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Attualità.
di Flavia Gamberale


TRASPORTI
UNA BANCA E 80 PARROCCHIE ALLEATE CONTRO LA POVERTÀ

IL CREDITO DEL PARROCO

Nell’hinterland di Milano la Banca di credito cooperativo concederà prestiti a tasso zero per chi ha bisogno e lotta con la miseria. A garantire saranno proprio i sacerdoti.

Banche e Chiesa unite per salvare le famiglie dalla crisi economica. Succede in 60 Comuni dell’hinterland milanese, dove a luglio è stato siglato un patto sui generis tra le 80 parrocchie locali e la Banca di credito cooperativo di Inzago, con 15 sportelli dislocati sul territorio.

La banca si impegna a concedere alle persone bisognose prestiti a tasso zero dell’importo di 3 mila euro, erogabili sotto forma di 500 euro mensili, e le parrocchie dal canto loro avranno il compito di "filtrare" la domanda, ossia di verificare che coloro che chiedono credito siano effettivamente in condizioni d’indigenza. I parroci, insomma, faranno da intermediari tra le famiglie e lo sportello bancario. «Chi meglio di loro infatti conosce la gente del territorio, può garantire sulla sua onestà?», si domanda Ettore Fareri, direttore generale della Banca di credito cooperativo di Inzago.

Il programma di microcredito è stato avviato la scorsa estate per dare un aiuto alle tante persone, soprattutto giovani coppie, che nell’ultimo anno si sono trovate senza lavoro, falcidiate da una crisi che ha colpito duro anche una regione florida e produttiva come la Lombardia, dove nel primo semestre del 2009 la disoccupazione è salita al 5 per cento. La banca di Inzago ha messo a disposizione delle famiglie bisognose del posto un plafond di un milione di euro. «Calcoliamo che con questa cifra potremmo aiutare circa 300 nuclei familiari», dice Fareri. «I soldi ce li potranno restituire entro tre anni dall’emissione del prestito». Anche se, lascia intendere il direttore, la banca sarà flessibile. E se constaterà che il cliente non sarà in grado di restituire la somma entro il termine fissato, non si accanirà contro di lui.

Condizione questa che rende il programma di microcredito simile più a un’operazione di solidarietà che non a un servizio bancario in senso stretto.

Due mondi vicini

Ma ciò non deve stupire più di tanto. «Le Banche di credito cooperativo», spiega Fareri, «hanno per natura un carattere mutualistico. Ciò che le contraddistingue da sempre è un’attenzione costante verso il territorio e la sua popolazione. Giova ricordare che molte di queste banche sono nate proprio su impulso delle parrocchie locali». Beneficenza e credito, in questo caso, sembrano dunque essere due mondi non così distanti. A riprova di ciò il fatto che a suggerire al direttore della banca di Inzago di avviare un’iniziativa di questo tipo è stato proprio un sacerdote, don Antonio Moro, parroco di Cassano d’Adda, un centro di 18 mila anime a pochi chilometri da Milano. «Tutto è nato dal mio conto corrente in rosso», racconta il sacerdote. «A furia di aiutare economicamente tutte le famiglie che me lo chiedevano perché erano in difficoltà, non avevo quasi più un soldo. Per questo, arrivato a un certo punto, ho deciso di rivolgermi al presidente della Banca di credito cooperativo di Inzago, Angelo Mambretti. Ho così proposto al presidente di concedere prestiti a tasso zero alle persone più bisognose, in cambio io avrei garantito sul loro effettivo stato di povertà e sulla loro onestà».

Un progetto che nel giro di poco tempo si è trasformato in realtà e ha coinvolto circa 80 parroci dell’hinterland milanese, il territorio in cui opera la Banca di credito cooperativo di Inzago. Il programma di microcredito è stato ufficialmente avviato a luglio, ma molte parrocchie vi hanno aderito soltanto ora. Per questo probabilmente alla banca di Inzago sono giunte al momento soltanto una trentina di richieste di prestiti agevolati.

Secondo i parroci, la penuria di domande inoltrate sarebbe riconducibile anche a un altro fattore: una certa ritrosia ad affidarsi alle banche. «Molte famiglie, pur essendo in gravi difficoltà, non si fidano degli istituti di credito», dice don Giuseppe Buzzi, parroco di Masate, «poi ci sono i single: le persone che in assoluto rifiutano di più gli aiuti, forse per una questione di orgoglio. Noi sacerdoti stiamo facendo un grande lavoro per convincerli ad accettarli».

