|
|
a
cura di Giuseppe Altamore |
I NOSTRI SOLDI I
BOND GRECI SONO SICURI?
Scommettendo sulla tenuta dei conti pubblici, e su rendimenti elevatissimi per un Paese protetto dall’euro, gli investitori si sono precipitati a prenotare i titoli di Stato quinquennali targati Repubblica ellenica, tanto che la domanda ha superato largamente l’offerta. Con ordini pari a 25 miliardi di euro, oltre tre volte gli otto miliardi offerti dai "Bot" greci, il Governo ellenico ha ricevuto un’iniezione di fiducia insperata, se si considera che da mesi circolava l’ipotesi di insolvenza sul debito greco. Del resto l’interesse offerto è relativamente elevato: il 6,2 per cento. Un’enormità se confrontato con il tasso zero dei titoli di Stato italiani. Evidentemente anche il rischio è elevato, anche se nessuno pare scommettere seriamente sul fallimento dello Stato greco. In ogni caso è meglio stare in allerta. Molti ricorderanno la vicenda dei bond argentini di qualche anno fa, quando 400 mila risparmiatori italiani si sono lasciati abbindolare dall’alto tasso d’interesse offerto dalla Repubblica sudamericana ormai sull’orlo del collasso. Come è andata a finire lo sanno tutti: l’Argentina non ha mai onorato il suo debito e migliaia di risparmiatori italiani hanno perso tutto. È importante quindi essere consapevoli e investire a occhi aperti, in relazione al proprio profilo di rischio, che da qualche tempo è obbligatorio definire, secondo quanto prescrive la direttiva Mifid, che obbliga gli intermediari finanziari a stilare una sorta di carta d’identità dell’investitore e a verificare la coerenza del profilo di rischio con le scelte fatte. Difficile quindi che si possa verificare uno scandalo simile a quello dei tango bond. Le obbligazioni sono titoli che uno Stato o un’azienda emette per finanziare il proprio debito. Un titolo obbligazionario rappresenta una frazione del prestito contratto da uno Stato direttamente con il mercato. Chi emette il titolo di debito definisce il tasso al quale il prestito è regolato, la periodicità del pagamento degli interessi, la data di scadenza e rimborso (3, 5 o 10 anni o anche più), il valore delle quote. Comprando obbligazioni il risparmiatore diventa creditore della società che le ha emesse e acquista il diritto a riavere indietro il capitale prestato, nel termine e alle condizioni stabilite. Con cadenza periodica (trimestrale, semestrale o annuale) è previsto il pagamento degli interessi, calcolati in base al tasso fisso oppure variabile. Il tasso di interesse di solito è tanto più alto quanto più lunga è la durata delle obbligazioni. I Bot a tre mesi, per esempio, hanno un rendimento in questo periodo pari a zero. I pagamenti periodici degli interessi si chiamano cedole, perché un tempo per poterli riscuotere era necessario staccare uno scontrino attaccato al certificato dell’obbligazione. Ci sono anche obbligazioni senza cedola. In questo caso il rendimento sarà dato dalla differenza tra la somma rimborsata alla scadenza e il prezzo, più basso, pagato all’atto della sottoscrizione del titolo. Attenzione, è vero che rispetto
alle azioni, il capitale rimane quasi sempre integro, ma il rischio non è
proprio nullo: molti ancora si stanno leccando le ferite lasciate dai bond
Alitalia rimborsati parzialmente con titoli di Stato a scadenza 31-12-2012.
Normalmente, il valore di rimborso a scadenza è predeterminato al momento
dell’acquisto. Si tratta, pertanto, di un investimento a basso rischio e a
basso rendimento. Ma se il risparmiatore vende i suoi titoli quotati in Borsa
prima della scadenza potrebbe subire una perdita dovuta alle fluttuazioni del
mercato.
|
||