Dalla parte dei lettori.
a cura di Emanuele Piccari

SPESE E CONSUMI

IL RAGGIRO DEL "PREMIO"

  
Sono in aumento le truffe, soprattutto agli anziani. Ecco come difendersi da una delle ultime trovate...
  

I comandi dei Carabinieri e i commissariati dovrebbero essere ormai pieni di esposti contro le truffe organizzate da ditte che si spacciano per aziende di vendita per corrispondenza e che sono specializzate per raggirare incaute casalinghe (e anche casalinghi). Prima operavano soltanto nel Nord Italia, ma ora "lavorano" anche al Centrosud. La tecnica è sostanzialmente sempre la stessa, ma è stata perfezionata.

Con grande enfasi ed eccitazione, si comunica all’interessato, per citofono o alla porta, che ha vinto i 5 mila euro messi in palio dalla azienda di vendita per corrispondenza. I raggiratori sanno benissimo che, in Italia, le assegnazioni o le promesse di premi hanno raggiunto una dimensione oceanica e che non si può escludere di aver vinto un premio anche senza averne fatto richiesta o senza aver mai partecipato a un concorso. Non è tanto sorprendente che, almeno i consumatori più sprovveduti, cadano nel tranello.

I raggiratori (due) si affrettano anche a precisare che, per legge, il premio non può essere dato in denaro, ma soltanto in merce e, seduta stante, scaricano da un camioncino alcune pentole, bicchieri, stoviglie varie, una trapunta, quattro asciugamani e altre cianfrusaglie che fanno volume e danno l’impressione di avere vinto 5 mila euro. Si affrettano anche a precisare che, però, sempre per legge, c’è da pagare l’Iva, che non si può evadere e che ammonta a 1.980 euro. È una strana Iva del 33 per cento, ma non desta sospetto in nessuno, neanche davanti alla richiesta di dare un acconto di 300 euro, di firmare cambiali per l’importo dell’Iva e di firmare la "bolla di consegna".

Riassumendo, il consumatore bidonato consegna 300 euro che sono la provvigione dei due compari procacciatori, firma 12 cambiali che sono il corrispettivo intascato dalla ditta raggiratrice per merce che vale 300 euro, firma un contratto irrevocabile (la "bolla di consegna") che mette al riparo la ditta da contestazioni.

Si può risolvere questo caso? A parte la possibilità di una querela per truffa, del tutto teorica perché non ci sono testimoni e c’è invece un contratto firmato, il consumatore avrebbe solo la facoltà di dare disdetta entro 10 giorni. Ma è una possibilità solo teorica prevista dal Decreto legislativo numero 206/2005, poiché i truffatori se ne infischiano della legge e non restituiscono niente.

Meglio quindi diffidare delle apparenze.
  

ATTENTI A QUESTE "OFFERTE"

Generalmente gli anziani passano molto tempo in casa, dove sembrano al sicuro, ma paradossalmente possono subire delle truffe come quella dei falsi letturisti del gas.

Lavoro a domicilio. Le offerte arrivano tramite lettere personalizzate e sono quasi tutte truffe, che si riconoscono perché viene chiesto un deposito o una "cauzione" intorno ai 50 euro. Poi la ditta sparisce o con mille scuse non paga il lavoro.

Investimento sicuro. L’annuncio sul giornale parla di un investimento sicuro, per raddoppiare il capitale in un anno. Bisogna spedire un coupon per ricevere la visita in casa di un rappresentante molto ciarliero, che propone l’installazione in bar e locali pubblici di distributori automatici o apparecchi da divertimento, previa firma di un contratto e acconto di 10 mila euro. È una truffa, sembra che si occuperanno di tutto loro ma non è vero, si tratta di un contratto-capestro dove sembra che se l’affare va male rimborseranno i soldi, ma non è vero, è tutto congegnato per rendere l’anziano inadempiente e incamerare la caparra di 10 mila euro.

