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Si chiama il "sistema preventivo" ed è l’intuizione di san Giovanni Bosco, che oggi, un secolo e mezzo dalla fondazione della congregazione dei Salesiani, è ancora attuale. Dice don Pascual Chávez Villanueva, rettor maggiore dei Salesiani, che "prevenire è più efficace che curare"; ciò vale soprattutto per i giovani. Alla vigilia della festa liturgica di don Bosco (31 gennaio) racconta la passione per la Chiesa e per le nuove generazioni, che ancora non ha stancato lui e i suoi confratelli.
«Vari elementi mi permettono di affermare che l’esperienza sia positiva. In alcune nazioni e aree del mondo, la Chiesa è oggi presente unicamente attraverso le nostre opere e i nostri missionari. Un dato che credo sia importante è che dal carisma salesiano sono germogliate figure di santi dal profilo diverso: religiosi e laici, soprattutto giovani, in ogni continente».
«Don Bosco ha fatto stupendamente il "mestiere" di fondatore. Tre, credo, siano gli indirizzi che ci ha lasciato. Il suo carisma è vivace e produce frutti di santità. Il secondo è il "sistema preventivo", che trova nelle 130 nazioni in cui siamo presenti modalità diverse e nuove di attuazione. Nel gennaio 2009 abbiamo celebrato un congresso internazionale dal titolo significativo (Sistema preventivo e diritti umani) che ha dimostrato quanto forti siano ancora l’intuizione e l’azione umana e pastorale di don Bosco. Poi, c’è la "Famiglia salesiana". Come i grandi santi, don Bosco ha dato origine a una famiglia spirituale apostolica, convinto che la salvezza dei giovani attraverso la promozione umana, l’educazione, l’evangelizzazione ha bisogno di un vasto movimento di persone che lavorino in rete, con comunione d’intenti e con progetti condivisi».
«Fin dalle origini, i Salesiani sono impegnati là dove si trovano i giovani. Percorrendo le vie del mondo, oggi si imbattono nei volti dei giovani immigrati, dei ragazzi sfruttati dal turismo sessuale e dal lavoro minorile, dei tossicodipendenti, dei malati di Aids, dei disadattati sociali, dei disoccupati, delle vittime della violenza, della guerra e dei fanatismi religiosi, dei bambini soldato, dei ragazzi di strada. I diversi contesti nazionali e continentali richiedono ai Salesiani forme diverse e nuove di presenza tra i giovani. Il nostro compito primario è, prevenendo eventuali esperienze negative, educarli a valorizzare le loro persone e, soprattutto, aiutarli a scoprire che Dio li ama e li vuole felici, come diceva don Bosco "nel tempo e nell’eternità". Cioè santi».
«I Salesiani sono notoriamente conosciuti per le loro istituzioni educative, le scuole e soprattutto i centri di formazione professionale. Non di meno, sono noti per l’oratorio, che don Bosco reinventò e praticò in chiave moderna. Numerose poi le diocesi che affidano a noi l’animazione di alcune parrocchie. Diversi sono gli ex allievi che, avendo frequentato le nostre opere, oggi ricoprono ruoli di responsabilità politica, economica e sociale e, soprattutto, trasmettono come genitori, insegnanti o educatori lo spirito e i valori ricevuti. Siamo presenti anche su quelle nuove frontiere che i mali della società e cultura contemporanea hanno aperto. I Salesiani, e i laici che con loro collaborano, sono impegnati in comunità di accoglienza per ragazzi in situazioni di disagio e marginalità. L’espressione di don Bosco "buoni cristiani e onesti cittadini" sintetizza bene, ancora oggi, la finalità educativa salesiana: condurre i giovani a conoscere Cristo e la Chiesa, e a partecipare attivamente alla vita politica e sociale».
«I Salesiani offrono in risposta all’emergenza educativa alcuni contributi. Il primo è quello della riflessione sulla condizione giovanile. Diversi sono i centri di studio e di formazione per educatori. Il secondo contributo è quello della presenza tra i giovani. Per don Bosco il cortile non era solo un luogo fisico, ma esprimeva la qualità della relazione tra educatore ed educando. La presenza tra i giovani è da considerarsi una strategia fondamentale per risolvere l’emergenza educativa. Risalta dunque sempre più l’attualità del sistema preventivo nell’educazione dei giovani e degli adulti contenuta nella pedagogia di don Bosco. Prevenire è più efficace che curare. Il "sistema preventivo" ci chiede il ritorno al mondo dei giovani quale premessa per ogni discorso educativo che voglia essere efficace. Solo capendo i giovani nel loro attuale contesto è possibile offrire risposte credibili».
«Le situazioni di povertà, generate da un sistema neoliberale, che la recente crisi mondiale ha evidenziato, costringe molti giovani alla sopravvivenza. Troviamo Salesiani in prima fila nelle favela brasiliane, negli slum indiani o africani, nelle banlieue parigine, nelle periferie delle città e nelle zone rurali estreme. L’Europa, avendo rinunciato alle sue radici cristiane, ha sganciato i giovani da valori e da tradizioni che in passato avevano guidato varie generazioni. I giovani sono smarriti e disorientati in un mondo confuso e disperato».
«Nel 2009 noi Salesiani abbiamo riscoperto la nostra consacrazione. Siamo convinti che la congregazione avrà un futuro fecondo così come ha avuto un passato brillante a condizione che ci siano giovani che continuino a consegnare completamente la loro vita a Dio. Nei prossimi 150 anni la nostra congregazione è chiamata a lavorare in sinergia più stretta con i gruppi della "Famiglia salesiana" e a prendere in mano il "sogno del padre": la salvezza dei giovani, che continuano a essere la parte più preziosa della nostra identità. Abbiamo una meravigliosa storia da raccontare, ma anche una bella storia davanti, che è ancora tutta da scrivere». Alberto
Bobbio
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