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cura di Rosanna Precchia |
WEEK-END
TUTTO
IL BELLO DI NUORO
«Ho vissuto coi venti, coi boschi, con le montagne, ho guardato per giorni, mesi ed anni il lento svolgersi delle nubi sul cielo sardo». Così scriveva Grazia Deledda, premio Nobel 1926. La sua anima sarda, profondamente radicata in questa terra, oggi rivive nella "Casa natale" di Nuoro trasformata in museo (info, tel. 0784/25.80.88; 25.38.10). Siamo nel cuore del centro storico del capoluogo della Barbagia, in mezzo a un dedalo di vicoli che guardano verso la montagna dell’Ortobene. La casa dove la scrittrice trascorse la sua giovinezza è una bella dimora a due piani con orto e giardino. Una tipica abitazione della media borghesia fine ’800, che i curatori hanno voluto mantenere intatta nella sua atmosfera e nei suoi odori. La cucina e la dispensa, infatti, vengono di volta in volta riallestite con i prodotti freschi di stagione, per ricreare quella festa di colori che la Deledda descrive minutamente nel romanzo Cosima. Dalle caciotte al lardo, dai grandi cesti di cereali al pane salato e ai grappoli d’uva fatti seccare appesi al soffitto. Curatissimi gli arredi d’epoca, dalla camera da letto al salotto studio, trasportato qui dalla residenza romana della scrittrice. La casa di Grazia Deledda è solo uno dei motivi per cui oggi Nuoro si candida a essere riscoperta come centro d’arte e cultura: infatti a pochi passi da questa si apre il Man, Museo d’arte della Provincia di Nuoro, un vero gioiello che ogni anno, grazie al successo delle sue mostre, attrae oltre 40 mila visitatori (www.museoman.it tel. 0784/23.07.12). Fino al 6 giugno ospita la rassegna Capolavori del ’900 italiano. Dall’avanguardia al ritorno all’ordine, un percorso che si concentra sui primi trent’anni del secolo, un momento importante di sperimentazione e di ricerca, con opere di maestri come Medardo Rosso, De Chirico, Carrà, Severini, Balla e Morandi. Imperdibile il Museo etnografico, oggi in riallestimento. Le poche sale rimaste aperte e visitabili sono sufficienti per immergersi nella storia dei costumi e del folclore sardo. Gioielli in corallo e filigrana, splendidi abiti da cerimonia interamente cuciti a mano con tessuti preziosi, mobili, strumenti musicali e immagini della devozione popolare fanno capire l’attaccamento quasi geloso dei sardi alle loro tradizioni. Suggestive le sale dedicate alla tradizione del Carnevale, in particolare quella riservata alle maschere dei famosi Mamuthones, protagonisti del Carnevale barbaricino (info 0784/25.70.35). Per ammirare il panorama di Nuoro si può proseguire a piedi dalla casa di Grazia Deledda percorrendo la via della Solitudine fino alla piccola chiesa che custodisce le sue spoglie mortali. Di qui, preferibilmente con l’auto, si sale al Monte Ortobene lungo la strada panoramica fino alla statua del Redentore, simbolo della città. La vista è superba e spazia su quelle che sono chiamate le Dolomiti sarde. Questo è il polmone verde di Nuoro. Il 29 agosto la gente sale a piedi, indossando i tradizionali costumi popolari, tagliando attraverso i boschi di querce e di lecci. Un itinerario consigliabile anche ai turisti, meglio se con una guida. Ad appena una ventina di chilometri, c’è il mare di Orosei. A questo punto il percorso alla scoperta della Barbagia porta a Orgosolo e ai suoi magnifici murales. Sono più di 300, opera di artisti di strada che continuamente li aggiornano. Sono per lo più manifesti di protesta e di rivendicazione della propria storia e delle proprie radici, ma registrano anche eventi di attualità come la caduta del regime di Sadam Hussein o citazioni colte e immagini legate alla religiosità popolare. Il pranzo all’aperto Da Orgosolo si può salire all’altopiano di Montes, una distesa ininterrotta di foreste e pascoli dove i ristoranti offrono la possibilità di allestire pranzi all’aperto, sotto le querce, per gustare il maialeddu arrostito, le paste fatte in casa e farcite con la gustosissima ricotta locale e soprattutto la sebada, il dolce tipico ripieno di formaggio e ricoperto di miele. Tutto il territorio nuorese è ricco di villaggi nuragici e di emergenze archeologiche come le Tombe dei giganti scavate nella roccia. A una ventina di chilometri da Nuoro, per esempio, nei pressi di Dorgali, c’è il villaggio di Serra Orios. È uno dei centri preistorici più importanti della Sardegna, sei isolati di capanne disposte a cerchio attorno al pozzo dove abitavano circa 300 persone. Da non perdere, anche perché è situato in una macchia formata da mirti, ulivi selvatici e gigli di campo. Simonetta Pagnotti Informazioni
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