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di
Francesca Della Chiara |
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L’ANGOLO VERDE
TRA I MELI IN
FIORE
Sono nati in Nuova Zelanda, negli Stati Uniti e in Giappone. E sono stati scelti dai produttori dell’Alto Adige per il sapore e il profumo dei frutti. Si chiamano Golden Delicious, Red Delicious, Granny Smith, Braeburn e Fuji e arrivano sui mercati di tutta Italia col marchio Marlene che garantisce un prodotto coltivato in modo naturale, sia con i metodi dell’agricoltura biologica che integrata. A vedere i meleti in fiore in queste settimane vien voglia di realizzarli nel giardino di casa. Impresa non impossibile, soprattutto con i consigli di Wolfang Drahoraad, altoatesino, agronomo esperto di frutticoltura, e Ugo Fiorini, toscano, esperto di antiche varietà di alberi da frutto e titolare dei Vivai Belfiore (tel. 055/59.00.869, sito web: www.vivaibelfiore.it). Quali varietà scegliere? Tutte quelle moderne coltivate in Alto Adige, compresa la recente Pink Lady, oppure, per una lunga stagione di raccolta, le varietà antiche autoctone, dalla San Giovanni alla Regina delle Renette, fino alla Ghiacciata, all’Annurca o alla Decio. La differenza? Le varietà moderne sono innestate su cloni (meli selezionati) nanizzanti che consentono una maggiore densità di piantagione; per il frutteto familiare si scelgono varietà innestate su MM111 o MM106, ovvero cloni di meli selvatici di grande vigore. Quante piante? Può bastarne una sola, ma meglio piantarne due, di cui una con funzione impollinatrice; dieci è il numero ideale. Come e quando potare Con la potatura si favorisce l’esposizione al sole di tutti i rami e, quindi, dei frutti che maturano in modo uniforme. La forma ideale è quella ad albero di Natale, vale a dire a cono (come si vede nel disegno). I tagli sono più drastici nei meleti intensivi, più leggeri in quello familiare così da ottenere piante dalla forma ampia. Si pota dalla caduta delle foglie fino alla ripresa vegetativa, scegliendo una giornata di tempo asciutto, senza vento, così da scongiurare il pericolo di malattie. Con la potatura, le piante non si stressano e producono ogni anno un giusto quantitativo di frutti. E potranno superare cento anni di vita. Trattamenti antiparassitari? Il metodo naturale prevede un’accurata
pulizia del terreno dalle erbe infestanti che sottraggono nutrimento
agli alberi da frutto e possono essere fonte di malattie: si estirpano
con una zappetta. Contro la ticchiolatura e l’attacco di altri funghi,
basta un trattamento con il rame d’inverno e contro l’oidio un
trattamento a base di zolfo in primavera. Per scoraggiare gli afidi, si
ricorre ai macerati d’ortica, a prodotti a base di piretro oppure alla
propoli agricola che irrobustisce le piante. Contro la carpocapsa è
utile monitorarne l’arrivo con le trappole a feromoni.
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