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Vanno in giro per il mondo a suonare vestiti di giallo, rosso e blu, i colori della bandiera nazionale. Suonano anche se sono non udenti, o non vedenti. Eseguono Beethoven anche se non hanno nessuno a casa che li aspetta. I miracoli esistono. Ed esiste la volontà di un uomo minuto e straordinario di creare un grande progetto per centinaia di migliaia di ragazzi, e soprattutto per quelli meno fortunati: l’uomo si chiama José Antonio Abreu, e tutto il mondo – compreso il nostro Senato e l’Unicef – lo ha premiato. Dell’Orchestra del Venezuela Simón Bolívar ci eravamo occupati tanto tempo fa, quando Giuseppe Sinopoli la fece conoscere per la prima volta in Italia: era il 2000 (vedi FC 51). Fu allora che imparammo a conoscere il sistema creato da Abreu di orchestre infantili e giovanili composte in buona parte da ragazzi provenienti dalla strada, senza famiglia, prigionieri dei barrios: la grande Orchestra ne era la punta di diamante. Poi ne hanno parlato e hanno suonato con loro Claudio Abbado, Simon Rattle, Placido Domingo, e naturalmente Gustavo Dudamel, che da lì ha spiccato il volo. Oggi, su sollecitazione di Claudio Abbado, che ha detto cose bellissime su di loro durante la puntata speciale di Che tempo che fa in dicembre, raccontiamo un altro miracolo: quello dei cori Manos blancas. Si tratta di dodici formazioni di bambini con i guanti bianchi, blu, rossi e gialli: bambini che non possono intonare con la loro voce un canto, perché non hanno voce. Ma lo fanno con il linguaggio forte dei gesti, con una danza delle braccia e con l’espressione, accompagnando così quelli che la voce ce l’hanno, ma in alcuni casi sono non vedenti, o autistici. Abbado chiama, Giannola risponde Il Premio Nonino di Percoto (Udine), iniziativa avvezza a ospitare i grandi del nostro tempo, per l’edizione 2010 ha scelto proprio il coro delle Mani bianche: e ha invitato la fondatrice Naybeth Garcia per ricevere il premio. «Non potevamo non raccogliere l’invito di Claudio Abbado», dice Giannola Nonino, «ma non ci fermiamo qui». Con decisione e passione, Giannola e le figlie vogliono che anche nel nostro Paese nascano cori di bambini della mano bianca. E se il direttore della Casa di Beethoven a Bonn Michael Landerburger ha esposto un paio di guantini bianchi nella stessa bacheca degli oggetti personali del sommo musicista (afflitto dalla sordità), chi ha visto il Dvd abbinato al libro L’altra voce della Musica ( Il Saggiatore, 2006) sa quale emozione si avverte ad assistere al canto danzato di questi ragazzini. Ermanno Olmi fa da padrino Ma sono tanti i filmati su YouTube che li ritraggono: provano un’Ave Maria di John Rutter, che poi Dudamel dirige da par suo. O rendono le loro testimonianze: come Marcos Tordelli che sulla sua carrozzella ci spiega che per lui «la musica è tutto». Mirian Gutierre, che rappresenta il progetto di Abreu in Italia (www.fesnojiv.gob.ve), sintetizza il miracolo con una frase: «Non ci sono limiti e barriere per ciascuno di noi, le barriere le mettiamo noi». In occasione della consegna del premio, il 30 gennaio, Denis Monte, il suo Piccolo coro Artemia e il gruppo di bambini de "La nostra famiglia", per la prima volta con i guantini bianchi, intoneranno e danzeranno insieme una canzone friulana. Ermanno Olmi ha voluto essere il padrino. Sarà, ne siamo certi, l’inizio di una grande, esaltante avventura. Che anche in tutto il nostro Paese mostrerà come nulla possa fermare il canto che è in noi, e che aspetta solo di poter scaturire e spargere nel mondo un po’ di bellezza, di gentilezza, di gioia.
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