Speciale domenica.
di don Gennaro Matino

IL VANGELO DELLA SPERANZA
Quinta di Quaresima (anno C) - 21 marzo 2010


IL DIO DELLA TENEREZZA

    
Giovanni (8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».
   

«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra» (Gv 8,7). «Il mio peccato lo riconosco, il mio errore mi è sempre dinanzi» (Sal 50,5). Il salmista ripercorre la sua storia e fatica nel raccontare quanto grande è il suo errore, quanto immensa la consolazione di sapere che nel Signore Dio c’è misericordia e perdono. La storia del salmista riguarda l’uomo e la sua vicenda: scoprirsi nudi a causa della propria miseria è cercare la consolazione di uno sguardo che non giudichi e non condanni: «Non ricordate più le cose passate» (Is 43,18), risponde il Signore. Il Padre di ogni misericordia è pronto a rendere salva la vita del penitente, a stringere al petto chiunque è disposto a cambiare la strada finora percorsa: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?» (Gv 8,10).

La promessa è per tutti coloro che sapranno affidarsi alla Parola che salva, attesa di nuova vita data per amore, nuova esistenza in cambio della prigionia della morte: «Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa» (Is 43,19). L’adultera pronta al macello della lapidazione trova lo sguardo della tenerezza del Padre incrociando gli occhi del Maestro di Galilea.

Sorpresa che sconvolge l’idea di un Dio che ti vede solo per giudicarti, che ti giudica solo per condannarti, che ti condanna per la soddisfazione di punirti. Un Dio che ti vede da cui nascondersi, che fa paura. La donna incrocia lo sguardo della tenerezza di un Dio diverso e negli occhi del Maestro di Galilea intercetta un Padre che come una mamma sa lasciare libero il proprio figlio, libero anche di sbagliare ma pronto a intervenire alla prima richiesta di aiuto: «Nessuno, Signore» (Gv 8,11) mi ha condannata. Come l’uomo del salmo la donna riconosce il suo peccato e il perdono è pronto a segnare l’inizio di una nuova vita. Pasqua di risurrezione è la vittoria sulla morte causata dal peccato di Adamo, ma ogni morte quotidiana è frutto del nostro peccato. Sciogliere le catene inique che imprigionano il nostro futuro, impedire al limite del male di prendere il sopravvento sulla nostra speranza è cercare lo sguardo del Maestro di Galilea che ci racconta la tenerezza del Padre pronto a perdonare. Riconoscere il peccato è intercettare tra le mille false promesse di possibili salvezze l’unica via che ci permette di ritrovarci. Nel cuore degli avvenimenti, a volte malati, nell’ora dei tradimenti, provocati dal peccato, se siamo pronti a scegliere il vocabolario della risurrezione, la morte sarà distrutta, l’ultima e la quotidiana.

La consolazione del perdono abbraccerà le stanche membra della nostra consistenza malata: «Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11). La debolezza resta, resterà anche dopo la gioia del perdono, è possibile cadere di nuovo, ma tutto sarà diverso se avrò voltato le spalle all’uomo vecchio e affrontato con decisione il sentiero della pace. Gli occhi del Maestro colmi di misericordia non potranno essere dimenticati e, forza in tempo di oscurità, sapranno illuminare il passo successivo: «Non ho certo raggiunto la meta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù» (Fil 3,12).

Tenerezza inaudita raccontataci dal Maestro di Galilea di un Padre che non vuole che i suoi figli si perdano. Perdono che sconvolge nel riceverlo, che diventa metodo per chi l’ha ricevuto: «Rimetti i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12).

   

Domenica 21 marzo
Quinta di Quaresima.
San Nicola di Flüe. Santa Benedetta Cambiagio Frassinello.
Letture: Isaia 43,16-21; Filippesi 3,8-14; Giovanni 8,1-11;
oppure Ezechiele 37,12-14; Romani 8,8-11; Giovanni 11,1-45.
Liturgia delle Ore: I settimana.
RITO AMBROSIANO:
Matteo 12,38-40; Deuteronomio 26,5-11; Romani 1,18-23; 
Giovanni 11,1-53.

Lunedì 22 marzo
San Benvenuto Scotivoli. Santa Lea. Sant’Epafrodito.
Letture: Daniele 13,1-9.15-17.19-30.33-62; Giovanni 8,12-20.

Martedì 23 marzo
San Turibio da Mogrovejo. San Gualtiero (Walter).
Letture: Numeri 21,4-9; Giovanni 8,21-30.

Mercoledì 24 marzo
Santa Caterina di Svezia.
Letture: Daniele 3,14-20.46-50.91-92.95; Giovanni 8,31-42.

Giovedì 25 marzo
Annunciazione del Signore. Santa Lucia Filippini.
Letture: Isaia 7,10-14; Ebrei 10,4-10; Luca 1,26-38.

Venerdì 26 marzo
Sant’Emanuele. Santi Baronzio e Desiderio.
Letture: Geremia 20,10- 13; Giovanni 10,31-42.

Sabato 27 marzo
San Ruperto. Beato Francesco Faà di Bruno.
Letture: Ezechiele 37,21- 28; Giovanni 11,45-56.