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Attualità.
di Alberto Bobbio


DIALOGO
17 GENNAIO: BENEDETTO XVI VISITA LA SINAGOGA DI ROMA

FRATELLI MAGGIORI D'ITALIA

Sono 100 mila coloro che si riconoscono nella religione ebraica. Storia di un piccolo popolo che ha contribuito anche col suo sangue alla costruzione del nostro Paese.

Sarà una nuova pagina di storia e annoderà di nuovo il filo che tiene insieme cristiani ed ebrei. La visita di Benedetto XVI alla sinagoga di Roma dimostra che il dialogo è difficile, ma è una strada che si può percorrere, se da entrambe le parti il lavoro è intenso e chiaro. Joseph Ratzinger ha accolto l’invito del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni ed entrerà nel Tempio Maggiore di Roma, la sinagoga sulla riva del Tevere.

Giovanni Paolo II vi era stato il 13 aprile 1986. Fu un evento senza precedenti, perché mai in tutta la storia un pontefice aveva varcato la soglia di una sinagoga. Quest’anno si ricordano i 45 anni dalla promulgazione della Dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II concepita da Giovanni XXIII e promulgata poi da Paolo VI, che ha spazzato via i pregiudizi antiebraici della Chiesa cattolica e riabilitato il popolo ebraico dall’accusa di deicidio. Anche per questo la visita di Benedetto XVI assume un maggiore valore simbolico. Il Papa arriverà sulla piazza intitolata al 16 ottobre 1943, che ricorda la deportazione nazista degli ebrei romani. Circa mille persone vennero deportate nei campi di concentramento. Ne tornarono solo quattordici. Il Papa renderà omaggio alla loro memoria. Poi insieme al rabbino Di Segni percorrerà la via Catalana, che costeggia i giardini della sinagoga fino alla lapide che ricorda l’uccisione, nell’attentato del 9 ottobre 1982, di Stefano Gaj Taché, il bambino di due anni morto nell’attacco alla sinagoga da parte di terroristi palestinesi. Quindi Benedetto XVI entrerà nella sinagoga. I discorsi faranno il punto sul dialogo tra ebrei e cattolici. Il Papa visiterà poi il museo della sinagoga accompagnato dalla direttrice Daniela di Castro.

  
La comunità ebraica di Roma è la più antica al mondo tra quelle della diaspora. Arrivano da cittadini 22 secoli fa. Si inseriscono nella società romana e Giulio Cesare ricambia la simpatia e il sostegno riconoscendo loro il diritto di osservare liberamente i loro precetti. Comincia una storia che tuttavia diventa travagliata. Oggi in Italia i cittadini italiani che pagano le tasse alla comunità ebraica sono circa 30 mila, mentre coloro che si riconoscono più in generale nella religione ebraica sono quasi 100 mila. Le comunità ebraiche in Italia sono 21. Quasi la metà degli ebrei italiani vive a Roma, dove, oltre al Tempio Maggiore, vi sono un’altra decina di sinagoghe. A Milano vivono 10 mila ebrei e le sinagoghe sono una ventina. Gli altri sono sparsi in comunità medie, come Torino, Firenze, Trieste, Livorno, Venezia e in comunità piccole, da Parma a Napoli, da Casale Monferrato a Biella e a Vercelli, da Merano a Bologna. L’intera mappa si può trovare sul portale Internet dell’ebraismo italiano al sito www.moked.it Le varie comunità sono guidate da un consiglio eletto dagli iscritti e sono tutte riunite nell’Unione delle comunità ebraiche, che ha sede a Roma, e rappresenta gli ebrei nei rapporti con le istituzioni pubbliche. L’Unione ha firmato un’Intesa con lo Stato e riceve i proventi dell’8 per mille, circa 4 milioni di euro, di cui 500 mila vengono spesi per progetti sociali in Italia e all’estero. Il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche è Renzo Gattegna. Da qualche mese l’Unione pubblica un mensile Pagine ebraiche (www.paginebraiche.it ) diretto da Guido Vitale.

Papa Benedetto XVI (foto Ansa).
Papa Benedetto XVI (foto Ansa).

Ma anche la comunità ebraica sconta la secolarizzazione. La pratica religiosa si aggira attorno al 10 per cento. La maggioranza vota per il centrodestra. Sono tre i deputati ebrei eletti in Parlamento: Emanuele Fiano del Pd, e Alessandro Ruben e Fiamma Nirenstein del Pdl. Ebrei si diventa per nascita o se si è figli di madre ebrea. Le denominazioni ebraiche sono moltissime e così anche le interpretazioni della Legge. Gli ebrei riformati, per esempio, giudicano possibile abbracciare l’ebraismo, anche se si è figli di un padre ebreo.

Il tasso di natalità tra gli ebrei è molto basso, inferiore anche alla media nazionale italiana. Ciò comporta alcuni problemi per il futuro delle comunità. Al contrario il tasso di partecipazione dei giovani alle attività delle comunità è molto alto, segnale di un forte recupero identitario.

Le piccole comunità sono le più vive. Il presidente dell’Unione Renzo Gattegna le ha visitate tutte e ha impegnato l’Unione per evitare di disperdere energie attraverso la costruzione di una rete di scambi. Osserva Gattegna: «È un patrimonio umano e culturale prezioso che si dibatte tra vitalità e minaccia di un prossimo declino». Anche il nuovo mensile Pagine ebraiche serve per ricostruire una sorta di identità italiana delle comunità ebraiche del nostro Paese, troppo spesso messa in discussione da un forte senso localistico e da gelosie interne.

