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Cultura
di Giorgio Vitali - culturafc@stpauls.it


LA STORIA
L’INCREDIBILE AVVENTURA DEL CORO DEI BIMBI SENZA VOCE


IL MIRACOLO DEI GUANTI BIANCHI

Sono bambini di strada, incapaci di parlare, spesso non vedenti o autistici, ma si esibiscono in giro per il mondo esprimendosi con i gesti, la danza delle braccia, l’espressività dei volti. A dar vita alle dodici formazioni, un’intuizione di Josè Antonio Abreu. E ora il Premio Nonino si inchina ai piccoli musicisti dal cuore grande.

Vanno in giro per il mondo a suonare vestiti di giallo, rosso e blu, i colori della bandiera nazionale. Suonano anche se sono non udenti, o non vedenti. Eseguono Beethoven anche se non hanno nessuno a casa che li aspetta. I miracoli esistono. Ed esiste la volontà di un uomo minuto e straordinario di creare un grande progetto per centinaia di migliaia di ragazzi, e soprattutto per quelli meno fortunati: l’uomo si chiama José Antonio Abreu, e tutto il mondo – compreso il nostro Senato e l’Unicef – lo ha premiato.

Dell’Orchestra del Venezuela Simón Bolívar ci eravamo occupati tanto tempo fa, quando Giuseppe Sinopoli la fece conoscere per la prima volta in Italia: era il 2000 (vedi FC 51). Fu allora che imparammo a conoscere il sistema creato da Abreu di orchestre infantili e giovanili composte in buona parte da ragazzi provenienti dalla strada, senza famiglia, prigionieri dei barrios: la grande Orchestra ne era la punta di diamante. Poi ne hanno parlato e hanno suonato con loro Claudio Abbado, Simon Rattle, Placido Domingo, e naturalmente Gustavo Dudamel, che da lì ha spiccato il volo. Oggi, su sollecitazione di Claudio Abbado, che ha detto cose bellissime su di loro durante la puntata speciale di Che tempo che fa in dicembre, raccontiamo un altro miracolo: quello dei cori Manos blancas.

Si tratta di dodici formazioni di bambini con i guanti bianchi, blu, rossi e gialli: bambini che non possono intonare con la loro voce un canto, perché non hanno voce. Ma lo fanno con il linguaggio forte dei gesti, con una danza delle braccia e con l’espressione, accompagnando così quelli che la voce ce l’hanno, ma in alcuni casi sono non vedenti, o autistici.

Abbado chiama, Giannola risponde

Il Premio Nonino di Percoto (Udine), iniziativa avvezza a ospitare i grandi del nostro tempo, per l’edizione 2010 ha scelto proprio il coro delle Mani bianche: e ha invitato la fondatrice Naybeth Garcia per ricevere il premio. «Non potevamo non raccogliere l’invito di Claudio Abbado», dice Giannola Nonino, «ma non ci fermiamo qui». Con decisione e passione, Giannola e le figlie vogliono che anche nel nostro Paese nascano cori di bambini della mano bianca. E se il direttore della Casa di Beethoven a Bonn Michael Landerburger ha esposto un paio di guantini bianchi nella stessa bacheca degli oggetti personali del sommo musicista (afflitto dalla sordità), chi ha visto il Dvd abbinato al libro L’altra voce della Musica ( Il Saggiatore, 2006) sa quale emozione si avverte ad assistere al canto danzato di questi ragazzini.

Ermanno Olmi fa da padrino

Ma sono tanti i filmati su YouTube che li ritraggono: provano un’Ave Maria di John Rutter, che poi Dudamel dirige da par suo. O rendono le loro testimonianze: come Marcos Tordelli che sulla sua carrozzella ci spiega che per lui «la musica è tutto». Mirian Gutierre, che rappresenta il progetto di Abreu in Italia (www.fesnojiv.gob.ve), sintetizza il miracolo con una frase: «Non ci sono limiti e barriere per ciascuno di noi, le barriere le mettiamo noi».

In occasione della consegna del premio, il 30 gennaio, Denis Monte, il suo Piccolo coro Artemia e il gruppo di bambini de "La nostra famiglia", per la prima volta con i guantini bianchi, intoneranno e danzeranno insieme una canzone friulana. Ermanno Olmi ha voluto essere il padrino.

Sarà, ne siamo certi, l’inizio di una grande, esaltante avventura. Che anche in tutto il nostro Paese mostrerà come nulla possa fermare il canto che è in noi, e che aspetta solo di poter scaturire e spargere nel mondo un po’ di bellezza, di gentilezza, di gioia.

Giorgio Vitali
   
   
LE SCOPERTE DEL NONINO

Come mai nessuno ci aveva pensato prima? È la domanda che sorge spontanea ogni volta che vengono rivelati i vincitori del Premio Nonino. Non fa eccezione l’edizione 2010, che ha il suo momento culminante sabato 30 gennaio a Percoto (Udine). Scorrendo i nomi dei premiati, si scoprono storie così belle che viene voglia di gridarle al mondo, e personaggi così "utili" (si conceda il termine) alla nostra società contemporanea che sembra strano non siano già stati insigniti del Nobel.

Il "Premio Nonino risit d’âur" è andato al coro Manos blancas, la cui storia viene raccontata in queste pagine. Il "Premio Nonino" è stato assegnato a Jean Jouzel, l’esploratore-scienziato che si è avventurato sulla calotta ghiacciata dell’Antartide per raccogliere informazioni sul clima, dimostrando – fra i primi in assoluto – che le variazioni della temperatura della Terra sono legate al contenuto di gas serra presenti nell’atmosfera. Dopo il fallimento del vertice di Copenaghen, quanto abbiamo bisogno di uomini come lui...

Lo scrittore tedesco Siegfried Lenz è invece il vincitore del "Premio internazionale Nonino". Nelle sue opere, pubblicate in Italia da Neri Pozza, fra le quali spicca il capolavoro Lezioni di tedesco, viene descritto il dramma di un popolo all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale. Il suo ultimo libro, Un minuto di silenzio, scritto alla soglia degli 80 anni, affronta il tema dell’amore.

Il "Premio Nonino a un maestro del nostro tempo" è stato attribuito al romeno Serge Moscovici. La sua opera nel campo della psicologia sociale è riconosciuta in tutto il mondo, in particolar modo per le analisi sulle minoranze (etniche e non) e il loro rapporto con le società dominanti. I suoi libri sono pubblicati da Il Mulino, Il Saggiatore e Bollati Boringhieri.


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