Bollette "civetta". Si riceve una bolletta con allegato conto corrente intorno ai 150 euro, che sembra la tassa sui rifiuti o altro tributo dovuto, invece è soltanto l’abbonamento a una rivista fantasma che imita le bollette da pagare veramente. Fare quindi molta attenzione all’intestazione, perché una volta pagata non c’è più niente da fare.

Telemarketing. Un simpatico interlocutore chiama al telefono per un sondaggio d’opinione e alla fine propone l’acquisto in contrassegno postale di un oggetto per una cifra molto contenuta, in genere tra i 20 e i 30 euro. Si tratta di raggiri: per esempio, un "appendiabiti universale" è risultato un semplice chiodo con una grossa capocchia e un "essiccatore ecologico per biancheria" un filo con qualche molletta da bucato.

 

NOI E IL FISCO di Micaela Chiruzzi

Incentivi per la casa ecologica

Tra le misure urgenti di sostegno contenute nel Decreto incentivi, varato lo scorso 19 marzo dal Consiglio dei ministri, è previsto per l’acquisto di immobili energeticamente efficienti un contributo pari a 83 euro per metro quadrato di superficie utile (con un massimo di 5 mila euro) per gli edifici che garantiscono un risparmio di energia del 30 per cento rispetto ai valori fissati dal D.lgs n. 192/2005.

Lo sconto sale a 116 euro al metro quadrato e, quindi, fino a uno sconto massimo sull’acquisto pari a 7 mila euro, se i consumi energetici si riducono del 50 per cento. Per l’acquisto di immobili è prevista la certificazione di efficienza energetica da parte dell’Enea. Gli incentivi sono operativi dallo scorso 6 aprile 2010 e sono disponibili fino a esaurimento del plafond, e comunque non oltre il 31 dicembre 2010.

 

IL LEGALE di Claudia Balzarini

Quelle discariche abusive

La mancanza di rispetto nei confronti dell’ambiente è purtroppo ravvisabile tutti i giorni. Dall’abitudine di gettare in strada cartacce e lattine alle aree suburbane trasformate in depositi di rifiuti ingombranti. Chi sporca spesso si giustifica affermando che spetta agli enti pubblici pulire. Si tratta, però, di una battaglia persa se a pulire è uno (nel migliore dei casi una volta al giorno) e a sporcare sono tanti, continuamente. Pulire ha, inoltre, costi che le casse degli enti pubblici (dei Comuni in particolare) non riescono a sostenere.

In questo contesto si inserisce la sentenza del Tar della Calabria che ha esentato il proprietario di un’area, trasformata in discarica, dall’obbligo di farsi carico della bonifica. Nel caso concreto il proprietario dell’area era l’Anas la quale, raggiunta da un’ordinanza con cui il sindaco del Comune interessato le intimava di procedere alla pulizia, si è rivolta al giudice lamentando la violazione del Decreto 152 del 2006 in materia ambientale. In effetti, l’art. 192 del Decreto vieta l’abbandono di rifiuti e fa carico ai trasgressori dell’obbligo di rimozione e bonifica. Il proprietario dell’area, invece, è tenuto a partecipare all’opera di pulizia solo se la violazione gli è imputabile a titolo di dolo o di colpa. Insomma pulisce chi sporca, mentre il proprietario è obbligato a provvedere solo se "complice".

La norma però imporrebbe agli enti pubblici di effettuare accertamenti per scoprire il responsabile. Non solo, secondo le direttive impartite in materia, dall’Unione europea, la responsabilità del proprietario potrebbe essere provata anche sulla base di semplici presunzioni. Così, ad esempio, il fatto che l’area sia stata usata come discarica per lungo tempo senza che il proprietario prendesse alcuna iniziativa potrebbe essere un elemento su cui fondare una forma di responsabilità per omissione. In questo modo si eviterebbe di porre i costi della bonifica interamente a carico dei Comuni i quali, spesso, non hanno fondi.