Dai nostri inviati

Sydney, 17 luglio
  

Le Tv australiane l’hanno ribattezzato il "super giovedì", con un termine che evoca giornate epocali, fin qui usato, però, solo per lo sport o per la politica. È in realtà il giorno in cui l’Australia ha potuto salutare finalmente il Santo Padre (in visita privata da domenica 13 luglio) e in cui i pellegrini giunti per la ventitreesima Giornata mondiale della gioventù hanno abbracciato il pastore che li ha convocati agli antipodi, ascoltando il primo dei suoi interventi.

Benedetto XVI ha incontrato il premier australiano, Kevin Rudd, "una persona che s’è mostrata molto competente anche su temi religiosi, come ad esempio il pensiero del teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer", ha affermato padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana. Joseph Ratzinger s’è poi imbarcato su un battello, insieme al seguito (circa 530 persone) ma attorniato da 16 giovani, quattro australiani, quattro dell’Oceania (provenienti rispettivamente dalla Nuova Zelanda, dalla Papua Nuova Guinea, dalle isole Fiji e dalle isole Salomone), due asiatici (un cinese ed un’indiana), due africani (dal Sudan e dal Ruanda), due americani (un canadese ed una guatemalteca) nonchè due europei: un giovane spagnolo e una ragazza tedesca. A far corona all’imbarcazione che ha trasportato Benedetto XVI c’erano 12 barche. Sette elicotteri e diverse motovedette della polizia hanno sorvegliato il percorso.

Poco dopo le 15,30 (le 7,30 in Italia) Benedetto XVI è sbarcato a Barangaroo, il vecchio porto di Sydney che prende il nome della moglie di un famoso capo aborigeno. E proprio alcuni "anziani" aborigeni hanno accolto il Santo Padre, mentre un gruppo di "nativi" ha dato vita a una danza tradizionale per l’uomo che veniva in pace, da amico, e non da ostile conquistatore. Non solo: un coro di bambini dopo aver intonato in latino il "Tu es Petrus" ("Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa") lo ha poi cantato nella lingua dei Gadigal, l’etnia che un tempo abitava quella zona.

A Barangaroo c’erano 150.000 giovani; 15.000 ragazzi hanno seguito la cerimonia sui maxischermi predisposti nei pressi dell’Opera House ed altri 5.000 si sono assiepati lungo le rive; 1.900 pellegrini, infine, erano imbarcati sulle barche che hanno composto il "corteo papale".

Alberto Chiara
   

Il primo atto ufficiale di Benedetto XVI in Australia è stato l'incontro con il Governatore e il Primo ministro del Paese ai quali ha espresso il suo ringraziamento per lo sforzo organizzativo e l'accoglienza riservata al popolo della Gmg da un Paese il quale annovera "una tra le più giovani Chiese" che è "anche la più cosmopolita". Benedetto XVI ha lodato "la coraggiosa decisione del Governo australiano di riconoscere le ingiustizie commesse nel passato contro i popoli indigeni" e la volontà di "raggiungere una riconciliazione basata sul rispetto reciproco". Ma ha anche rivendicato l'apporto sostanzioso dei cattolici nella costruzione del Paese, citando "una delle più eminenti figure della storia di questo Paese, la beata Mary McKillop" e tutti i religiosi che hanno edificato "una rete di scuole" e hanno dato la loro "testimonianza di vita"..

Rifacendosi all'inno nazionale, il Papa ha invitato, da questa nazione che "abbonda nei doni della natura, di una bellezza ricca e rara", a una "responsabile amministrazione dei beni della terra". E ha lodato il Governo australiano che si è impegnato generosamente in "operazioni internazionali per il mantenimento della pace".

"È lo Spirito", ha detto Bendetto XVI, "che dona la saggezza per discernere il sentiero giusto e il coraggio per percorrerlo. Egli corona i nostri poveri sforzi con i suoi divini doni, come il vento, riempiendo le vele, spinge la nave in avanti, superando di molto ciò che i vogatori possono ottenere mediante il loro faticoso remare".

 

Giusto Truglia
   

L'abbraccio con la folla oceanica di giovani per Benedetto XVI avviene nel pomeriggio di giovedì 17 luglio, con una cerimonia di accoglienza a Barangaroo. Il Pontefice, arrivato in battello, si è rivolto per primo agli anziani degli aborigeni: "Sono profondamente commosso di trovarmi nella vostra terra", ha detto Benedetto XVI, "sapendo delle sofferenze e delle ingiustizie che essa ha sopportato, ma cosciente anche del risanamento e della speranza ora in atto".

Poi Benedetto XVI ha rivolto un toccante appello ai giovani di tutto il mondo: "Avvicinatevi all'amorevole abbraccio di Cristo; riconoscete la Chiesa come vostra casa. Nessuno è obbligato a rimanere all'esterno, poiché dal giorno di Pentecoste la Chiesa è una e universale".

