Famiglia Cristiana OnLine

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L'editoriale
di Beppe Del Colle


LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE DAVANTI ALLA TRAGEDIA DELL'ISOLA CARAIBICA

QUELLO CHE IL MONDO
DEVE FARE PER HAITI


Tutto il mondo ha tenuto lo sguardo su Port-au-Prince e sui cadaveri nelle strade, ma anche su quei molti stranieri, di tanti Paesi, al lavoro fra quelle rovine.

Chi non è riuscito a prendere sonno per due o tre notti dopo aver visto in Tv le immagini del terremoto ad Haiti avrà passato le ore del buio a pensare a quell’evento, collegandolo ad altri avvenimenti della storia, e anche alla propria fede. Così si sarà fatta una ragione finalmente positiva di un fenomeno di cui si parla spesso in termini negativi, la globalizzazione.

Tutto il mondo ha tenuto a lungo lo sguardo su Port-au-Prince e su quei cadaveri nelle strade, su quei bambini dagli occhi smarriti; ma anche su quei molti stranieri, di tanti Paesi, al lavoro fra quelle rovine: militari, civili inviati dai Governi, volontari, membri di Ong private come Medici senza frontiere e Fondazione Rava e tante altre, missionari cristiani. Anche cittadini cinesi, mai visti prima, come simboli di uno dei popoli che stanno uscendo dal "terzo mondo".

Ragazze di Haiti in attesa della distribuzione di cibo.
Ragazze di Haiti in attesa della distribuzione di cibo
(foto AP/La Presse).

Avrà letto su tutti i giornali le analisi storiche e sociologiche su un’isola che da dopo la scoperta dell’America è diventata, insieme, un crocevia della tratta degli schiavi dall’Africa (il 99 per cento della popolazione è "nera" o tutt’al più mulatta) e oggi dei traffici di droga e armi; e il concentrato di una corruzione politica senza uguali, da una fotocopia non riuscita nel 1804 della Rivoluzione francese alla successiva colonizzazione, fino alle dittature novecentesche dei Duvalier padre e figlio, con i loro feroci "ton ton macoutes".

Attraverso questi ricordi quel meditante notturno avrà anche capito che cosa è capitato a Rosarno (Calabria, Italia) un paio di settimane fa: gli schiavi sono pur sempre quelli, "negri", sfruttati, mal pagati e presi a fucilate, un’altra fotocopia rispetto a un libro famoso nell’America degli anni Sessanta: Le confessioni di Nat Turner, di William Styron.

Se poi gli è capitato di leggere nel numero di agosto-settembre 2009 di Esprit la commemorazione del poeta Aimé Césaire, nato nell’altra isola antillana della Martinica e morto nel 2008 dopo una vita impegnata politicamente a battersi per l’emancipazione di quei popoli, avrà notato come dall’analisi di quelle storie emerga la loro situazione attuale, frutto anche della strategia internazionale nei loro confronti.

Una strategia che ad Haiti ha assunto i caratteri di un "assistenzialismo castratore" incurante delle crescenti "piaghe sociali": «La regressione continua dell’apparato produttivo, lo sviluppo della delinquenza e della tossicomania o di gravi epidemie (come l’Aids), la persistenza di rapporti sociali inegualitari, una possente omofobia, senza dimenticare il crescere dell’intolleranza verso quelli che emigrano da "clandestini" nei Paesi vicini». Tutto ciò alimenta i sensi di colpa di chi tardava a prendere sonno, e ragionava.

Infine, si sarà posta la domanda fatale: come può Dio permettere tali scempi? Consigliamo la risposta offerta dalle Letture di domenica 17 gennaio, Giornata mondiale dei migranti: «La tua Terra non sarà più detta Devastata» (Isaia 62, 1-5); «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (Paolo, 1Corinzi 12, 4-11); «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Vangelo di Giovanni 2,1-11). È la speranza garantita dal Signore, che per le sue opere si serve degli uomini.

Beppe Del Colle

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