Il teologo.
 
di Giordano Muraro

  Le precauzioni tra coniugi
contro i contagi sono altra cosa
dai contraccettivi
        

   Famiglia Cristiana n.3 del 21-1-2001 - Home Page

    

La Chiesa ancora una volta ha condannato i contraccettivi. C’era da aspettarselo. Ma dire che sono illeciti anche quando uno dei due coniugi è sieropositivo, e che l’unico rimedio è la castità per tutto il resto della vita, non le sembra una posizione rigida e disumana?

Antonio B. - Parma

I princìpi non sono né rigidi né disumani. Sono portatori di valori e i valori sono la vita dell’uomo. Può invece essere rigida e disumana l’applicazione. Il principio "onora il padre e la madre" vale per tutta la vita. Ma non nello stesso modo. Ogni età della vita ha un suo modo di vivere questo comandamento del Signore. Si può giungere addirittura alla sospensione del principio, come nel caso in cui una persona per non morire di fame prende il necessario per sopravvivere dove lo trova. Non ruba, ma esercita un suo diritto, che precede e sospende lo stesso diritto di proprietà.

Il principio e i casi umani

La virtù che insegna come applicare i princìpi ai casi della vita è la prudenza, e chi non si ferma a riflettere sulle circostanze e sulle situazioni diverse che impongono di applicare in modo diverso lo stesso principio ai casi singoli, viene da san Tommaso giudicato un imprudente, immaturo, pigro, superficiale, intransigente (cfr. Summa II-II, q. 53-55). Cerchiamo allora di capire se il principio dell’illiceità della contraccezione valga sempre e nello stesso modo nella vita dei coniugi.

Quando si parla di contraccezione si pensa subito a un gesto col quale i coniugi vogliono godere senza prendersi la responsabilità di procreare. Fatto che getta subito un velo di diffidenza e di condanna sul gesto contraccettivo. Le cose possono essere viste in altro modo. I coniugi cercano il gesto dell’intimità per esprimere e alimentare la loro unione. In questo caso lo stesso piacere diventa il primo dono che l’uno offre all’altra, e che li apre ancor più l’uno all’altra, creando tra loro una sempre maggior unione attraverso il piacere. Così il piacere non è un fatto che chiude la persona in sé stessa, ma diventa il dono che l’uomo e la donna si scambiano come primo frutto dell’amore. Molti coniugi quando usano il preservativo non pensano alla contraccezione, ma piuttosto alla comunione di vita che realizzano con il gesto piacevole dell’intimità. E sanno ben distinguere tra il gesto sessuale cercato solo per il piacere fisico e il gesto sessuale desiderato per esprimere e per alimentare l’unione. Nel primo sentono di comportarsi in modo egoistico perché strumentalizzano l’altro per il proprio piacere; nel secondo ritengono di realizzare un gesto positivo che li fa crescere nell’amore reciproco.

Questo è vero. Ma nella valutazione dei gesti umani non basta considerare solo l’intenzione della persona, bisogna vedere il gesto nella sua oggettività. Il furto resta furto, anche se si ruba con l’intenzione di fare poi beneficenza. Se si parte dal dato oggettivo vediamo che l’intimità realizzata in modo contraccettivo è un gesto che nell’intenzione può essere finalizzato all’amore, ma nella realtà non è un vero gesto di amore, perché l’amore porta a donarsi e ad accogliersi totalmente, mentre i coniugi quando vivono l’intimità in modo contraccettivo si donano e si accolgono "con riserva". È come se l’uno dicesse all’altra: «Ti accolgo, ma non pienamente perché rifiuto il tuo potere procreativo». Per questo la Familiaris consortio dice che l’intimità vissuta in modo contraccettivo è contraddittoria, perché «al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè del non donarsi in totalità; ne deriva non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale» (n. 32).

Cosa è lecito e non

Per questo la Chiesa, ai coniugi che per serie ragioni ritengono di non dover procreare, propone di avere rapporti intimi quando non è presente la capacità procreativa. Si donano e si accolgono totalmente senza escludere nulla, perché il potere procreativo non è presente. Per questo stesso motivo riteniamo che sia lecito ai coniugi a rischio di contagio usare il preservativo nei tempi in cui l’intimità non porta in sé il potere procreativo. Lo strumento che viene usato come eventuale barriera non è un contraccettivo, perché non impedisce il concepimento, ma un preservativo, cioè uno strumento che preserva dal contagio.

In concreto. In questo caso il principio dell’illiceità resta immutato, ma varia il modo di applicarlo, per la variazione del caso a cui dev’essere applicato. Spetta ai coniugi con problemi di contagio individuare attraverso i metodi naturali i tempi non fecondi; e quando li hanno individuati possono usare il preservativo per vivere il gesto dell’intimità come gesto piacevole che li aiuta a crescere nella comunione, per diventare sempre più "due in una sola vita".
    

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