Orgoglio o meno, sta di fatto che nell’ultimo anno la gente che non riesce più a sbarcare il lunario sembra decisamente aumentata. Ad accusare le maggiori difficoltà sono i titolari delle piccole imprese edilizie che con la crisi del mattone hanno perso consistenti quote di mercato e in diversi casi sono fallite. Loro, essendo imprenditori, non possono beneficiare nemmeno della cassa integrazione e si ritrovano dall’oggi al domani senza denaro e con moglie e figli a carico da mantenere.

Giovani con la rata del mutuo

Sono storie di ordinario fallimento che da un anno a questa parte hanno cominciato ad attecchire anche nel Milanese. E a questa categoria di lavoratori disagiati se ne aggiunge anche un’altra speculare: quella di coloro che hanno contratto un mutuo sulla casa. «A Masate sono in tanti», spiega don Buzzi, «si tratta in larga parte di coppie giovani, che non necessariamente hanno perso il lavoro ma che semplicemente non riescono più ad arrivare a fine mese perché il carovita è vertiginosamente aumentato. Fra di loro ci sono pure molti extracomunitari».

Capita spesso ai sacerdoti di incontrare al termine della Messa famiglie straniere, anche di altre confessioni religiose, che bussano alla loro porta per ottenere un aiuto economico. Nell’ultimo anno don Antonio ne ha viste tante. Padri in lacrime che si sono inginocchiati davanti a lui implorando un aiuto perché avevano perso tutto e dovevano pagare le cure a un figlio gravemente malato. «Davanti a tragedie del genere cosa puoi fare? Non puoi certo restare con le mani in mano e limitarti a dire: pregherò per te».

Flavia Gamberale
   
   
IL "SOGNO" DEL CARDINALE SI AVVERA. MA C’È ANCORA BISOGNO

A un anno di distanza il "sogno" confessato dal cardinale Tettamanzi nel corso dell’omelia della Messa di mezzanotte del Natale 2008 – quello, cioè, di dare un aiuto concreto alle persone e alle famiglie in difficoltà a causa della crisi – è una realtà concreta. Per il Fondo famiglialavoro, istituito ufficialmente il 23 gennaio 2009, è tempo di bilanci. Al 23 dicembre 2009 il totale dei contributi è pari a 6.588.503,89 euro. Le offerte provengono da 676 versamenti di parrocchie, 232 da enti e società e 2.765 da privati.

Tra i contributi, spiccano quelli della Fondazione Cariplo, che dopo un iniziale contributo di 1 milione di euro, dopo l’estate, ha provveduto a un’ulteriore donazione di 500 mila euro. Poi ci sono 802.879 euro donati da enti e società, 1.400.954 euro provenienti da 2.765 offerte di privati e 1.121.588,03 euro offerti dai fedeli in parrocchia.

Fondamentale, nell’iniziativa diocesana, è stato l’apporto dei circa 500 volontari messi a disposizione in particolare dalla Caritas ambrosiana e dalle Acli. Dopo un’opportuna formazione, sono stati impiegati nei 104 distretti creati in ciascuno dei 74 decanati per accogliere le domande dei richiedenti, vagliarle e trasmetterle al Consiglio di gestione incaricato di provvedere all’erogazione dei contributi. Il Consiglio del Fondo ha analizzato 3.247 domande di aiuto, riconoscendo l’idoneità e dando l’approvazione a 2.333, per un’erogazione complessiva di 5.053.405,00 euro. Questo l’identikit del richiedente medio: uomo (nel 75 per cento dei casi), italiano (51 per cento), coniugato (73 per cento), di età compresa tra i 31 e i 50 anni (71 per cento), con figli minori (82 per cento), operaio specializzato o generico (70 per cento), disoccupato da meno di un anno (72 per cento). Ma c’è ancora bisogno. Per contribuire al Fondo famiglia-lavoro:

Conto corrente bancario - Agenzia 1 di Milano del Credito Artigiano, Iban IT 03Z0351201602000000002405, intestato a: Arcidiocesi di Milano - Causale: Fondo famiglia-lavoro

Conto corrente postale numero 312272, intestato a: Arcidiocesi di Milano - Causale: Fondo famiglia-lavoro.


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