Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

L'estremo saluto a don Zega

Maestro di giornalismo

Ha dato una mano a tutti

 

 
Colloqui col Padre
di Beppe Del Colle


NESSUN LETTORE SI SENTIVA CONDANNATO DAL SUO PULPITO

SINCERO SENZA IPOCRISIE

Prete, giornalista e grande comunicatore. Ha dato dignità e orgoglio a tutta la stampa cattolica. È mancato, all’improvviso, alla vigilia dell’Epifania.

Don Zega non ha avuto una vita facile, sia come sacerdote, sia come giornalista, sia come uomo. Ha sofferto molto, sotto diversi punti di vista. Chi ha avuto il privilegio di lavorare a lungo accanto a lui – "sotto di lui" sarebbe mal detto: non ha mai trattato nessuno, religioso e laico che fosse, da sottoposto – ha sempre avuto l’impressione di un rapporto sincero, senza ipocrisie di nessun genere; le sue sofferenze intime non sono mai diventate ricerca di alleanze, di condivisioni, di "complicità".


Don Leonardo Zega coi suoi parenti, nella chiesetta 
presso la sua abitazione
in Sant Elpidio (Ascoli).

Come è stato fedele alla sua vocazione religiosa e, in particolare, al carisma paolino, così è stato coerente con la professione "laica" e le sue regole, ma soprattutto ha saputo obbedire a un principio fondamentale, che collega la fede e il giornalismo. Ha detto una volta, in pubblico: «Il cristiano vero è un uomo libero: non è comandato. Ama la verità, la giustizia e la libertà». Una libertà, in particolare, che non ammette l’acquiescenza servile a un padrone.

Quella medesima volta ha aggiunto: «Io non sto predicando la rivolta contro i padroni dei giornali. Ma dico che un giornalista deve pensare prima ai lettori e dopo all’editore, al direttore o a quant’altri. Prima i lettori».

Don Leonardo a Gerusalemme, al Golgota, nella chiesa della Risurrezione.
Don Leonardo a Gerusalemme, al Golgota, nella chiesa della Risurrezione.

Possiamo testimoniare personalmente che sia come editore (in quanto membro della Società San Paolo, proprietaria di Famiglia Cristiana e delle altre riviste del gruppo) sia come direttore (di Famiglia Cristiana o diClub3) don Zega non ha mai messo in crisi la libertà dei giornalisti laici che vi lavoravano, non ha mai detto loro che cosa dovevano scrivere, si è sempre fidato di loro, ed essi rispondevano in reciprocità, condividendo lo spirito informatore di quei giornali, e assicurando che tutto quello che scrivevano rispettava quei tre princìpi a lui cari: verità, giustizia e libertà.

Questi princìpi sono alla radice delle sue sofferenze. Don Zega ha dovuto sopportare il dolore della sua esclusione dalla direzione di Famiglia Cristiana nel 1998 per l’incredibile accusa di aver programmato una sottomissione dell’intera stampa cattolica italiana a una holding centrata sulla San Paolo; ma anche per aver sostenuto nella sua rubrica settimanale Colloqui col padre opinioni discordanti da quelle della Chiesa sui temi oggettivamente delicati della sessualità.

Una curiosa foto durante uno dei suoi viaggi.
Una curiosa foto durante uno dei suoi viaggi.

Un addebito altrettanto ingiusto, come sanno benissimo i milioni e milioni di lettori, uomini e donne, giovani e anziani, di ogni condizione sociale e culturale, che per diciott’anni hanno letto le sue risposte su Famiglia Cristiana come andavano lette. E cioè pensando che ognuna di esse andava a una persona in difficoltà, che non doveva sentirsi condannata dall’alto di un pulpito, ma capita umanamente, rispettata, considerata un fratello o una sorella in cerca di una parola nata col Vangelo, ma adattata ai tempi che cambiano, in una società piena di contraddizioni e di feroci individualismi spacciati per modernità, ma difficili da superare senza l’aiuto di una mano amica.

Esattamente come dal 1954 al 1980, fino alla sua morte, aveva fatto il suo predecessore don Giuseppe Zilli, accanto al quale don Zega ha operato per molti anni da vicedirettore, integrandone le capacità di guida di un settimanale che ha saputo toccare vertici di diffusione e di autorevolezza mai raggiunti prima da nessun altro.

Quando don Giuseppe Zilli morì, all’improvviso, a 59 anni, molti pensarono che sarebbe stato impossibile sostituirlo. Don Zega non l’ha certamente fatto dimenticare, anzi ne ha aiutato la memoria, con la propria cultura, la propria personalità, la propria esperienza di vita, anche da missionario. Ma, soprattutto, con la medesima fedeltà ai princìpi di verità, giustizia, libertà e rispetto della persona che don Zilli aveva, a sua volta, ereditato da quanti, fin dalla fondazione nel 1931, hanno diretto la rivista voluta dal beato Giacomo Alberione per fare della famiglia una realtà profondamente e inconfondibilmente cristiana.

Beppe Del Colle
   
   
IL SORRISO DI DON LEONARDO

Vignetta.

Carissimo Direttore, a Buenos Aires, dove mi trovo in questo momento, mi è giunta la notizia della scomparsa di don Zega. Lo avevo incontrato l’anno passato, e avevamo trascorso alcune ore, per me indimenticabili. Lei, per primo, sa bene i sentimenti che mi legavano a don Leonardo. Ora, come sempre succede in questi casi, non mi resta che il rimpianto di non averlo potuto frequentare più assiduamente. In questo momento, non ho altri modi, se non la mia matita, per partecipare il mio dolore a lei, ai familiari di don Leonardo e a tutti i colleghi e amici di Famiglia Cristiana.Le mando, pertanto, questa mia modesta vignetta, pregandola di farla avere in copia a quanti lei ritiene che possano trovarvi almeno un piccolo seme di conforto. Spero che don Leonardo, da lassù, mi dedichi uno dei suoi sorrisi. Con amicizia.

Pier Aldo Vignazia


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