![]() |
|
|
|
Bambini con spirito d’avventura che passano la notte al museo di scienze naturali, impauriti e divertiti mentre stendono il sacco a pelo tra scheletri di dinosauri o accanto alla vasca degli squali. Giovani che fanno le ore piccole contemplando quadri resi ancor più suggestivi dalle ombre della luna. Sembrano scene di Una notte al museo, successo di cassetta, o del sequel Una notte al museo 2. Ma non è un film. È la realtà dei musei italiani in questi incredibili anni in cui il virtuale entra da ogni angolo nella vita quotidiana. Ecco allora ragazzi che, con genitori Peter Pan, scoprono le bellezze dell’arte guidati da personaggi storici interpretati da attori. Oppure accompagnati dagli stessi pittori, che parlano attraverso le cornici di autoritratti computerizzati e tridimensionali. Luci, suoni, colori, video: vivere l’arte, oggi, significa anche farsi proiettare in una dimensione fantastica. Se i direttori dei musei volevano stupire, ci sono riusciti. La posta in gioco era alta: avere sempre più visitatori; rendere l’arte popolare e democratica; portare la cultura nel cuore delle famiglie. I risultati si vedono: lunghe file ai botteghini per molte delle mostre del 2009, boom di presenze di famiglie con bambini, per non parlare dei giovani. Le "notti bianche" gratuite e gli orari prolungati hanno intercettato i gusti nottambuli dei ragazzi.
In coda per entrare La crisi non sfiora i musei. Anzi, le presenze sono in crescita, segno che le famiglie cominciano a godersi le bellezze dietro casa. Il ministero per i Beni e le attività culturali ha reso noto che durante le feste natalizie, nei 30 siti statali più visitati d’Italia, si è avuto un incremento di visitatori del 7,4 per cento. Nei giorni 31 dicembre 2009 - 1° gennaio 2010 le presenze sono state del 12,3 per cento più alte di un anno prima. «Le code ai botteghini sono il miglior marketing», dice convinto Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla Cultura di Milano. «Dove vede fila, la gente si interessa, vuole entrare. In soli 30 giorni la mostra su San Giovanni Battista ha avuto 180 mila visitatori. Certo, trattandosi di un’opera di Leonardo il successo era scontato, ma anche per Edward Hopper ha funzionato il passaparola. Per il successo di una mostra la regola è quella delle tre G: gente, gratuità e genio». Sarà per l’insolita regola, ma a Milano la cultura fa i record: 1.300.000 biglietti staccati nel 2009 tra Palazzo Reale, Rotonda della Besana, Pac e Palazzo della Ragione, con più 30 per cento di visitatori. «I miei modelli sono la Tate Gallery di Londra e il Musée d’Orsay di Parigi», continua l’assessore. «Nel primo si fa un’offerta libera: giusta democrazia della bellezza. Nel secondo le famiglie hanno priorità d’ingresso. Anche da noi le carrozzine entrano subito. A Palazzo Reale introdurremo uno sportello informazioni a misura di bambino, per far conoscere proposte e percorsi didattici». I monumenti visti di notte A Milano ha avuto successo l’idea di portare l’arte in giro per la città, come in occasione del centenario del Futurismo. «Sono affascinato dalla luce nelle città, ho scritto anche un libro su questo tema», spiega Finazzer Flory: «I monumenti sono valorizzati dalle luci notturne. La scelta di illuminare dall’interno i rosoni del Duomo ha regalato alla cattedrale un’atmosfera ancora più spirituale. L’Expo 2015 a Milano sarà dedicato alle famiglie e noi lo presenteremo in estate con una mostra sulla rappresentazione della Sacra Famiglia nell’arte lombarda. La famiglia è al centro anche per il biglietto d’ingresso: quelle numerose hanno sconti. E per figli non si intendono solo i propri: i genitori che accompagnano gli amici dei propri ragazzi hanno dei vantaggi». Di marketing e popolarità dell’arte, o per dirla con parole sue, di «semplificazione della conoscenza», parla anche Umberto Broccoli, sovrintendente ai Beni culturali del Comune di Roma. Tre lauree, scrittore, conduttore radiotelevisivo, Broccoli è convinto che chiunque di noi è bambino di fronte a un’opera d’arte. «Abbiamo bisogno di toccare, annusare, gustare, non solo di vedere», dice. «Il concetto di museo distante, per specialisti, deve sparire. Noi non siamo vestali, messe lì a custodire i cimeli del passato. Dobbiamo farli vivere con nuovi linguaggi. Le didascalie delle opere devono essere chiare, i titoli delle mostre accattivanti, per avvicinare i giovani sotto i 18 anni, assetati di cultura. Per loro i nostri musei sono gratis». Grandi risultati a costo zero Anche a Roma suoni e luci notturne sono l’ultima tendenza. «Per l’Ara Pacis, Richard Meyer ha progettato una teca d’avanguardia, che molti hanno contestato. Cerchiamo di mettere in risalto la modernità della struttura affiancando ai marmi dell’altare mostre di design e arte contemporanea. Dopo quella su Bruno Munari, ce ne sarà una su Fabrizio De André. Questa proposta antico-contemporaneo ottiene risultati da capogiro, grazie anche a un’operazione a costo zero: i marmi dell’Ara Pacis in epoca romana erano colorati con tinte naturali. Noi li abbiamo "ritinteggiati" con tecniche di computer grafica che permettono di illuminare con led i marmi e farli vedere com’erano. Studi dell’Università Pontificia e di quelle di Roma e Firenze hanno permesso di risalire a tracce di colore sui marmi antichi. Così, col computer, la faccia di Enea torna rosa, la sua tunica gialla, il paesaggio verde, il fiume blu. Una vera "rinascita" per l’Altare della Pace, tanto che il sindaco Alemanno ha deciso di organizzare il 21 aprile, data della fondazione di Roma, una giornata per ospitare ai piedi del monumento le tre culture monoteistiche del Mediterraneo». Giusi
Galimberti
|
|
|