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Sommario.

 

 
Attualità.
di don Marco Ballarini
dottore della Biblioteca Ambrosiana


2 - I GRANDI MAESTRI DELLO SPIRITO
"AMARE", DI PADRE DAVID MARIA TUROLDO


LA FORZA DI UN AMORE INFINITO

«Pugno di terra viva che ogni Parola traversa come spada»: così si sentiva il religioso Servita, scomparso nel 1992. Un uomo che ha posto l'intera sua esistenza al servizio della Parola, meditando e cantando tutte le "dense ore di Dio", fino a diventarne inevitabile eco.

Nato il 22 novembre 1916 a Coderno, in provincia di Udine, nell’ultima casa del paese, David Maria Turoldo (il cui vero nome di battesimo era Giuseppe, per cui veniva chiamato "Bepi il rosso") sperimentò fin dall’infanzia la serietà esigente dell’amore. Divenuto frate dei Servi di Santa Maria con il nome di David Maria, giunge nel 1941 a Milano, dove le esigenze dell’amore lo spingono dapprima alla Resistenza e poi alla concreta carità, anche culturale, con la fondazione della "Corsia dei Servi" e l’ininterrotta attività di poeta e scrittore.

Per le sue prese di posizione è costretto nel 1952 a lasciare l’Italia peregrinando per l’Europa e poi, dopo la parentesi fiorentina (1954-1959), negli Stati Uniti, Messico, Sudafrica…, sempre a fianco degli "ultimi" della terra.

Alla morte di Giovanni XXIII si stabilisce a Sotto il Monte, dove fonda la rivista Servitium e dà vita alla "Casa di Emmaus". Dopo dolorosa malattia, muore a Milano il 6 febbraio 1992.

Padre David Maria Turoldo.
Padre David Maria Turoldo
(foto Bertotti).

L’arco sulle nubi dopo il diluvio

Storia d’amore è anche questo libro, Amare, secondo volume della serie "I grandi maestri dello spirito" di Famiglia Cristiana, in vendita con questo numero. Anzi, la storia dell’Amore che è Dio stesso, un Amore tante volte tradito che non si fa vendetta e distruzione ma misericordia e nuova alleanza, come ricorda l’arco posto sulle nubi dopo il diluvio, segno del desiderio di Dio di tornare ad abbracciare la sua terra.

Chi crede soltanto in Dio può anche uccidere in suo nome, ma chi crede in Dio Amore, in Dio Padre, non può più offendere nessuno, tanto meno l’ultimo e il povero: il Padre è sempre dalla parte dei figli umiliati e offesi perché non può lasciare profanare la propria immagine. Ricordando che vera immagine non è il singolo: «Non già io immagine di Dio, o tu immagine di Dio», scrive Turoldo. «Ma io e te insieme: umanità composta nell’amore. Come il primo uomo e la prima donna».

Occorre risalire all’unica sorgente per essere tutti figli dell’unico Dio e Padre. Essere, non fare. Quando si pretende di "fare" il padre e la madre si scopre ben presto che è impossibile; occorre "essere" padre e madre, essere nel celibato come totale disponibilità, con il corpo epifania di Dio, e nella fedeltà, costruire una casa, principio di fraternità che si allarga sul mondo. E come dirlo, l’amore? Quali sono i suoi linguaggi?

«Pugno di terra viva che ogni Parola traversa come spada»: padre David ha posto l’intera sua esistenza al servizio della Parola, meditando e cantando tutte le "dense ore di Dio", fino a diventarne inevitabile eco. Una pagina di magistrale e commossa esegesi è anche l’ultimo capitolo di questo libro, quasi interamente dedicato alla vicenda dell’uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico, col suo contorno di briganti, di aridi professionisti del sacro e di osti parassiti. La parola di Turoldo è ancora viva, attuale, capace di smuovere, proprio perché immediatamente derivata dalla sorgente della Parola amata, studiata e contemplata.

L’esperienza della povertà e della fragilità dell’amore umano dà origine a una forma di poesia-preghiera che si fa resistenza al male, in tutte le sue forme, e resa all’Amato.

«Amore, che mi formasti / a immagine dell’Iddio / che non ha volto, / Amore, che sì teneramente / mi ricomponesti dopo la rovina, / Amore, ecco, mi arrendo: / sarò il tuo splendore eterno» (Gloria al Padre).

Preghiera in compagnia dei poeti; dall’amato Francesco al supremo cantore dell’«amor che move il sole e l’altre stelle», Dante; fino a Dostoevskij che ribadisce la scelta dell’umile amore – «forza formidabile, la più grande di tutte» – contro le tentazioni di violenza e potere.

«L’ambizione – è naturale – sarebbe di scrivere un libro mai scritto da nessuno, un libro che fosse un evento. Necessario come la luce e il pane. Un libro da mangiare, da divorare». Un libro necessario, questo di Turoldo? Certamente un libro di cui nutrirsi. E non è poco..

don Marco Ballarini
   
   
E NEL 1962 GIRÒ IL FILM "GLI ULTIMI"

Tra gli amici di padre Turoldo, un posto importante ebbe fra Camillo De Piaz, da poco scomparso, del centro culturale "Corsia dei Servi" di Milano, dedicato all’approfondimento dei problemi di attualità, italiani e internazionali, e delle dinamiche sociali che andavano trasformando la città.

Padre Turoldo fu anche uno dei principali sostenitori del progetto Nomadelfia, il villaggio nato per accogliere gli orfani di guerra "con la fraternità come unica legge", fondato da don Zeno Saltini nell’ex campo di concentramento di Fossoli, presso Carpi (Modena): grazie alla sua abilità di oratore riuscì a raccogliere molti fondi presso la ricca borghesia milanese.

Nel 1961, nel convento di Santa Maria delle Grazie a Udine, iniziò a frequentare il suo corregionale Pier Paolo Pasolini (che, agnostico, realizzerà nel 1964 Il Vangelo secondo Matteo), grazie alla cui collaborazione girò il suo unico film, Gli ultimi (1962). Di notevole interesse artistico fu la collaborazione con il compositore Bepi De Marzi che con il coro polifonico di Vicenza ha realizzato la prima incisione musicale dei Salmi di padre Turoldo e dell’Ismaele.

 

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