SPESE E CONSUMIIL
RAGGIRO DEL "PREMIO"
Sono in aumento le truffe, soprattutto agli
anziani. Ecco come difendersi da una delle ultime trovate...
I comandi dei Carabinieri e i
commissariati dovrebbero essere ormai pieni di esposti contro le truffe
organizzate da ditte che si spacciano per aziende di vendita per
corrispondenza e che sono specializzate per raggirare incaute casalinghe (e
anche casalinghi). Prima operavano soltanto nel Nord Italia, ma ora
"lavorano" anche al Centrosud. La tecnica è sostanzialmente sempre
la stessa, ma è stata perfezionata.
Con grande enfasi ed
eccitazione, si comunica all’interessato, per citofono o alla porta, che ha
vinto i 5 mila euro messi in palio dalla azienda di vendita per
corrispondenza. I raggiratori sanno benissimo che, in Italia, le assegnazioni
o le promesse di premi hanno raggiunto una dimensione oceanica e che non si
può escludere di aver vinto un premio anche senza averne fatto richiesta o
senza aver mai partecipato a un concorso. Non è tanto sorprendente che,
almeno i consumatori più sprovveduti, cadano nel tranello.
I raggiratori (due) si
affrettano anche a precisare che, per legge, il premio non può essere dato in
denaro, ma soltanto in merce e, seduta stante, scaricano da un camioncino
alcune pentole, bicchieri, stoviglie varie, una trapunta, quattro asciugamani
e altre cianfrusaglie che fanno volume e danno l’impressione di avere vinto
5 mila euro. Si affrettano anche a precisare che, però, sempre per legge, c’è
da pagare l’Iva, che non si può evadere e che ammonta a 1.980 euro. È una
strana Iva del 33 per cento, ma non desta sospetto in nessuno, neanche davanti
alla richiesta di dare un acconto di 300 euro, di firmare cambiali per l’importo
dell’Iva e di firmare la "bolla di consegna".
Riassumendo, il consumatore
bidonato consegna 300 euro che sono la provvigione dei due compari
procacciatori, firma 12 cambiali che sono il corrispettivo intascato dalla
ditta raggiratrice per merce che vale 300 euro, firma un contratto
irrevocabile (la "bolla di consegna") che mette al riparo la ditta
da contestazioni.
Si può risolvere questo caso? A
parte la possibilità di una querela per truffa, del tutto teorica perché non
ci sono testimoni e c’è invece un contratto firmato, il consumatore avrebbe
solo la facoltà di dare disdetta entro 10 giorni. Ma è una possibilità solo
teorica prevista dal Decreto legislativo numero 206/2005, poiché i truffatori
se ne infischiano della legge e non restituiscono niente.
Meglio quindi diffidare delle
apparenze.
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ATTENTI A QUESTE "OFFERTE"
Generalmente gli anziani passano molto tempo in
casa, dove sembrano al sicuro, ma paradossalmente possono subire delle
truffe come quella dei falsi letturisti del gas.
Lavoro a domicilio. Le
offerte arrivano tramite lettere personalizzate e sono quasi tutte
truffe, che si riconoscono perché viene chiesto un deposito o una
"cauzione" intorno ai 50 euro. Poi la ditta sparisce o con
mille scuse non paga il lavoro.
Investimento sicuro. L’annuncio
sul giornale parla di un investimento sicuro, per raddoppiare il
capitale in un anno. Bisogna spedire un coupon per ricevere la visita
in casa di un rappresentante molto ciarliero, che propone l’installazione
in bar e locali pubblici di distributori automatici o apparecchi da
divertimento, previa firma di un contratto e acconto di 10 mila euro.
È una truffa, sembra che si occuperanno di tutto loro ma non è vero,
si tratta di un contratto-capestro dove sembra che se l’affare va
male rimborseranno i soldi, ma non è vero, è tutto congegnato per
rendere l’anziano inadempiente e incamerare la caparra di 10 mila
euro.