E da qui è partito il Papa per illustrare il tema della Giornata che è centrata sul ruolo dello Spirito nella vita dei cristiani e della Chiesa. A partire dagli apostoli, che dopo la Pentecoste "si sentirono spinti a parlare del loro incontro con Cristo risorto". E sulla scia degli apostoli vengono le schiere dei "pionieri – sacerdoti, suore e frati – che giunsero a questi lidi e in altre parti del Pacifico" per evangelizzare, tra questi è da annoverare la beata Mary McKillop.

"Oggi è il mio turno", dice il Papa, che ammette di aver affrontato "un volo logorante", ma che gli ha permesso una vista "del nostro Pianeta dall'alto davvero magnifica". A questa Terra "segnata dalle ferite" non solo nel suo naturale habitat, ma anche nel suo tessuto sociale, Benedetto XVI lancia il suo messaggio di speranza: "Cristo offre di più. Anzi offre tutto. Solo lui, che è la verità, può essere la via e pertanto anche la vita". Attraverso il Battesimo, porta della vera vita, "cari amici, ricordatevi che siete creature nuove".

Conseguenza del Battesimo e del dono dello Spirito, per Benedetto XVI, è la testimonianza: "Il compito di testimone non è facile. Vi sono molti, oggi, i quali pretendono che Dio debba essere lasciato ai margini e che la religione e la fede, opportune per gli individui, debbano essere o escluse dalla vita pubblica o utilizzate solo per seguire limitati scopi pragmatici".

Il Pontefice ha concluso: "Cari amici, la creazione di Dio è unica e buona. La preoccupazione per la non violenza, lo sviluppo sostenibile, la giustizia e la pace, la cura del nostro ambiente sono di vitale importanza per l'umanita", ma non si può prescindere da una "profonda riflessione sull'innata dignità di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte. Questa è opera dello Spirito Santo! Questa è la speranza offerta dal Vangelo di Gesù Cristo! È per rendere testimonianza a questa realtà che siete stati ricreati nel Battesimo. Sia questo il messaggio che voi portate da Sydney al mondo".

Giusto Truglia
   

Tutto il mondo sotto la Croce del Sud. Era davvero rappresentato l’intero pianeta questo pomeriggio, a Barangaroo. L’Australia, "padrona di casa", vantava ovviamente la delegazione più numerosa. Moltissimi, però, anche i giovani pellegrini proveninenti dagli altri Paesi dell'Oceania. Come Joe Capulong, 18 anni, e sua sorella, Kat (22), giunti da Guam, l’isola più grande e meridionale dell’arcipelago delle Marianne, un territorio non incorporato degli Usa, che non a caso ha per motto: "Là dove comincia il giorno americano". "È la prima volta che partecipo ad una Giornata mondiale della gioventù", dice Joe, "la sto trovando spiritualmente molto intensa, umanamente arricchente, ma dal punto di vista climatico molto fredda visto il vento che soffia dall’Antartide, al quale noi non siamo abituati. In ogni caso volevo tanto vedere il Papa".

Elizabeth Ramirez, 30 anni, messicana di Monterrey, è, per così dire, una veterana: "Ho partecipato alle Gmg di Parigi (1997), Roma (2000), Toronto (2002) e Colonia (2005)". Differenze? "Sì e no", risponde. "Ogni Gmg necessariamente si caratterizza per la storia, la cultura e l’esperienza religiosa della città che accoglie, ma tutte quelle che ho fin qui vissuto sono accomunate dallo stesso identico entusiasmo e dalla medesima volontà di cercare il Signore". La trentina di egiziani guidata da padre Yohanna George hanno sprizzato cordialità senza accusare la fatica: hanno coinvolto tutti coloro che passavano accanto a loro in canti e balli.

C’era un vescovo, a Barangaroo, che aveva scelto di non salire sul palco. Monsignor Angelo Pignoli, nato in Italia ma da tempo in Brasile, alla guida della diocesi di Quixadá, nello stato del Ceará, ha deciso di stare sul prato con i suoi ragazzi: fanno parte del Cammino neocatecumenale. Non distante da loro, emozionatissima, ecco Carina Kraschinsky, tedesca di Meerbusch, un centro a dieci chilometri da Dusserdolf: "Avevo appena 15 anni quando partecipai alla Gmg di Colonia, oggi ne ho 18. Mi sento più coinvolta dal punto di vista spirituale. Finora, però, ho avuto poche occasioni di fraternizzare con coetanei di altre nazioni e questo mi pesa un po’ perchè la conoscenza di altre realtà arricchisce".

Infine, i nostri connazionali. Sono tanti, diecimila in tutto. Anche la Valle d’Aosta può vantare la sua delegazione, composta da una decina di persone.

Alberto Chiara

 

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