princìpi
non sono né rigidi né disumani. Sono portatori di valori e i valori sono
la vita dell’uomo. Può invece essere rigida e disumana l’applicazione.
Il principio "onora il padre e la madre" vale per tutta la vita.
Ma non nello stesso modo. Ogni età della vita ha un suo modo di vivere
questo comandamento del Signore. Si può giungere addirittura alla
sospensione del principio, come nel caso in cui una persona per non morire
di fame prende il necessario per sopravvivere dove lo trova. Non ruba, ma
esercita un suo diritto, che precede e sospende lo stesso diritto di
proprietà.
Il principio e i casi umani
La virtù che insegna come applicare i princìpi ai casi
della vita è la prudenza, e chi non si ferma a riflettere sulle
circostanze e sulle situazioni diverse che impongono di applicare in modo
diverso lo stesso principio ai casi singoli, viene da san Tommaso
giudicato un imprudente, immaturo, pigro, superficiale, intransigente (cfr.
Summa II-II, q. 53-55). Cerchiamo allora di capire se il principio
dell’illiceità della contraccezione valga sempre e nello stesso modo
nella vita dei coniugi.
Quando si parla di contraccezione si pensa subito a un
gesto col quale i coniugi vogliono godere senza prendersi la
responsabilità di procreare. Fatto che getta subito un velo di diffidenza
e di condanna sul gesto contraccettivo. Le cose possono essere viste in
altro modo. I coniugi cercano il gesto dell’intimità per esprimere e
alimentare la loro unione. In questo caso lo stesso piacere diventa il
primo dono che l’uno offre all’altra, e che li apre ancor più l’uno
all’altra, creando tra loro una sempre maggior unione attraverso il
piacere. Così il piacere non è un fatto che chiude la persona in sé
stessa, ma diventa il dono che l’uomo e la donna si scambiano come primo
frutto dell’amore. Molti coniugi quando usano il preservativo non
pensano alla contraccezione, ma piuttosto alla comunione di vita che
realizzano con il gesto piacevole dell’intimità. E sanno ben
distinguere tra il gesto sessuale cercato solo per il piacere fisico e il
gesto sessuale desiderato per esprimere e per alimentare l’unione. Nel
primo sentono di comportarsi in modo egoistico perché strumentalizzano l’altro
per il proprio piacere; nel secondo ritengono di realizzare un gesto
positivo che li fa crescere nell’amore reciproco.
Questo è vero. Ma nella valutazione dei gesti umani non
basta considerare solo l’intenzione della persona, bisogna vedere il
gesto nella sua oggettività. Il furto resta furto, anche se si ruba con l’intenzione
di fare poi beneficenza. Se si parte dal dato oggettivo vediamo che l’intimità
realizzata in modo contraccettivo è un gesto che nell’intenzione può
essere finalizzato all’amore, ma nella realtà non è un vero gesto di
amore, perché l’amore porta a donarsi e ad accogliersi totalmente,
mentre i coniugi quando vivono l’intimità in modo contraccettivo si
donano e si accolgono "con riserva". È come se l’uno dicesse
all’altra: «Ti accolgo, ma non pienamente perché rifiuto il tuo potere
procreativo». Per questo la Familiaris consortio dice che l’intimità
vissuta in modo contraccettivo è contraddittoria, perché «al linguaggio
nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la
contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello
cioè del non donarsi in totalità; ne deriva non soltanto il positivo
rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore
verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale»
(n. 32).
Cosa è lecito e non
Per questo la Chiesa, ai coniugi che per serie ragioni
ritengono di non dover procreare, propone di avere rapporti intimi quando
non è presente la capacità procreativa. Si donano e si accolgono
totalmente senza escludere nulla, perché il potere procreativo non è
presente. Per questo stesso motivo riteniamo che sia lecito ai coniugi a
rischio di contagio usare il preservativo nei tempi in cui l’intimità
non porta in sé il potere procreativo. Lo strumento che viene usato come
eventuale barriera non è un contraccettivo, perché non impedisce il
concepimento, ma un preservativo, cioè uno strumento che preserva dal
contagio.
In concreto. In questo caso il principio dell’illiceità
resta immutato, ma varia il modo di applicarlo, per la variazione del caso
a cui dev’essere applicato. Spetta ai coniugi con problemi di contagio
individuare attraverso i metodi naturali i tempi non fecondi; e quando li
hanno individuati possono usare il preservativo per vivere il gesto dell’intimità
come gesto piacevole che li aiuta a crescere nella comunione, per
diventare sempre più "due in una sola vita".
Scrivere a: Il teologo - Famiglia Cristiana,
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