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Pazienza se, tra le voci del coro, un insopportabile "grillo parlante" della politica ha stonato. Ma dopo che Famiglia Cristianaha assegnato il titolo di "Italiana dell’anno" a Laura Boldrini, i consensi in redazione sono giunti a pioggia. Soprattutto dalle persone che si "sporcano le mani" nel campo della solidarietà. E sanno quel che dicono, perché impegnati nella difesa dei diritti di tutti gli esseri umani. Al di là del colore della pelle, della provenienza e del credo religioso. Contrariamente a chi, ogni giorno, "dichiara" su tutto, senza avere cognizione di nulla. Con la complicità dei Tg, per imbonire i telespettatori o accendere sterili polemiche. È questa la Tv che svolge un "servizio pubblico"? A favore di chi: dei politici o della gente? Il riconoscimento alla Boldrini è un invito alla politica perché si attrezzi a governare meglio le sfide della globalizzazione e dell’immigrazione. Senza isterismi. E senza cedere alle facili sirene della xenofobia. O del razzismo. Che giocano a chi più amplifica le paure dei cittadini. A eccitare gli animi, c’è sempre qualcuno che ci specula. E ci guadagna. Certo, è troppo chiedere ai politici di avere la stessa passione umanitaria e civile della Boldrini. Ma noi ci proviamo lo stesso. Perché cresca la via dei valori e dei diritti. Nella legalità e nell’accoglienza. (foto G. Giuliani/C.P.P.). Un Paese fiero della sua cultura La scelta di individuare in Laura Boldrini l’Italiana dell’anno 2009 è un giusto riconoscimento a una persona seria, preparata e pronta a battersi per difendere i diritti dei più deboli. Difendere i diritti degli stranieri in un Paese sempre più a rischio xenofobia e razzismo richiede insieme coraggio ed equilibrio, doti che Laura Boldrini possiede appieno. Bisogna impegnarsi tanto per rendere concreti ed esigibili i diritti umani, spesso declamati e altrettanto spesso disattesi anche nella nostra Italia, quanto per far crescere una cultura dell’accoglienza e della solidarietà in tutta la società, a partire dai più giovani. Di fronte a quanti invocano la chiusura delle frontiere anche per i rifugiati e mostrano gli stranieri come un flagello apocalittico, chi si batte contro il razzismo e cerca ogni giorno di risolvere i problemi connessi alle migrazioni merita di essere "Italiana dell’anno". Sono le persone come Laura Boldrini che ci permettono di andare fieri di un Paese che, pur tra mille contraddizioni, non rifiuta la propria storia e la propria cultura, tanto laica quanto cristiana, di rispetto, giustizia e solidarietà. Andrea Olivero Chi fugge dalla guerra ha diritto al soccorso Bene ha fatto Famiglia Cristiana a dare un riconoscimento speciale a Laura Boldrini che ha sempre dimostrato grande sensibilità, attenzione ed equilibrio nello svolgere il suo ruolo a tutela dei diritti dei migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo. La Boldrini si è spesa e continua a spendersi in contesti difficili con un’umanità che va al di là del ruolo istituzionale, mantenendo fermo il richiamo al rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali che tutelano chi fugge dalla fame, dalla povertà, dalla guerra. Con il suo lavoro ha contribuito a non farci distrarre di fronte a diritti troppo spesso disattesi. E soprattutto, ci ha ricordato che il diritto astratto non esiste, perché esistono le persone e le loro storie. Don Luigi Ciotti Una voce per l’indignazione degli italiani Finalmente un premio diverso. Il riconoscimento speciale per "L’italiana dell’anno" si toglie dalla normalità dei tanti premi che normalmente (Nobel compreso) tendono a esaltare il personaggio, il suo lavoro, la sua opera. In questo caso è invece il servizio a una causa. La causa che si vuole premiare è quella della vicinanza e dell’accoglienza dei migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Tra i molti fenomeni che la globalizzazione ci consegna c’è quello delle grandi migrazioni. La popolazione che è stata costretta a cambiare Paese, a mutare le proprie abitudini, a entrare in mondi