Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

Il dramma degli orfani

E l’Unicef porta le 
"scuole volanti"

Aiutiamoli anche noi

Quando il Papa tuonò
contro la dittatura

Missionari in prima linea

 La prima Repubblica dei neri

Hispaniola, inferno e paradiso

La forza e l’orgogli
 delle donne

Una corsa contro il tempo

L’Italia migrata
a Port-au-Prince

Il mondo si mobilita

 

 
Attualità.
a cura di Fulvio Scaglione


SPECIALE HAITI
L’APOCALISSE DEI POVERI


L’OCCIDENTE NON PUÒ
STARE A GUARDARE



Ad Haiti, la metà infernale dell’isola caraibica di Hispaniola, il male si è aggiunto al male, un terremoto di proporzioni apocalittiche ha devastato un Paese che era già in ginocchio, un Paese dove un bambino su tre muore prima dei 5 anni e la speranza di vita non arriva ai 46 anni. A una settimana dal sisma che ha colpito la capitale Port-au-Prince erano già stati seppelliti nelle fosse comuni oltre 70 mila cadaveri. Haiti viene chiamato «il Paese suicida», la malebolge delle Antille dove si avvicendavano carestie, guerre civili, epidemie, uragani capaci di spazzare via il fragile tessuto delle città. L’80 per cento del popolo haitiano vive nell’indigenza più assoluta.

Il pianto e la disperazione di una giovane haitiana tra le macerie delle abitazioni distrutte.
Il pianto e la disperazione di una giovane haitiana tra le macerie
delle abitazioni distrutte (foto AP/La Presse)
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E ora il terremoto. «La situazione non migliora», dicono i volontari di Medici senza frontiere. Decine di bambini rimasti orfani vagano senza meta per le strade di fango e asfalto di Port-au-Prince, la capitale dell’antico possedimento coloniale francese che si ribellò ai suoi padroni e divenne, nel 1804, la "Repubblica nera", la terra dove gli schiavi divennero padroni, da sempre caratterizzati da una fede fortissima. «Dio è buono, domani vedremo cosa sarà», si legge sui "tap tap", i bus di Haiti. Manca tutto: acqua, cibo, medicine, strutture. I sopravvissuti vivono ammassati in bidonville di fango e lamiera, prede delle epidemie. Bisogna aiutarli. Ad Haiti il mondo occidentale, che ha scoperto sui media questo gorgo del male abitato da angeli, si gioca la sua dignità umana.

Francesco Anfossi
   

Le organizzazioni umanitarie presenti nel Paese chiedono sostegno attraverso le adozioni a distanza

IL DRAMMA DEGLI ORFANI NELL’ISOLA DEI RAGAZZI

  
Haiti è il Paese dei bambini e dei ragazzi. L’età media è di soli sedici anni. Dopo il terremoto è anche il Paese degli orfani. Quei pochi orfanotrofi esistenti rimasti in piedi, come quello di Kenskoff, gestito dal missionario passionista Richard Frechette, sono strapieni. Centinaia di migliaia di bambini, ragazzi, adolescenti si aggirano per la capitale soli, disperati, alla ricerca di cibo.

Per questo è stato lanciato un appello internazionale per favorire le adozioni, a cominciare da quelle a distanza. L’Italia è pronta a fare la sua parte: il presidente della Commissione per le adozioni internazionali, Carlo Giovanardi, ha annunciato l’arrivo di un milione di euro di fondi destinati a favorire le adozioni in quel Paese. Gli appelli delle associazioni umanitarie puntano più alla formula del sostegno o delle adozioni a distanza: Maria Vittoria Rava, presidente della Fondazione Francesca Rava - N.P.H. Italia Onlus, presente da anni sul territorio, fa un appello per adottare a distanza i bambini di Haiti nel proprio Paese e dare il via alla ricostruzione realizzando in tempi brevi una nuova casa-orfanotrofio vicino all’Ospedale Saint Damien (anch’esso gestito da padre Richard), «che accolga i bambini come in una famiglia nel loro Paese (per informazioni, tel. 02/54.12.29.17, sito www.nphitalia.org).

Anche le Ong di Agire, l’agenzia italiana di risposta alle emergenze, attiveranno programmi di sostegno e di adozione a distanza per i bimbi di Haiti.

F.A.
   

E L’UNICEF PORTA LE "SCUOLE VOLANTI"

  
Haiti ha un triste primato: il più alto numero di bambini orfani dell’America latina. «Se si pensa che quasi il 50 per cento della popolazione è al di sotto dei 18 anni, si può immaginare quanto sia alto il numero dei minori vittime del terremoto», commenta Vincenzo Spadafora, presidente di Unicef Italia. In questa tragedia si aggiunge un altro dramma: il pericolo che molti finiscano nella rete del racket. «I ragazzini senza famiglia possono essere reclutati da gente malavitosa. Così abbiamo allestito due tende di accoglienza nei pressi dell’aeroporto e attivato un programma di protezione con operatori specializzati per recuperare i piccoli rimasti soli».

Il secondo passo sarà l’assistenza psicosociale. E poi la scuola: «Anche se non sembra una priorità, serve a dare ai bambini una parvenza di normalità. Entro breve vogliamo costituire una serie di "scuole volanti"». Altro rischio: le epidemie. «Con un primo aereo abbiamo subito inviato 5 milioni di pillole per la potabilizzazione dell’acqua». L’Unicef è presente ad Haiti con 50 operatori Unicef (per due terzi haitiani), tutti salvi. Il rappresentante dell’organizzazione nel Paese è un italiano, Guido Cornale.

Giulia Cerqueti
   

AIUTIAMOLI ANCHE NOI


Moltissime associazioni si sono mobilitate per aiutare Haiti.
Famiglia Cristiana, anche per non disperdere le risorse, sceglie di convogliare gli sforzi sulla Caritas. Si possono inviare offerte a Caritas italiana tramite c/c postale n. 347013 (causale: Emergenza terremoto Haiti ). Oppure tramite: UniCredit Banca di Roma Spa, Iban: IT 50 H 03002 05206 000011063119 Intesa Sanpaolo, Iban: IT 19 W 03069 05092 100000000012 Banca Popolare Etica, Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113 CartaSi e Diners chiamando Caritas italiana tel. 06/66.17.70.01 (ore ufficio).



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