![]() |
|
|
|
|
|
Eurostar 9594. Eccolo, il più famigerato. Collega Roma a Torino passando per Milano. È un Frecciarossa, parte da Termini alle 15.40, arriva a Porta Nuova alle 19.50; nel capoluogo lombardo fa tappa a Porta Garibaldi, da dove muove le ruote alle 18.58, stracolmo di pendolari abbonati. «Mi raccomando, ne scriva al condizionale», sospira Marco Mazzaglia: «Dovrebbe correre, dovrebbe spaccare il secondo; ma mai una volta che sia puntuale, ha accumulato anche 60 minuti di ritardo, un’eternità a fronte di una corsa che dovrebbe durarne 55; è uno dei frutti più indigesti dell’orario invernale che ci avvelena la vita dal 13 dicembre». È un dottore in informatica impiegato in un’azienda che sviluppa videogiochi, Marco Mazzaglia. Ha 35 anni, abita a Torino, lavora a Milano. «Vado su e giù ogni giorno dal gennaio 2008», spiega. «Sono un inguaribile romantico, incline a credere alle favole». Scusi? «Sì, ho pensato che davvero Torino e Milano fossero due città portate a intrecciare i rispettivi destini. Invece...». Mazzaglia aggiusta il seggiolino pieghevole che da tempo porta con sé e riprende: «Il 14 dicembre, battesimo del fuoco dell’orario invernale, l’Eurostar 9593, un Frecciarossa, è partito da Torino alle 7.37 arrivando a Milano con 11 minuti di ritardo e 98 persone in piedi. Il 30 dicembre, lo stesso treno è giunto a Milano Certosa alle 10.22 invece che alle 8.27: 115 minuti dopo, un record». «Il 14 dicembre l’Intercity 699 delle 6,05 ha lasciato Torino con 25 minuti di ritardo; aveva solo sei vecchie carrozze, tre delle quali prive di riscaldamento». Cesare Carbonari non viaggia più tra Torino a Milano tutti i santi giorni («L’ho fatto per 15 anni di fila»), ma continua a occuparsi dei problemi dei pendolari. «Teniamo presente quanti, la maggioranza, non sono interessati, per via delle destinazioni, o non possono permettersi l’Alta velocità (l’abbonamento di gennaio, se fatto via Internet, costa 290 euro in seconda e 410 in prima, ndr) e dunque viaggiano su altri treni, spesso freddi e sporchi. Il nuovo orario penalizza il Piemonte». Il quanto e il come lo precisa Daniele Borioli, assessore regionale ai Trasporti. «L’Alta velocità è una conquista. Oggi Torino e Milano sono collegate con 7 treni Frecciarossa in andata e altrettanti in ritorno. Ma gli orari sono mal congegnati. Giustamente i pendolari, e non soltanto loro, chiedono di rivederli, e di questo si sta discutendo in incontri convocati in prefettura a Torino. Al mattino, per dire, ne parte uno alle 6.40 e un altro alle 7.37. Ovvio che il primo sia mezzo vuoto e il secondo pieno zeppo. Alla sera va pure peggio: per gli impiegati ce n’è uno ipotizzabile; dovrebbe partire alle 18.58, ma colleziona ritardi». «Per il resto», conclude Borioli, «il Piemonte è
desertificato. Hanno cancellato ogni collegamento diretto sia con la Puglia
(forse l’intervento del ministro Fitto ne farà ripristinare uno, ma è il
modo di procedere?) sia con Venezia e Trieste. Occorre andare a Milano e
cambiare. Nel Piemonte sudorientale, Asti e Alessandria per capirci, resta
solo un collegamento verso Roma. Colpito anche il Verbano-Cusio-Ossola.
Trenitalia lancia la sfida all’aereo dimenticando quella, più importante,
verso l’auto».
|
|
|