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di
don
Gennaro Matino
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IL VANGELO DELLA SPERANZA IL DIO DELLA TENEREZZA Giovanni (8,1-11) In
quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò
di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a
insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa
in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata
sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di
lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla
prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere
col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò
e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di
lei». «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra» (Gv 8,7). «Il mio peccato lo riconosco, il mio errore mi è sempre dinanzi» (Sal 50,5). Il salmista ripercorre la sua storia e fatica nel raccontare quanto grande è il suo errore, quanto immensa la consolazione di sapere che nel Signore Dio c’è misericordia e perdono. La storia del salmista riguarda l’uomo e la sua vicenda: scoprirsi nudi a causa della propria miseria è cercare la consolazione di uno sguardo che non giudichi e non condanni: «Non ricordate più le cose passate» (Is 43,18), risponde il Signore. Il Padre di ogni misericordia è pronto a rendere salva la vita del penitente, a stringere al petto chiunque è disposto a cambiare la strada finora percorsa: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?» (Gv 8,10). La promessa è per tutti coloro che sapranno affidarsi alla Parola che salva, attesa di nuova vita data per amore, nuova esistenza in cambio della prigionia della morte: «Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa» (Is 43,19). L’adultera pronta al macello della lapidazione trova lo sguardo della tenerezza del Padre incrociando gli occhi del Maestro di Galilea. Sorpresa che sconvolge l’idea di un Dio che ti vede solo per giudicarti, che ti giudica solo per condannarti, che ti condanna per la soddisfazione di punirti. Un Dio che ti vede da cui nascondersi, che fa paura. La donna incrocia lo sguardo della tenerezza di un Dio diverso e negli occhi del Maestro di Galilea intercetta un Padre che come una mamma sa lasciare libero il proprio figlio, libero anche di sbagliare ma pronto a intervenire alla prima richiesta di aiuto: «Nessuno, Signore» (Gv 8,11) mi ha condannata. Come l’uomo del salmo la donna riconosce il suo peccato e il perdono è pronto a segnare l’inizio di una nuova vita. Pasqua di risurrezione è la vittoria sulla morte causata dal peccato di Adamo, ma ogni morte quotidiana è frutto del nostro peccato. Sciogliere le catene inique che imprigionano il nostro futuro, impedire al limite del male di prendere il sopravvento sulla nostra speranza è cercare lo sguardo del Maestro di Galilea che ci racconta la tenerezza del Padre pronto a perdonare. Riconoscere il peccato è intercettare tra le mille false promesse di possibili salvezze l’unica via che ci permette di ritrovarci. Nel cuore degli avvenimenti, a volte malati, nell’ora dei tradimenti, provocati dal peccato, se siamo pronti a scegliere il vocabolario della risurrezione, la morte sarà distrutta, l’ultima e la quotidiana. La consolazione del perdono abbraccerà le stanche membra della nostra consistenza malata: «Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11). La debolezza resta, resterà anche dopo la gioia del perdono, è possibile cadere di nuovo, ma tutto sarà diverso se avrò voltato le spalle all’uomo vecchio e affrontato con decisione il sentiero della pace. Gli occhi del Maestro colmi di misericordia non potranno essere dimenticati e, forza in tempo di oscurità, sapranno illuminare il passo successivo: «Non ho certo raggiunto la meta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù» (Fil 3,12). Tenerezza inaudita raccontataci dal Maestro di Galilea di un Padre che non vuole che i suoi figli si perdano. Perdono che sconvolge nel riceverlo, che diventa metodo per chi l’ha ricevuto: «Rimetti i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12).
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