Ma è nella storia dell’ebraismo nella Penisola che si rintracciano le ragioni di molte questioni. Alla caduta di Roma gli ebrei si trovano sparsi per tutta Italia. Il primo ghetto nasce a Venezia, anche se la comunità ebraica veneziana avrà un ruolo rilevante nello sviluppo della Repubblica marinara. Anche nel Ducato di Savoia gli ebrei giocano una funzione importante. A Roma, a causa del papato e delle leggi antiebraiche, la situazione è più difficile. A Livorno si insedia un’importante comunità perché il Granducato di Toscana incoraggia l’afflusso degli ebrei con un decreto che prende il nome di "Livornina". Nel Regno lombardo-veneto vivono 7 mila ebrei e la legge è più liberale. A Mantova gli ebrei possono uscire dal ghetto di giorno e possedere granai e magazzini «purché si osservi la debita distanza dalle chiese». Partecipano ai moti del Risorgimento. Mazzini e Cattaneo scrivono contro le leggi antisemite. Sono in 200 a combattere con Garibaldi e Cavour prende come segretario particolare un ebreo: Isacco Artom.

Nel primo parlamento italiano dopo la presa di Roma i deputati ebrei sono undici e tra il 1907 e il 1913 sempre un "figlio di Abramo", Ernesto Nathan, diventa sindaco di Roma. Molti ebrei sono in trincea nella Grande guerra. Nel 1930, un anno dopo il Concordato, il fascismo approva una legge che regola il funzionamento delle comunità ebraiche. Ma le leggi razziali sono dietro l’angolo.

Quando il regime chiede il giuramento ai professori universitari, dei 12 che non giurano cinque sono ebrei. Il censimento fascista del ’38 indica in 70 mila gli italiani ebrei. La deportazione scatta con la razzia del ghetto, ma sono 8.500 gli ebrei deportati in tutta Italia. Ne torneranno poche centinaia. Gli ebrei combattono nella Resistenza. Muoiono 700 ebrei partigiani. Nelle Fosse Ardeatine sono 75 gli ebrei trucidati. Una piccola comunità che ha contribuito a costruire anche con il sangue la storia del nostro Paese.

Alberto Bobbio
   
   
LA "STRIGLIATA" DELL’AMBASCIATORE

C’è una polemica tutta interna al mondo ebraico sui rapporti con il mondo cattolico, che appare in modo clamoroso sull’ultimo numero di Pagine ebraiche. Si tratta di un intervento dell’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede Mordechay Lewy, che senza mezzi termini denuncia che «solo pochi rappresentanti dell’ebraismo sono realmente impegnati nell’attuale dialogo con i cattolici». L’ambasciatore rivela che spesso «fanno miracoli per essere ovunque in qualsiasi momento». Sotto accusa il diplomatico mette lo scetticismo della corrente principale dell’ebraismo ortodosso: «Mi sembra che l’ostacolo principale al confronto risieda in quello che la maggior parte degli ebrei considera come autosufficienza nel definire la propria identità religiosa».

Per l’ambasciatore Lewy invece «non c’è bisogno di altro riferimento teologico che la Bibbia per spiegare la nostra vicinanza a Dio come suoi figli prescelti».

 

QUEL FERMENTO NEL MERIDIONE

Esiste una trama di simboli ebraici nascosta nel Meridione d’Italia. La comunità più a sud è quella di Napoli, ma la rinascita religiosa e il recupero di beni culturali preziosi qui è là nel Sud indica una vitalità che si muove tra la ricerca di antichi simboli e nuove alleanze e dialogo sul territorio. L’esempio di Trani ne è l’emblema. Qui ha vissuto per secoli una comunità ebraica. L’antica sinagoga per lungo tempo è stata utilizzata come chiesa, poi come centro culturale e quattro anni fa il sindaco Giuseppe Tarantini l’ha restituita alla piccola comunità. Si chiama Scolanova e in cima è stata issata una stella di Davide. Gli ebrei in Puglia sono pochi, circa una cinquantina. Alcuni lavorano nelle basi militari di Brindisi, Gioia del Colle, Taranto e Foggia. Nella Giornata della cultura ebraica la Torah ha fatto il giro nei vicoli di Trani, accompagnata da una grande folla.

 

LA LORO STORIA IN UN MUSEO

Il Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah sta nascendo a Ferrara nel carcere dove venne tenuto prigioniero nel 1943 anche lo scrittore Giorgio Bassani, l’autore del Giardino dei Finzi Contini. Verrà inaugurato l’anno prossimo durante le celebrazioni per i 150 anni dall’Unità d’Italia. È una Fondazione, presieduta da Riccardo Caimani, tra i più noti storici dell’ebraismo italiano, a occuparsi del nuovo museo. Vi fanno parte gli enti locali, il ministero dei Beni culturali e l’Unione delle comunità ebraiche. Racconterà la storia più che millenaria degli ebrei italiani. La parte dedicata alla Shoah sarà contenuta, pur avendo uno spazio importante. L’intento è quello di mostrare non solo gli aspetti tragici della vita delle comunità ebraiche, ma anche tanti momenti felici e sconosciuti.


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