Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

La tenerezza di Dio

«Eri per tutti noi come una bussola»

 La dolcezza di un padre

Quell'ultimo abbraccio

 
Colloqui col Padre
di D.A. - Scrivere a: don.antonio@stpauls.it


LETTERE E TESTIMONIANZE DI CHI L’HA CONOSCIUTO. MA ANCHE
IL SUO TESTAMENTO


COSÌ SUSCITAVA VERA SIMPATIA

Affondava le radici del suo agire nella concretezza e genuinità del Vangelo. Era libero e fedele in Cristo.

Queste pagine non bastano a raccogliere i messaggi per la scomparsa di don Leonardo Zega, "storico" direttore di Famiglia Cristiana. Arrivano da ogni parte, con espressioni di affetto e riconoscenza. Con qualche silenzio. Inspiegabile. È vero che la Chiesa tarda a riconoscere i "profeti", come ha fatto, in passato, con tanti suoi figli. Ma la storia è maestra di vita. E di verità. Anche se non basta a consolarci.

Di lui ci restano una grande lezione umana e la testimonianza religiosa. Che è di grande fedeltà e dignità. Anche nei momenti di prova e sofferenza per la Congregazione. Non serbava rancore per nessuno. Anzi, taceva e moltiplicava l’impegno apostolico. Con la solita generosità, nonostante gli acciacchi e gli anni che avanzavano. Fino all’ultimo, non ha mai mollato il dialogo con i "suoi" lettori. Che egli amava, ed erano tantissimi: per diciott’anni a Famiglia Cristiana, poi a Club3. Vivere in armonia. E anche in giornali laici, dove era tanto apprezzato. Erano il suo "pulpito": lì esercitava il sacerdozio paolino, annunciando il Vangelo da vero comunicatore e giornalista di razza. Sull’esempio di don Alberione. E anche di san Paolo.

Di seguito, pubblico quello che considero il "testamento spirituale" di don Zega. Sono parole semplici e improvvisate. Gli sono sgorgate dal cuore, commentando il Vangelo della Messa per i suoi 80 anni. Non aveva preso appunti. Era una celebrazione in famiglia, con amici e parenti, nella parrocchia del suo paese, a Sant’Elpidio, nelle Marche. La commozione, quella sera, si univa alla gioia per la sorpresa della festa. Che è finita con veri fuochi d’artificio, a mezzanotte, perché così voleva il suo amato fratello Giovanni, prima che mancasse, qualche anno prima.

Era difficile veder piangere don Zega. Quasi impossibile. Al massimo, qualche volta, gli occhi diventavano un po’ lucidi. In quella occasione, il 19 aprile 2008, è emersa la sua tenerezza d’animo. Ingabbiata, per anni, nella corazza di un carattere burbero. Che, spesso, incuteva timore. O, per lo meno, soggezione. Ma era solo apparenza. Sotto quella scorza dura, c’era un uomo affettuoso. Che, all’occorrenza, per le decisioni importanti, sapeva essere determinato. Di comando. Ma affondava le radici del suo agire e dello scrivere nella concretezza e genuinità del Vangelo. Come dimostrano le parole del "testamento". Vere e sincere, come era lui. Sempre "libero e fedele in Cristo". Come dovrebbero essere tutti i figli di Dio.

Mi ha scritto un lettore, da anni abbonato a Famiglia Cristiana: «Ho appreso la notizia della scomparsa di don Leonardo Zega. Lo conoscevo di parola. Mi è bastato. Mi dispiace molto. Le esprimo le condoglianze, che sono anche mie. Ho letto quel che ha scritto lei. E anche i suoi collaboratori. Avete parlato e ricordato con maestosa compostezza, affetto e sincerità. È questo lo stile che mi piace: parlare di cose grandi senza scatti. La forza trasmessa a piè fermo è più difficile. Mi dà il senso della sicurezza, della verità, che non ha bisogno di guarnizioni, di rumori assordanti. Ho letto in tutti voi chiari, fermi, sereni accenti. Capaci di suscitare simpatia».

Simpatia che don Zega sapeva dare, davvero, a tutti. Anche a chi l’avvicinava per un solo istante. E che voglio, ora, estendere alla grande famiglia dei lettori. Nel ricordo dell’indimenticabile don Leonardo: d.l. per tutti.

D.A.

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