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Trentacinque anni a fissare appuntamenti, far accomodare sulla poltrona, praticare anestesie, cavare denti, curare carie. E incassare parcelle. Una normale attività da dentista. C’è solo un piccolo particolare: il dentista non aveva una laurea. Era un abusivo. Questo campione mondiale dell’abusivismo sanitario lo hanno scoperto i Carabinieri dei Nas durante un’ispezione nella provincia di Torino. Il falso dentista aveva solo un diploma svizzero, non riconosciuto in Italia, conseguito dopo sole due settimane di corso. Eppure gli è bastato, prima per lavorare in studi odontoiatrici di medici compiacenti, infine per gestire direttamente uno studio. Quando i Carabinieri gli hanno contestato l’irregolarità della sua condizione, l’uomo è rimasto sinceramente sorpreso. Rammentava a malapena il mancato possesso della laurea. Quello denunciato dai Nas è un caso quasi unico per la durata di esercizio della professione abusiva, ma non è certo isolato. L’esercito dei falsi dentisti che operano nel nostro Paese potrebbe riempire uno stadio di medie dimensioni: sono 15 mila. «Ma la stima è per difetto, temiamo che siano molti di più», dice il dottor Giuseppe Renzo, odontoiatra a Messina e presidente della Cao nazionale (Commissione albo odontoiatri). «Purtroppo nessuna regione italiana è esente dall’abusivismo e ogni anno siamo costretti a prendere centinaia di provvedimenti disciplinari contro professionisti che non si comportano bene», prosegue il dottor Renzo. Il giro d’affari di queste attività abusive è enorme. Si tratta di 720 milioni di euro all’anno, incassati naturalmente in nero. Prima di tutto sono falsi dentisti quelli che aprono studi pur non avendo la laurea oppure in possesso di lauree false, fornite a pagamento da università straniere prive di titoli. Radiazione ed espulsione C’è poi un altro fenomeno, quello degli odontotecnici che non hanno alcun titolo per mettere le mani in bocca ai pazienti e praticare cure nei loro confronti. Spesso questa irregolarità viene favorita dagli stessi dentisti, che fungono da "prestanome" facendo operare nei loro studi gli odontotecnici. «Accanto a un abusivo c’è sempre un prestanome, che deve essere ugualmente punito. Noi abbiamo proposto la radiazione del prestanome e l’espulsione dell’odontoiatra», sottolinea Massimo Bacherini, presidente del sindacato nazionale odontotecnici Cna (nel quale sono rappresentate 7 mila delle 14 mila imprese del settore). «Il problema dei prestanome esiste», ammette Renzo, «e siamo impegnati a contrastarlo, perché il fenomeno dell’abusivismo va combattuto nella sua complessità». In un Libro Bianco presentato a dicembre la Cao denuncia i rischi ai quali vanno incontro i cittadini che si affidano a falsi dentisti. «Le conseguenze per la salute possono essere molto serie», mette in guardia Renzo, «perché in uno studio dentistico non a norma si rischiano infezioni come le epatiti B e C, il virus Hiv dell’Aids, l’herpes, il Citomegalovirus. Senza contare altre patologie virali e batteriche». Spesso una persona finisce nelle mani di un abusivo attirata dai costi, che possono essere molto più bassi rispetto a quelli di un professionista con tutti i titoli in regola. In altre parole, le parcelle dei dentisti non favoriscono il proliferare degli studi low cost? Renzo lo nega. «Possono sempre esserci dei colleghi non corretti», premette, «ma il costo dei professionisti non è esoso. Dobbiamo ricordare che per un odontoiatra i costi di esercizio sono importanti. Questi costi riguardano l’igiene, l’uso di attrezzature qualificate e l’aggiornamento professionale». Oggi l’esercizio abusivo della professione viene punito con l’articolo 348 del Codice penale, che prevede la reclusione fino a sei mesi o la multa da 103 a 516 euro. «Noi proponiamo», spiega Renzo, «di derubricarlo a
reato amministrativo, aumentare le multe e dare la possibilità di
confiscare beni e attrezzature. Questi potrebbero essere dati a Onlus, come
comunità di recupero e associazioni di volontariato, dove noi dentisti
potremmo anche prestare gratuitamente la nostra opera». Gli odontotecnici
sono d’accordo e, per stroncare la piaga dell’abusivismo, chiedono un
tavolo comune al mistero della Salute attorno al quale far sedere i
dentisti, gli odontotecnici e le associazioni dei consumatori.
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