sconosciuti per cercare la possibilità di una vita più dignitosa, supera ormai i 200 milioni, un trentesimo della popolazione mondiale. Un fenomeno che sposta le persone e genera nuovi problemi distributivi sul terreno delle relazioni e delle ricchezze e che sarà accentuato dalla crisi alimentare generata dal riscaldamento del pianeta. In questo nomadismo planetario ci sono persone costrette dalle guerre, dalle persecuzioni religiose, dall’oppressione politica a cercare rifugio in altri Paesi. Ogni giorno ci rendiamo conto che le migrazioni sono una sfida per chi lascia il proprio mondo, le proprie tradizioni e i propri paesaggi, e per noi che vediamo il mutarsi di cose e pensieri cui eravamo abituati. Ora, servirebbe il coraggio e l’umiltà di metterci in cammino uscendo dai nostri piccoli mondi per avventurarci nel mondo e fare i passi necessari per fondare una nuova logica dell’abitare e del costruire luoghi, spazi, relazioni e possibilità nuove, più ricche d’umanità per i figli che verranno o che già vivono insieme. L’iniziativa di Famiglia Cristiana è importante perché riesce a dare voce all’indignazione di molti italiani. Ed è espressivo che il premio arrivi alla fine di un anno in cui l’Italia si è macchiata di gravi violazioni del principio del non respingimento dei rifugiati con la politica di restituire indiscriminatamente alla Libia centinaia di richiedenti asilo, rifugiati e migranti intercettati nel Canale di Sicilia. Laura Boldrini ha contribuito a tenere viva, per molti mesi, l’attenzione dei mass media su questi temi sempre sottolineando le gravi conseguenze sulle persone colpite da tale politica. Il premio a Laura Boldrini incoraggia tutti noi che siamo impegnati nella difesa dei diritti dei migranti e dei rifugiati e nel contrasto alle tendenze xenofobe e razziste a continuare in una missione che risulta sempre più importante. Savino Pezzotta Non buonismo ma accoglienza La scelta di Famiglia Cristiana di assegnare il premio di "Italiana dell’anno" a Laura Boldrini non è solo un doveroso riconoscimento dell’importante lavoro svolto dalla portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, ma un richiamo al nostro Paese a riflettere sui valori fondanti la civiltà: la solidarietà, l’accoglienza, il rispetto dei diritti della persona, l’assistenza ai più deboli indipendentemente dalla nazionalità, dalla religione e dal colore della pelle, il rifiuto di ogni violenza e intolleranza. La Boldrini si è dimostrata persona seria e preparata, e non ha avuto timore nel levare la voce contro il Governo italiano responsabile di un’ingiusta quanto inutile politica dei respingimenti degli immigrati. Quello dei rifugiati e degli immigrati è un dramma epocale che nessuna barriera può arginare. Sono donne e uomini che fuggono da povertà e fame, dalle tante guerre che dilaniano Africa e Asia. Un dramma che bisogna governare con lucidità ed equilibrio, adottando provvedimenti non populisti e un po’ xenofobi, ma idonei a favorire l’integrazione e contrastare la clandestinità. Senza mai dimenticare il valore della solidarietà, che non è buonismo, ma uno dei parametri fondamentali dell’etica pubblica, cristiana o laica. Complimenti a Famiglia Cristiana per aver scelto questa donna, che testimonia come i cristiani siano sempre impegnati a favore della promozione della vita e della tutela della dignità umana.Luigi Bobba Contro il cinismo che piega le schiene La decisione di Famiglia Cristiana di assegnare a Laura Boldrini il riconoscimento di "Italiana dell’anno" è una bella notizia che rischiara il nostro cammino, in un tempo che si è fatto molto difficile. La scelta di Laura è la scelta di una persona semplice, che decide di fare bene il proprio lavoro, tutti i giorni dell’anno. Che s’impegna, coniugando professionalità e umanità, per fare fino in fondo il suo dovere di funzionaria dell’Onu. Un’istituzione internazionale tanto bistrattata da cui dipende la sorte di milioni di persone nel mondo. Un organismo tanto malato quanto insostituibile. La scelta di Laura è bella perché Laura non è una