Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

L'estremo saluto a don Zega

Ha dato una mano a tutti

Sincero senza ipocrisie

 

 
Colloqui col Padre
di F.A.


COSÌ RICORDANO LO "STORICO" DIRETTORE DI FAMIGLIA CRISTIANA

MAESTRO DI GIORNALISMO


Un giornalista di razza. Un direttore di successo, che esplorava i sentieri dell’attualità a testa alta e con la schiena diritta nei confronti del potere. La sua prosa colorita, limpida e profonda allo stesso tempo, la sua grande capacità di interpretare gusti ed esigenze informative dei milioni di lettori di Famiglia Cristiana, la sua visione del mondo, il senso della notizia, la sua abilità nell’incrociare le lame all’occorrenza con chiunque (ed erano dolori per quel chiunque) ne farebbero un Montanelli dei cattolici, se non fosse che la definizione appare riduttiva. E, in fondo, un po’ settaria.

Don Zega, missionario nelle Filippine, con don Zilli.
Don Zega, missionario nelle Filippine, con don Zilli.

Del settimanale da lui diretto, ebbe a dire Sergio Zavoli, «ricordo i servizi sui grandi temi dell’esistenza: un linguaggio laico ispirato ai valori cristiani, in cui la vita, cioè la realtà, non odora mai di sacrestia, per dir così, mai virtuoso e bigotto. La rivista ha trovato un singolare equilibrio tra edificazione e ragionamento, fede e ricerca, dimensione spirituale e attenzione alla realtà».

Maestro di giornalismo. I giudizi dei direttori e delle firme più illustri del giornalismo italiano, che hanno commentato la sua morte, sono tutti dello stesso tenore. «Quando alla Stampa, allora diretta da Marcello Sorgi, gli offrimmo una collaborazione, la accettò di buon grado e, genio del giornalismo, seppe intrecciare con i lettori del più nobile tra i giornali laici un colloquio fecondo e caloroso», ha scritto Gianni Riotta, allora vicedirettore del quotidiano torinese, già direttore del Tg1 e attualmente alla guida del Sole24ore. «È stato uno dei grandi giovani-vecchi del mondo cattolico italiano capaci di coniugare una fede convinta con il coraggio – umile – di parlare con chiarezza», ha scritto sul Fatto Marco Politi, già vaticanista di punta del quotidiano Repubblica. «Fu un paladino della libertà di coscienza», lo ha ritratto sul quotidiano Europa Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1. «Quando rispondeva ai lettori, nella rubrica Colloqui col padre, non pontificava ma cercava di mettersi nei panni degli altri. Era un cattolico che faceva domande. È strano dirlo, considerato che per tanti anni il suo lavoro fu quello di dare risposte».

Don Zega coi ritratti del fratello e della mamma.
Don Zega coi ritratti del fratello e della mamma. 

Don Zega era un direttore «con la passione della libertà», lo ha definito il segretario della Federazione nazionale della stampa Franco Siddi, «capace di rappresentare un punto di riferimento vero per i lettori: i suoi Colloqui col padre avevano il rarissimo pregio di far sentire a casa tutti, credenti e non credenti». E Gigi Vesigna, direttore "storico" di quel Tv, sorrisi & Canzoni che negli anni ’80 raggiunse il record di tutti i tempi nelle tirature, rende omaggio a quello che considera un amico e un maestro: «Era un giornalista di razza che guardava alle cose del mondo come uomo e come sacerdote. Anche al tempo in cui dirigevo Sorrisi era uno dei colleghi che ammiravo di più in questo mestiere».

F.A.
   
   
PADRE E TESTIMONE NEL PAESE DELLA VILTÀ

Nel Paese della viltà e del conformismo (anche nella Chiesa, purtroppo), don Leonardo Zega è stato un padre e un testimone. Il padre che ha risposto, in una rubrica che resta scolpita nella storia del Paese, non solo in quella, modesta, di noi comunicatori, a ogni domanda. Anche la più difficile e scabrosa. Perché non c’è scandalo e disagio nell’esercizio della verità. E ciò di cui non si parla è omissione intollerabile per un pastore che vuole camminare a testa alta fra la propria gente e ottenerne la fiducia. Difetti? Non pochi. Ma l’eccesso di passione che acuisce gli aspetti del carattere, anche quelli meno facilmente accettabili, non è un peccato. Almeno agli occhi di un laico come chi scrive. È la virtù massima del comunicatore che eleva chiunque lo legga alla stregua di un amico, un fratello del quale non ci si dimentica più. Nemmeno quando si nasconde per pudore dietro una sigla o un nome falso. Don Zega ci ha insegnato il mestiere, oltre ad averci indicato percorsi della fede che mai avremmo immaginato. Li abbiamo intrapresi con sfiducia e sospetto, ma alla fine una luce seppur tenue s’è vista. E questo è il lascito, anche personale, che un grande testimone ci regala nel momento in cui si separa momentaneamente da noi.

Ferruccio De Bortoli 
direttore del
Corriere della Sera


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