Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

Più coraggio per il Sud

«Sciopero elettorale
per cambiare davvero»

 
Attualità.
di Alberto Bobbio


CHIESA
DON ROCCO D’AMBROSIO, PUGLIESE, DOCENTE DI FILOSOFIA POLITICA


«BASTA FESTE PATRONALI
ORGANIZZATE DAI BOSS»


Con certe forme di devozione popolare la Chiesa rischia «di scivolare nell’opportunismo a scapito della fede».

«Un ottimo documento, perché riapre una discussione dimenticata. Dobbiamo chiederci perché è accaduto». Don Rocco D’Ambrosio, pugliese, insegna Filosofia politica alla Pontificia Università Gregoriana e per molti anni è stato responsabile della pastorale sociale della Conferenza episcopale della Puglia. Eppure, si sarebbe aspettato di più.

  • Perché, professore?

«Le Chiese al Sud ricadono in due estremismi dannosi: da una parte la fuga spirituale, dall’altra l’attivismo sociale. Il sacro e l’impegno. Forse, bisognava essere più chiari e richiamare il Concilio che considera i due modelli non cristianamente autentici».

  • Cosa mette sotto accusa?

«La religiosità popolare. Nel documento di vent’anni fa su Chiesa e Mezzogiorno c’era una riflessione. Adesso manca. Si è abbassata da una decina d’anni l’attenzione a questi fenomeni, forme scandalose di feste patronali gestite da settori della criminalità organizzata. Si è troppo accondiscendenti, si è pensato che la devozione popolare faccia numeri e denaro e risolva il problema della diminuzione dei fedeli e dei relativi contributi economici. Direi che è opportunismo a scapito della fede».

  • E sul lato sociale?

«C’è una domanda alla quale ognuno deve rispondere: i cattolici singoli o organizzati quando promuovono cooperative sociali o aziende di servizi sono coerenti con il Vangelo e rispettosi delle leggi dello Stato?».

  • E lei cosa risponde?

«Per esperienza posso dire che le tentazioni e le pratiche conseguenti, disoneste e deleterie, sono tante».

  • Il progetto Policoro però è una buona pratica...

«È vero, ma ci sono tanti altri segni, che valeva la pena ricordare: l’esperienza di Libera, le scelte degli imprenditori in Sicilia contro il racket. Questa è tutta gente che vive negli ambienti della Chiesa e dobbiamo sostenerla».

  • La Chiesa fa troppo poco?

«Non dico questo. Osservo che spesso i documenti ufficiali sono più profetici dei profeti. E negli ultimi anni la profezia sembra essere stata quasi delegata a sparuti settori della vita ecclesiale».

  • Nella nota c’è anche un’autocritica assai severa...

«Ma doveva essere più chiara nell’indicare responsabilità. Sulle collusioni ecclesiali della mafia si poteva dire di più».

  • E sulla classe politica?

«C’è un giudizio che spero faccia riflettere le comunità cristiane a ogni livello. I nostri politici sono campioni nel perdere gli incentivi europei, abbiamo visto sempre solo grandi proclami elettorali. La nota chiede di cambiare. Va bene. Ma non è solo questione di politici e di imprenditori del Sud. Le imprese del Nord investono nel Sud solo quando ci sono gli sgravi fiscali. Sono tutti non credenti, o c’è chi zittisce dentro di sé la dottrina sociale della Chiesa?».

  • Il Sud ce la farà?

«È una terra con tante risorse spesso poco o mai utilizzate. C’è gente che con sacrificio e tenacia in ogni campo fa molte cose bene, in silenzio e con grande onestà: ma di loro non parla nessuno. Oggi non si può dire che il Sud sia tutto delinquenza e illegalità. Ma c’è un rischio: le parti più povere verranno ridotte a ghetto, come alcuni quartieri delle grandi città, come fosse una tassa da pagare per il riscatto di qualcuno».

Alberto Bobbio

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