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Spettacoli
di Gigi Vesigna


MUSICA
CUTUGNO A SANREMO PER LA QUINDICESIMA VOLTA


NEL CIELO DI TOTO

Anche quest’anno sarà al Festival con la canzone Aeroplani, della quale è pure autore. «Per me volare vuol dire libertà». E L’italiano? «Celentano la rifiutò».

«Il problema in Siberia», dice Toto Cutugno, «è uscire dall’albergo, 40, 45 gradi sotto zero, l’itinerario è hotel-teatro-hotel. Non si abituano loro, figurati cosa può provare uno come me che ama il caldo e il sole. Ma è un’esperienza bellissima, conoscono le parole delle mie canzoni e vogliono che le canti in italiano e, naturalmente, che nel repertorio ci sia L’italiano».

Toto è raggiante: dopo la lunga malattia che l’ha tenuto lontano dalla musica per quasi due anni (un tumore alla prostata seguito da un difficile intervento chirurgico che l’ha costretto a una lunga convalescenza sulla Riviera Ligure), in Russia è sempre in testa alla hit parade, ci va spesso e, se dovesse accettare tutte le proposte di lavoro, dovrebbe definitivamente trasferirsi tra i ghiacci. Così centellina i suoi trasferimenti. Il lavoro, nel mondo, non gli manca.

Ora si sta preparando per Sanremo ma ha già in programma un viaggio in India dove proprio L’italiano sta vendendo milioni di copie nella versione di Aamir Khan, un divo di Bollywood, la Hollywood indiana. Il titolo che nemmeno lui sa tradurre è Nasha ye, pyaar ka nasha hai ed è stato realizzato un video faraonico con centinaia di comparse e ballerini che si può vedere anche su Internet. «Quel video mi ha fatto venir voglia di conoscere Aamir e magari di combinare qualcosa con lui. L’India sinora è stata fuori dai miei programmi, quindi vorrei provare a conoscere quella cultura: entrare in quel coloratissimo, rutilante modo di render spettacolare la musica».

Cutugno a Sanremo nel 2008 con Un falco chiuso in gabbia.
Cutugno a Sanremo nel 2008 con Un falco chiuso in gabbia
(foto AP).

  • L’italiano, ritorna ciclicamente nella tua vita. A Sanremo 1983 una troupe del Tg1 ti aveva intervistato tra le quinte poco prima della proclamazione dei vincitori dicendoti che avevi vinto tu. Invece non arrivasti nemmeno sul podio, ma, con i voti del Totip, quasi mezzo milione, ti rifacesti e ora quel pezzo è tra i sempreverdi della nostra musica, ed è popolare in almeno quattro continenti. Toglimi una curiosità: è vero che prima di cantarla tu la proponesti a Celentano e lui rifiutò dicendo che era "qualunquista"?

«È vero, lui che aveva già inciso 13 mie canzoni, ottenendo altrettanti successi, mi disse che non voleva apparire presuntuoso e che non se la sentiva di rappresentare in qualche modo l’italiano medio. "Mi pare di leggere già quel che scriveranno, giocando sui tuoi versi", mi disse: "Sono Celentano, un italiano vero". E così non se ne fece niente! Però, mi è andata di lusso lo stesso».

  • Adesso sei di nuovo in partenza per il Festival di Sanremo. Lo sai che sei un recordman di presenze? Con 15 partecipazioni, quest’anno uguagli Peppino di Capri... Il quale, però, in un’edizione ha partecipato con una tua canzone, Il sognatore...

«Quindici volte su 60 Festival, una bella costanza, non ti pare?».

  • Certo Toto, ma fai finta di dimenticarti che dal 1970 alla prossima edizione sei stato a Sanremo una trentina di volte firmando come autore canzoni memorabili quali Noi ragazzi di oggi, lanciata da Louis Miguel, e Io amo di Fausto Leali. E poi c’è stata quella fantastica esibizione di Ray Charles con Gli amori, che tra l’altro Ray non incise mai e si favoleggia addirittura che per averlo come partner a Sanremo pagasti metà del suo ingaggio, qualcosa come 300 milioni di vecchie lire. È vero?

«Non smentisco, ma non confermo la cifra, anche se ci sei andato molto vicino. Però arrivare secondo in quel Festival che sembrava assegnato per diritto divino ai Pooh (che naturalmente lo vinsero) è stata una grande, impagabile soddisfazione...».

  • Hai esordito con un gruppo che si chiamava Albatros con la canzone Volo AZ 504, tre Festival fa hai portato una canzone che si intitolava Un falco chiuso in gabbia, adesso ti presenti con Aeroplani. È una coincidenza, oppure il cielo ti affascina?

«Tutto risale a quando vivevo a La Spezia, dove la mia famiglia s’era trasferita. Ogni notte sognavo di librarmi in volo e dopo aver visto dall’alto i tetti della città atterravo nella piazza principale... E poi mi svegliavo sperando di riaddormentarmi subito e ricominciare. Per me volare è sintomo di libertà».

  • Salvatore "Toto" Cutugno è nato in provincia di Massa Carrara il 7 luglio 1943, ha vinto una volta il Festival come solista e una volta in coppia con Annalisa Minetti. Cosa si aspetta da questo nuovo Sanremo?

«Sono stato escluso una sola volta dalla finale, sono arrivato secondo sette volte, come solista e come autore. Mi aspetto che i miei aeroplani volino alti. Perché raccontano una bella storia d’amore: "Amore mio apri le tue ali e voleremo come aeroplani", dice un verso. E a proposito della mia passione per il cielo e il volo ti do una notizia. Quando ero convalescente ho scritto un libro, una storia d’amore che si conclude proprio nel cielo. Si intitola Sulle ali della speranza. Non so quando lo pubblicherò, ma sento che diventerà anche una fiction televisiva».

Gigi Vesigna

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