eroina. Ma una persona "normale" che s’impegna nella difesa della dignità umana e dei diritti di tutti, della legalità e del diritto internazionale, senza cedere di un millimetro alle violente intimidazioni del potere. Di fronte al dramma di chi fugge dalla miseria e dalla guerra, Laura ha "semplicemente" tenuto la schiena dritta in un tempo in cui l’egoismo, il cinismo e l’indifferenza piegano molte schiene e chiudono molte bocche. Ringrazio il direttore e i giornalisti di Famiglia Cristiana per questa nuova scelta coraggiosa che parla a tutti, credenti e non credenti, invitandoci all’impegno quotidiano in difesa dei princìpi di umanità e di uguaglianza, oggi tanto insidiati. I soli che possono aprirci la strada verso un tempo migliore. Flavio Lotti Contro la predicazione del disprezzo L’italiano dell’anno suona al femminile, è una bella notizia. Come accade in questi casi, e il merito va a Famiglia Cristiana, un premio è anche l’occasione per dire il mondo come dovrebbe e può essere. Per questo che sia Laura Boldrini, un’amica e una persona che si impara a stimare ancora di più quando la si incontra in circostanze difficili, è incoraggiante per tanti. Siamo stati compagni di strada, polverosa e fangosa, nei campi profughi di Kukes quando decine di migliaia di albanesi kosovari fuggivano dalla guerra e vivevano in case di cellophane. Laura Boldrini, come sempre, trovava che fosse solo normale stare là, per umanizzare come si poteva, in circostanze impossibili. Mentre noi ci occupavamo dell’acqua pulita, di curare ed evitare epidemie, di inventare la scuola per i bambini anche senza le scuole e i maestri. Laura Boldrini è una donna coraggiosa perché è una donna normale che, semplicemente, non ritiene che tutto debba essere aggiustato, accettato, quando diventa diminuzione della dignità umana. Sono certo che Laura sarà contenta del premio, non per sé ma perché ricorda a tutti quanti che anche in Italia non si può scendere sotto la soglia minima del diritto a essere considerati persone anche quando si fugge da un altro Paese, si parla un’altra lingua o si ha un colore diverso della pelle. È una scelta utile e importante in un Paese dove c’è chi specula sugli immigrati e si arricchisce sulla loro precarietà, e vorrebbe tenerli per sempre nel limbo della clandestinità. È anche un invito a ridurre la predicazione del disprezzo e a fare dell’immigrazione non un problema di sicurezza ma di convivenza e di civiltà del diritto. Anche dei deboli e non solo dei forti. Mario Marazziti Un annuncio del Vangelo della solidarietà Il riconoscimento di "Italiana dell’anno" assegnato da Famiglia Cristiana a Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, un organismo con il quale la Caritas negli anni ha spesso collaborato, è un segnale importante per riaffermare il valore di ogni vita umana, la sua dignità, i suoi diritti inalienabili, ma anche uno sprone per il nostro impegno quotidiano a essere sempre più collante per una concreta integrazione nei nostri territori. Si tratta dunque di un rilancio dell’attenzione nei confronti delle categorie più vulnerabili, quali i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta, tanto più significativo a ridosso della 96ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (17 gennaio 2010). Il Santo Padre, proprio nel suo Messaggio per quella Giornata, sottolinea come «anche l’accoglienza e la solidarietà verso lo straniero… diventano annuncio del Vangelo della solidarietà» e aggiunge che «la Chiesa lo proclama quando apre le sue braccia e opera perché siano rispettati i diritti dei migranti e dei rifugiati, stimolando i responsabili delle nazioni, degli organismi e delle istituzioni internazionali perché promuovano opportune iniziative a loro sostegno». L’auspicio è che l’iniziativa di Famiglia Cristiana sia colta come un invito a lavorare per il bene comune, nella prospettiva di una convivenza corresponsabile, partecipata, costruttiva, capace di rispettare i diritti di tutti e di ciascuno. Mons. Vittorio Nozza
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