Speciale domenica.
di Enzo Bianchi

IL VANGELO DELLA COMUNITÀ
Solennità di Pentecoste (anno A) - 11 maggio 2008

IL DONO DELLO SPIRITO

    
Giovanni (20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
   

Pentecoste è il compimento del mistero pasquale: le energie del Risorto si riversano sulla sua comunità la quale, grazie allo Spirito, confessa Gesù quale Figlio di Dio e Signore e lo testimonia. Ecco perché il brano proposto, la conclusione del quarto Vangelo, ci presenta il dono dello Spirito fatto dal Risorto ai discepoli. Vi è in questa pagina il compimento di un’attesa che attraversa tutto il Vangelo.

Lo Spirito scende su Gesù in forma di colomba al momento del Battesimo, come attesta Giovanni il Battezzatore: «Chi mi ha mandato a battezzare con acqua mi ha detto: "L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza, immerge in Spirito Santo"» (Gv 1,32-33). Queste parole suscitano l’attesa dell’immersione definitiva nello Spirito da parte di Gesù, attesa ridestata poco più avanti dall’evangelista: «Colui che Dio ha inviato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura» (Gv 3,34). Gesù stesso, nella festa delle Capanne, ritto in piedi nel tempio grida: «Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: "Fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno"» (Gv 7,37-38). E qui di nuovo l’evangelista commenta con la solita intelligenza spirituale: «Questo disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato».

Nei "discorsi di addio", Gesù promette ripetutamente ai discepoli che non li lascerà orfani: pregherà il Padre il quale invierà nel suo Nome lo Spirito Consolatore, che insegnerà loro ogni cosa e li guiderà alla piena verità; li condurrà cioè a fare memoria di tutta la vita di Gesù e ad assumerla in profondità.

Ed ecco che giunge, puntuale, la realizzazione della promessa. Gesù aveva più volte profetizzato che sarebbe venuta per lui l’ora dell’innalzamento, della glorificazione: ebbene, elevato sulla croce, Gesù «reclinato il capo consegnò lo Spirito» (Gv 19,30). Per il quarto Vangelo la morte di Gesù è l’ora in cui egli agisce come Vivente e fa il dono definitivo, quello che dà inizio agli ultimi tempi: Gesù dona lo Spirito Santo alla Chiesa che è ai piedi della croce, rappresentata da sua madre e dal discepolo amato. A conferma del compimento avvenuto, l’evangelista attesta che «uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua» (Gv 19,34), il sangue dell’alleanza e l’acqua segno dello Spirito.

Ma Gesù vuole che il dono dello Spirito sia accolto consapevolmente dalla sua comunità dispersa nell’ora della croce. Per questo la sera della risurrezione si manifesta ai discepoli chiusi nella loro paura, torna ad assumere il posto centrale che spetta al Signore e annuncia loro la sua pace, quella che il mondo non può dare. Infine, dopo aver mostrato le ferite dell’amore che restano indelebili sul suo corpo, «alita su di loro», gesto che segna una nuova creazione, «e dice: "Ricevete lo Spirito Santo"».

Il dono è responsabilità, è in vista della missione essenziale affidata da Gesù alla Chiesa: rimettere i peccati a tutti gli uomini, nessuno escluso. Sì, «lo Spirito Santo è la remissione dei peccati», come recita una bella preghiera liturgica. A Pentecoste, mentre facciamo memoria di tutta la vita del Signore sfociata nel dono dello Spirito, dovremmo invocare lo Spirito perché metta in noi il suo frutto per eccellenza: la capacità di compiere gesti concreti di perdono e di riconciliazione nelle nostre relazioni quotidiane. Questo è vivere da con-risorti con il Signore ed essere nella storia testimoni credibili del grande dono dello Spirito Santo.

   

Domenica 11 maggio
Pentecoste. Sant’Ignazio da Làconi.
Letture: Atti 2,1-11; 1Corinzi 12,3-7.12-13; Giovanni 20,19-23.
RITO AMBROSIANO: come nel Rito Romano.
Liturgia delle Ore: Ufficio della solennità.

Lunedì 12 maggio
VI settimana del Tempo Ordinario.
Santi Nèreo e Achìlleo. San Pancrazio.
Letture: Giacomo 1,1-11; Marco 8,11-13.
Liturgia delle Ore: II settimana.

Martedì 13 maggio
Madonna di Fatima. Beata Maddalena Albrici.
Letture: Giacomo 1,12-18; Marco 8,14-21.

Mercoledì 14 maggio
San Mattia. San Michele Garicoïts. Santa Maria Domenica Mazzarello.
Letture: Atti 1,15-17.20-26; Giovanni 15,9-17.

Giovedì 15 maggio
Sant’Isidoro l’agricoltore. Beato Andrea Abellon.
Letture: Giacomo 2,1-9; Marco 8,27-33.

Venerdì 16 maggio
Sant’Ubaldo. Sant’Adamo. Beato Simone Stock.
Letture: Giacomo 2,14-24.26; Marco 8,34-9,1.

Sabato 17 maggio
San Pasquale Baylon. Santa Restituta.
Letture: Giacomo 3,1-10; Marco 9,2-13.