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Prima l’allarme. Il riscaldamento climatico farà sciogliere entro il 2035 i due terzi dei ghiacciai dell’Himalaya, privando delle naturali riserve idriche i grandi fiumi asiatici come il Gange, il Brahmaputra, l’Indo e il Mekong, sulle cui rive vivono oltre un miliardo di persone. Così ripetono da un paio d’anni gli scienziati dell’Iccp, il Comitato per i mutamenti climatici delle Nazioni Unite, che ha sede a Ginevra. Poi il contro allarme. «Scusateci, ci siamo sbagliati», dichiarano gli stessi scienziati, riconoscendo con grave imbarazzo di essere scivolati sul ghiaccio di cui avevano previsto lo scioglimento. L’Iccp ammette che la previsione era basata su dati fantasiosi e addirittura manipolati. Una bufala, una gaffe planetaria, che fa barcollare la sacrosanta battaglia per la salvaguardia dell’ambiente. Arrossiscono climatologi di fama mondiale e balbettano esperti super premiati, come l’Al Gore che per il suo documentario sul disastro annunciato ci vinse addirittura il Nobel.
Cos’ha a che vedere questa modesta pagina con uno scivolone tanto clamoroso? La risposta sta in un peccato di omissione. Ho il rimorso di aver trascurato la lettera che un nostro lettore mi ha mandato un paio di mesi fa. Eppure essa metteva in guardia contro «una specie di terrorismo mediatico che, selezionando l’informazione, sembra proprio agire su mandato dei potenti del Pianeta che vogliono consolidare il loro dominio». Era una voce fuori del coro, che elencava dati e fenomeni «capaci di sdrammatizzare le previsioni, aiutando a distinguere tra l’irresponsabilità umana e il corretto andamento dei fenomeni naturali». Ho messo da parte quella lettera tanto più colpevolmente in quanto l’autore è un esperto che sa di cosa parla: il professor Marino Martini, docente di Geochimica e Vulcanologia all’Università di Firenze da poco in pensione. «La mia attività», scrive il professore, «mi ha consentito di occuparmi in prima persona di rischi ambientali. Le mie esperienze di trent’anni in giro per il mondo mi obbligano a essere estremamente critico sulla trattazione ufficiale dei cambiamenti climatici». Non ho spazio per tutti i suoi argomenti contro "il terrorismo mediatico", mi limito al punto essenziale che ha a che vedere con la bufala dei ghiacciai himalayani. «Nulla di strano», osserva il professor Martini, «nelle fluttuazioni della temperatura atmosferica. Esse sono sempre state presenti nella storia della Terra. Le ere glaciali e interglaciali giustificano ampiamente gli avanzamenti e le regressioni dei ghiacciai e le conseguenti variazioni dei livelli marini. A scala temporale più ridotta, per esempio, le temperature rilevate sistematicamente dai padri scolopi a Firenze fin dai primi anni del secolo XIX, non indicano nessuna variazione significativa permanente. Un andamento del genere, verificabile anche da osservazioni più prolungate a Barcellona, è una regola naturale non discutibile». Dunque la prossima volta che leggeremo sui giornali un titolo come "L’Italia nella morsa del gelo", o il suo uguale e contrario "nella morsa della calura", diamogli lo stesso peso dei ghiacci dell’Himalaya, prima a rischio di sciogliersi per il riscaldamento globale del Pianeta e poi no. Per me vale comunque un proverbio di Amatrice, che consiglia di mettersi previdentemente al riparo dai capricci del clima, naturali ed eterni: «Fiocca mo’ se vo’ fiocca’, ho ’ccisu lu porcu e fatto lu pa’ (pane)». Franca
Zambonini
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