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ANNUNCIARE LA "BUONA NOTIZIA" NEL MONDO DELLE NUOVE TECNOLOGIE

COME PADRONI I LETTORI
LA COSCIENZA COME GUIDA


Sull’esempio di san Paolo ("Guai a me se non annuncio il Vangelo"), il Papa esorta i sacerdoti a evangelizzare usando anche Internet e Web.

"Lo sviluppo delle nuove tecnologie e, nella sua dimensione complessiva, tutto il mondo digitale rappresentano una grande risorsa per l’umanità nel suo insieme, e per l’uomo nella singolarità del suo essere e uno stimolo per il confronto e il dialogo".

Nel Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Benedetto XVI riafferma l’attenzione per gli strumenti di comunicazione di massa già ribadita dal Concilio nel decreto Inter mirifica. Senza nascondere, però, il rischio che "l’uomo può adoperarli contro i disegni del Creatore e volgerli a propria rovina".

Foto Ansa.
Foto Ansa.

La libertà di stampa è uno degli elementi fondanti di un’autentica democrazia. Thomas Jefferson, presidente americano, sosteneva di preferire "un Paese senza Governo a un Paese senza stampa". Decisivo è, in tal senso, il ruolo degli operatori dell’informazione che, come ricordava il nostro "storico" direttore don Leonardo Zega, dovrebbero avere come "unici padroni i lettori e come stella polare la propria coscienza".

Si dice che la stampa è il "cane da guardia della democrazia". Non a caso, uno dei primi diritti che le dittature tendono a limitare è la libertà d’informazione. Ma ci sono forme di controllo più subdole che all’apparenza sfuggono ma condizionano pesantemente l’espressione quotidiana. A cominciare dalla proprietà di giornali e Tv che, nel nostro Paese, è nelle mani di gruppi economici, controllati dai cosiddetti "poteri forti" in grado di condizionare l’opinione pubblica.

Un grande giornalista, Mario Missiroli, sosteneva che "un proprietario di giornale non perde soldi, anche se il bilancio del giornale è passivo, perché dal giornale trae altri benefici". Parafrasando l’espressione evangelica "la verità vi farà liberi", potremmo dire, forzando, che "la proprietà vi farà schiavi".

Nell’omelia della Messa trasmessa in Tv, domenica scorsa, il cardinale Bagnasco ha sintetizzato in tre immagini il compito dell’informazione: dovrebbe costruire la "casa" (cultura) degli italiani; indicare loro la "strada" di un’apertura ai problemi del mondo; avere per "cielo" i valori.

La realtà, purtroppo, è ben diversa: la "casa" che ci viene proposta è quella di programmi e reality show volgari e imbarazzanti; la "strada" un crocevia di gossip; il "cielo" è quello in cui, senza esclusione di colpi, si combatte per conquistare l’etere.

Nemmeno l’informazione ecclesiale è risparmiata. L’ha ricordato il cardinale Dionigi Tettamanzi, nel tradizionale incontro coi giornalisti per la festa del loro patrono, san Francesco di Sales. "Troppo spesso la realtà della Chiesa e il suo annuncio", ha detto, "sono associati all’azione di un gruppo di potere, all’espressione di una parte politica, di un movimento culturale, di una delle tante voci che cercano di imporre il proprio parere nella piazza mediatica". Al contrario, ha aggiunto, la Chiesa "non è interessata tanto alle notizie che parlano di lei, bensì ha a cuore la "buona notizia" di Gesù Cristo".

Anche a chi, come noi, cerca onestamente di fare il proprio dovere, leggendo la realtà alla luce esigente del Vangelo, capita d’essere arruolati, a destra o a sinistra. Secondo convenienze. Convinti della "buona notizia", di cui siamo portatori e interpreti, non ci spaventano incomprensioni e intimidazioni.

Fedeli all’insegnamento di don Leonardo Zega, riconosciuto dal cardinale Tettamanzi, "un maestro anche da chi non crede", ci sentiamo "liberi sempre e servi di nessuno". Se non della verità, del Vangelo e dei lettori.


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