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Il titolo italiano potrebbe far pensare a una commedia fantastica, e i nomi in cartellone a un film commerciale. Invece, l’exploit del regista francese Michel Gondry (anche se da considerarsi pienamente autore del film è più che altro lo sceneggiatore Charles Kaufman) è quello di un film con pochi precedenti nella storia del cinema. Sicuramente non è una commedia tradizionale, e non è nemmeno uno di quei gustosi film di fantascienza fondati su un paradosso temporale o spaziale. Se mi lasci ti cancello è tutte queste cose insieme, ma nessuna di queste presa da sola. La differenza la fa senz’altro lo stile, quello sì riconoscibile, di sceneggiatore e regista che mettono suggestioni di diverso tipo in un frullatore e ne tirano fuori un oggetto non identificato, che di sicuro possiede un grande fascino e una singolare magia. Il passato, dicono i due, non è mai un capitolo chiuso, perché ormai fa parte della storia e della vita di una persona. Il titolo originale del film dice molto di più, in questo senso, sulle intenzioni degli autori e sul contenuto dell’opera: Eternal Sunshine of the Spotless Mind, che riprende un verso di Eloisa e Abelardo di Alexander Pope: «Com’è felice il destino dell’inconsapevole vestale / Dimenticare il mondo, dal mondo dimenticati. / Infinita letizia della mente candida / Accettata ogni preghiera e rinunciato ogni desiderio». Il film affronta la dialettica tra memoria e rimozione, cercando di dire qualcosa di non banale sul dramma della censura forzata delle emozioni. È davvero un bene vedere accettate tutte le preghiere e annullare così ogni desiderio? Non è forse, invece, proprio in quell’anelito, in quello struggimento, nel divampare ora di un’emozione ora di un’altra – tutte protese verso un orizzonte mai ultimamente conquistato – che si sostanzia la natura dell’essere umano? Alzi la mano chi non è stato tentato, anche solo per qualche istante, di cancellare dalla propria vita una persona. Non necessariamente una persona nemica o pericolosa, ma semplicemente qualcuno che ci aveva fatto star male, magari qualche amico stretto o parente intimo. Nella dinamica amorosa, dove le delusioni e gli imprevisti possono lasciare ferite profonde, la tentazione di fare finta di non aver vissuto una determinata situazione o di non aver conosciuto una certa persona è ancora più forte. In una famiglia, poi, questa confusione del cuore può avere esiti drammatici, per cui molti scambiano le prove e i sacrifici della vita insieme, per ingiuste trappole tese dal destino; trappole da aggirare ed evitare a tutti i costi perché troppo dure da affrontare. All’inizio di un litigio spesso c’è un problema di comunicazione, a volte l’incertezza o la paura di scontentare l’altro, altre volte una forma sottile e quasi inavvertita di egoismo. Generalmente, si tratta di crisi che possono essere superate senza che un marito, una moglie o i figli debbano essere "cancellati". Anche perché quello che sembra un possibile rimedio, ossia allontanarsi, se non crea conseguenze più drammatiche sulla distanza, è sempre però insufficiente a rimarginare quella ferita. Se mi lasci ti cancello racconta
di un’utopia (quella di fare come se la realtà non esistesse) e della
sopravvivenza dell’amore alla cortina dei dissapori e delle amnesie. La
nota è malinconica perché la realtà spesso lo è, ma se cancellassimo i
brutti ricordi, di cosa sarebbe fatta la nostra umanità?
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