lavoro fu quello di dare risposte».
Don Zega era un direttore «con la passione della libertà», lo ha definito il segretario della Federazione nazionale della stampa Franco Siddi, «capace di rappresentare un punto di riferimento vero per i lettori: i suoi Colloqui col padre avevano il rarissimo pregio di far sentire a casa tutti, credenti e non credenti». E Gigi Vesigna, direttore "storico" di quel Tv, sorrisi & Canzoni che negli anni ’80 raggiunse il record di tutti i tempi nelle tirature, rende omaggio a quello che considera un amico e un maestro: «Era un giornalista di razza che guardava alle cose del mondo come uomo e come sacerdote. Anche al tempo in cui dirigevo Sorrisi era uno dei colleghi che ammiravo di più in questo mestiere». F.A.
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