Bollette "civetta". Si
riceve una bolletta con allegato conto corrente intorno ai 150 euro,
che sembra la tassa sui rifiuti o altro tributo dovuto, invece è
soltanto l’abbonamento a una rivista fantasma che imita le bollette
da pagare veramente. Fare quindi molta attenzione all’intestazione,
perché una volta pagata non c’è più niente da fare.
Telemarketing. Un
simpatico interlocutore chiama al telefono per un sondaggio d’opinione
e alla fine propone l’acquisto in contrassegno postale di un oggetto
per una cifra molto contenuta, in genere tra i 20 e i 30 euro. Si
tratta di raggiri: per esempio, un "appendiabiti universale"
è risultato un semplice chiodo con una grossa capocchia e un
"essiccatore ecologico per biancheria" un filo con qualche
molletta da bucato.
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| NOI E IL FISCO di
Micaela Chiruzzi
Incentivi per la casa ecologica
Tra le misure urgenti di sostegno contenute nel
Decreto incentivi, varato lo scorso 19 marzo dal Consiglio dei
ministri, è previsto per l’acquisto di immobili energeticamente
efficienti un contributo pari a 83 euro per metro quadrato di
superficie utile (con un massimo di 5 mila euro) per gli edifici che
garantiscono un risparmio di energia del 30 per cento rispetto ai
valori fissati dal D.lgs n. 192/2005.
Lo sconto sale a 116 euro al metro quadrato e,
quindi, fino a uno sconto massimo sull’acquisto pari a 7 mila euro,
se i consumi energetici si riducono del 50 per cento. Per l’acquisto
di immobili è prevista la certificazione di efficienza energetica da
parte dell’Enea. Gli incentivi sono operativi dallo scorso 6 aprile
2010 e sono disponibili fino a esaurimento del plafond, e comunque non
oltre il 31 dicembre 2010. |
| IL LEGALE di
Claudia Balzarini
Quelle discariche abusive
La mancanza di rispetto nei confronti dell’ambiente
è purtroppo ravvisabile tutti i giorni. Dall’abitudine di gettare
in strada cartacce e lattine alle aree suburbane trasformate in
depositi di rifiuti ingombranti. Chi sporca spesso si giustifica
affermando che spetta agli enti pubblici pulire. Si tratta, però, di
una battaglia persa se a pulire è uno (nel migliore dei casi una
volta al giorno) e a sporcare sono tanti, continuamente. Pulire ha,
inoltre, costi che le casse degli enti pubblici (dei Comuni in
particolare) non riescono a sostenere.
In questo contesto si inserisce la sentenza del Tar
della Calabria che ha esentato il proprietario di un’area,
trasformata in discarica, dall’obbligo di farsi carico della
bonifica. Nel caso concreto il proprietario dell’area era l’Anas
la quale, raggiunta da un’ordinanza con cui il sindaco del Comune
interessato le intimava di procedere alla pulizia, si è rivolta al
giudice lamentando la violazione del Decreto 152 del 2006 in materia
ambientale. In effetti, l’art. 192 del Decreto vieta l’abbandono
di rifiuti e fa carico ai trasgressori dell’obbligo di rimozione e
bonifica. Il proprietario dell’area, invece, è tenuto a partecipare
all’opera di pulizia solo se la violazione gli è imputabile a
titolo di dolo o di colpa. Insomma pulisce chi sporca, mentre il
proprietario è obbligato a provvedere solo se "complice".
La norma però imporrebbe agli enti pubblici di
effettuare accertamenti per scoprire il responsabile. Non solo,
secondo le direttive impartite in materia, dall’Unione europea, la
responsabilità del proprietario potrebbe essere provata anche sulla
base di semplici presunzioni. Così, ad esempio, il fatto che l’area
sia stata usata come discarica per lungo tempo senza che il
proprietario prendesse alcuna iniziativa potrebbe essere un elemento
su cui fondare una forma di responsabilità per omissione. In questo
modo si eviterebbe di porre i costi della bonifica interamente a
carico dei Comuni i quali, spesso, non hanno fondi.
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