In famiglia.
      

L’IMBARBARIMENTO DELLA TELEVISIONE ITALIANA

Rai e Mediaset, le Grandi Sorelle
        

   Famiglia Cristiana n.3 del 21-1-2001 - Home Page

    

Ci aspetta un’ondata di volgarità e cattivo gusto, provocazione e oscenità, senza distinzioni tra settore pubblico e privato. Tutto ai fini dell’ascolto, senza alcun riguardo per tutto il resto.

Guardiamoci dallo scrivere, o anche solo dal pensare, che in fatto di tv si sia toccato il fondo. Per constatare che si è scesi di qualche altro gradino è sufficiente attendere un po’, con la certezza di non sbagliare. Pertanto, oltre a valutare quel che ci hanno già propinato, sarà bene preoccuparsi per quel che stanno allestendo. Il tutto con due premesse. Primo, non ci saranno autentiche novità perché in video, ormai, ci si limita a copiare. Secondo, la tendenza è di copiare il peggio. Non è quindi escluso che un giorno ci si ritrovi a rimpiangere questo inizio del 2001, quando la tv dei guardoni era – o sembrava – soltanto all’inizio.

In verità, e con tanti auguri per il futuro, il presente basta e avanza. Messa fine all’equivoco Grande Fratello, recita a soggetto contrabbandata come tv-verità, ne è cominciato in grande lo sfruttamento: questo sì "vero".

Il protagonista è Maurizio Costanzo, che un tempo deprecava la tv «troppo invasiva, anche torbida e voyeuristica», ma adesso è saltato sul carro del vincitore. E come accade ai convertiti troppo zelanti, è suo il teorema sulla tv interattiva, l’identificazione (ma quando mai...) fra la telecamera e chi la segue da casa. Qui c’è solo da ripetere che, esaurita questa moda, ne subentrerà un’altra; e forse non ci vorrà molto perché i Grandi Fratelli e i loro derivati, per stanca ripetitività, provochino saturazione (un giornale temeva che un eventuale successo di Pippo Baudo inducesse a capovolgere le analisi sociologiche, con ritorno trionfale del varietà: e in effetti c’è da sorridere).

Ma non è questo il punto. Si torni alla tv del passato, già poco apprezzabile, o si aprano nuove strade, certi guasti appaiono irrimediabili. Guasti attuali, non futuribili, volgarità e cattivo gusto, provocazione e oscenità senza che si possa distinguere fra settore pubblico e network privato.

Se infatti Mediaset continua a spogliare le sue ballerinette, reclamizzando poi i calendari nudi di Marina e le vette filosofiche di Taricone, la Rai si batte per non restare indietro. E mentre il network non impone canoni, la Rai usa i nostri soldi per farci ascoltare le lepidezze postribolari di Luttazzi, per mostrarci spogliarelli in scena, per far discettare un macho e una pornodiva su squisitezze sessuali, per sollecitare la gioventù con gli scambi di coppie, per trascendere insomma nell’esibizione come nel linguaggio.

A ben guardare, anzi, più di Mediaset appare criticabile proprio la Rai, con le sue pretese di servizio pubblico. Ci spieghino che razza di servizio è quello che si esprime delegando la morale corrente a personaggi di dubbia intelligenza e cultura, fanciulle troppo disinvolte o addirittura direttori di rete. Tutto ai fini dell’ascolto, in concorrenza commerciale, senza riguardi per le famiglie, senza pudore.

Nei dieci minuti serali di Enzo Biagi, che richiedono pareri secchi, un gruppo di recensori ha tentato di interpretare il fenomeno. Erano giornalisti colti ma a contatto stretto con il pubblico, anch’essi cioè coinvolti come quegli spettatori che contribuiscono all’audience milionaria senza però rinunciare al proprio diritto di critica (come testimoniano, per inciso, le tante lettere che ci arrivano). Insieme a opinioni disparate, ma concordi nella deprecazione dell’eccesso, a emergere nel modo più chiaro è stata appunto la distinzione fra Rai e privati. Facciano questi ultimi quel che vogliono, beninteso nei limiti della legge. Ma spetta alla Rai ritrovare la funzione conclamata di servizio, badando alla qualità prima che all’ascolto, non rincorrendo Mediaset e soci nella speculazione commerciale. Un richiamo alto, insomma, ma chissà se troverà risposta.

Questo in prospettiva: e nel prossimo avvenire? Allegri. Finte amiche per caso fingono di essere sé stesse. Finte commesse fingono di vivere realmente in un supermercato. Si preparano altre clausure per i nuovi Fratelli. Sta per arrivare il Survivor italianizzato, con l’eroe paesano che ferma un’emorragia facendosi una iniezione al naso: «Come Rambo», commenta la stampa. Rambo, deve aver fatto palestra con Taricone.

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