![]() |
|
|
|
|
|
Da oggi il cinema non sarà più lo stesso. Un cambiamento forse in peggio, secondo alcuni addetti ai lavori come Roberto Faenza: «L’uomo non è più al centro dell’immaginario hollywoodiano perché le immagini virtuali create dal computer hanno preso il sopravvento sulla cinepresa», lancia l’allarme il regista di Sostiene Pereira e I viceré. «È il dominio del fantastico occupato manu militari con la forza del denaro più che con la creatività». Non concorda Sergio Castellitto: «Io sono dalla parte di tutte le innovazioni. Il sonoro, il colore, gli effetti speciali, il 3D non hanno mai abbattuto il cinema fatto di storie e di grandi interpreti», afferma l’attore che sa di cosa parla avendo recitato nel blockbuster Le cronache di Narnia. «Del resto il cinema nasce per stupire, per far sgranare gli occhi». La discriminante è Avatar, l’atteso kolossal di James Cameron (14 anni di gestazione, oltre 300 milioni di dollari di costi) dal 15 gennaio nelle sale di tutta Italia dopo aver già fatto sfracelli ai botteghini di mezzo mondo. Nessuno finora aveva mai utilizzato, con questo livello di perfezione, gli effetti speciali digitali e il 3D. Merito del rivoluzionario programma "e-motion capture" che lo staff di Cameron ha messo a punto per catturare gli attori in carne e ossa, digitalizzarne la recitazione e poi trasporla sullo schermo sotto sembianze fantastiche. «Avatar è un capolavoro: tecnico, visivo, emotivo. Alla proiezione non potevo credere ai miei occhi. È il film di fantascienza più bello che abbia visto dai tempi di Guerre Stellari», sentenzia Steven Spielberg, dimenticando colpevolmente Blade Runner di Ridley Scott. «Sarà certo la spinta decisiva che porterà i cinema a convertirsi al digitale e al 3D». Insomma scommessa vinta per Cameron, cineasta visionario che già ai tempi di Titanic era dato da molti per spacciato a causa dei costi esorbitanti di quello che, nel 1997, si sarebbe poi rivelato come il più grande incasso di sempre della storia del cinema (oltre un miliardo di dollari) condito con ben 11 Oscar. «Volevo fare Avatar ancor prima di Titanic, ma la tecnologia non era all’altezza», rivela il regista pure di Terminator, Aliens e True Lies. «È stato dopo aver visto cosa aveva fatto Peter Jackson col personaggio di Gollum nel Signore degli anelli che ho capito che c’eravamo». Avatar è una straordinaria avventura visiva, ambientata nel futuro. Per scovare nuove fonti di energia, l’uomo vuol esplorare il pianeta Pandora. La natura, gigantesca e lussureggiante, è però letale. La dottoressa Grace Augustine (Sigourney Weaver) e il marine Jake Sully (Sam Worthington) usano perciò mente e coscienza per calarsi ciascuno in un avatar: corpo bluastro creato dall’ingegneria biochimica a imitazione dei Na’vi, gli abitanti di Pandora, umanoidi di 4 metri. Per Jake l’inizio di un viaggio senza ritorno: prima estasiato dal ritrovato uso delle membra (una ferita di guerra lo costringeva in carrozzella) e poi conquistato dalla causa dei Na’vi, per niente disposti a farsi colonizzare. Detto così sembra nulla, ma garantiamo 162 minuti di meraviglie mai viste. «Con la fantascienza racconto l’arroganza tecnologica dell’uomo, convinto di poter dominare la natura», spiega Cameron. «I Na’vi rappresentano noi, tutto ciò che rischiamo di perdere». Maurizio
Turrioni
|
|
|