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Colloqui col Padre
di D.A. - Scrivere a: don.antonio@stpauls.it


FAME NEL MONDO ED ECCESSI DI SPESE PER GLI ANIMALI

E C’È CHI SI AUGURA UNA "VITA DA CANI"

Rabbia e riprovazione morale per chi maltratta gli animali, ma perplessità anche per certi comportamenti. Il cibo di un cane italiano è superiore a quello che mangia un bimbo africano.

Da un po’ di mesi a questa parte, a Treviso e dintorni, sto notando che si aprono negozi di abbigliamento per animali, cani in particolare, con tanto di abiti in vetrina. Sarà forse il freddo, ma è esplosa la mania di vestire queste bestiole. Basta guardarsi attorno mentre si cammina: oltre alla loro "pelliccia naturale", tanti cani indossano un cappottino di lana o di camoscio, con tanto di fiocchetti in testa, come quelli che si mettono le bambine nei capelli. È una cosa che mi lascia perplessa. Mi viene da dire: dove stiamo andando? Non bastano più i saloni di bellezza per cani e gatti, un’alimentazione sempre più raffinata, attenta alla dieta, cure mediche sempre più sofisticate con medicine, flebo, interventi, protesi... Quel che mi ha fatto ancora più inorridire è la notizia appresa da un telegiornale: «In questo inverno più freddo del solito, scoppia la moda degli abiti per cani. Chi può permetterselo, spende cifre notevoli per il cappotto». Un vestitino per cagnolino in cashmere costa più di 70 euro! E poi, abiti con perline; addirittura scarpe e armadi per appendere i loro completini. E non mancano i giocattoli, oltre alla boutique con tanto di manichini a forma di cane...

Sarebbe ora di dire basta a questo scandalo, che mette ribrezzo e dà il voltastomaco. In un mondo globalizzato non fanno notizia i tanti bambini che, a ogni istante, muoiono di fame o malattia. Non ci facciamo più caso. Mi permetto di chiedere a quei signori che spendono tanto per gli animali di prendersi una foto di un bambino denutrito, invaso dalle mosche, dagli occhi grandi e spalancati, che sta cercando qualcuno o aspettando chi venga a salvarlo. Come a dire: «Ci sono anch’io». Appendetevi questa foto in ogni stanza di casa, in auto, sul posto di lavoro, e vedrete che prima di vestire il vostro cane vi chiederete: è giusto? Aiutate i bambini affamati, lasciate ai cani la loro vita da animali; date ai bambini una vita da esseri umani. Illumini il Signore le vostre coscienze.

Laura - Treviso
   

La crudeltà verso gli animali suscita immediata rabbia e riprovazione morale, segno rilevante d’una mentalità che, sia pure a fatica, ha raggiunto ormai le coscienze. E questo è un bene. Certi comportamenti a favore degli animali, tuttavia, lasciano perplessi. Allargando l’orizzonte oltre casa nostra, non si può ignorare che, mediamente, il cibo di un cane italiano è superiore a quello che mangia un bimbo africano. Per gli animali domestici spendiamo miliardi. Anche in tempo di crisi, fioriscono industrie, commercio e una forte pubblicità che prosperano sugli animali. Né si può liquidare il tutto, dicendo che, in fondo, anche così si procura del lavoro e c’è guadagno per più persone.

Il disordine sta nell’eccesso, come sempre. Ma anche nell’indifferenza che si ha verso le persone e le necessità degli altri. Forse, senza rendersi conto di tante contraddizioni. «Oltre diciassettemila bambini moriranno oggi di fame», ha dichiarato Ban Kimoon, segretario generale delle Nazioni Unite, il 16 novembre 2009, in occasione del vertice della Fao, «uno ogni cinque secondi, sei milioni in un anno». E ha aggiunto: «Il mondo ha cibo più che sufficiente e, nonostante questo, un miliardo di persone sono affamate. Questo è inaccettabile».

Milioni di bambini denutriti e interi popoli che muoiono di fame non appartengono a un altro mondo. Non possiamo disinteressarcene, dicendo che non ci riguarda. Ancor di più, in un mondo globalizzato. Siamo tutti corresponsabili quanto a giustizia e solidarietà. Sia pure in grado e forme diverse. Il dramma della povertà e della fame nel mondo non lo conosciamo per sentito dire o per i racconti dei missionari. Entra nelle nostre case attraverso i mass media (anche se non guasterebbe una maggiore informazione). Non possiamo non mettere in discussione le nostre abitudini e i nostri stili di vita. O meglio, i nostri sperperi e sprechi, che gridano vendetta al cospetto di Dio.

Non è certo un male disporre, oltre che dei beni necessari, anche dei beni superflui. Il male sta nel non vedere quelli che mancano anche dei beni necessari e non fare nulla, come singoli e come associati, per cambiare una situazione inaccettabile. Lo sfoggio del lusso e uno sconsiderato uso del denaro sono uno scandalo per chi non ha niente. Si prodigano attenzioni e cure verso gli animali e questo, entro una misura di sobrietà, è un bene. Ma se non si accompagna o non prende il posto di un’identica solidarietà verso i bambini e quanti muoiono per povertà e fame, allora è uno scandalo.

Non ci sono ricette per stabilire quanto è giusto o sbagliato spendere per gli animali. O i comportamenti più adeguati da tenere. Ma due cose, almeno, vanno considerate. Trattarli allo stesso rango degli esseri umani, in fondo è un torto che si fa loro. Non ne hanno bisogno, tanto meno lo chiedono. Spesso li si piega alle nostre abitudini e ai nostri capricci, indulgendo a inutili e devianti smancerie. Forse, andrebbero messe in discussione tante forme di addomesticamento, che li snatura. L’altra considerazione è la tua, cara Laura: nessuno vuole che gli animali siano trascurati o abbandonati a sé stessi. Anzi bisogna reagire contro ogni forma di violenza e denunciarne gli autori. Quel che si chiede, almeno, è di non trascurare gli esseri umani.

D.A.

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