Editoriale.  di Beppe Del Colle

    
I PARTITI ITALIANI AL CONGRESSO DI BERLINO

Molte le presenze scarsa la coerenza
   

   Famiglia Cristiana n.3 del 21-1-2001 - Home Page Questa ricchezza di presenze italiane costituisce un’evidente anomalia rispetto alla coerenza complessiva del Ppe sui valori che si intendono difendere.

Il congresso del Partito popolare europeo, svoltosi la settimana scorsa a Berlino in omaggio alla ritrovata unità della Germania, ha probabilmente sancito (almeno a livello continentale) la fine del modello di partito democristiano come l’abbiamo conosciuto dal dopoguerra fino all’inizio degli anni Novanta dell’altro secolo. Un partito di ispirazione cristiana, saldamente insediato al centro dei Parlamenti nazionali come forza maggioritaria o comunque determinante nelle alleanze di governo, in grado di tenere all’opposizione, nello stesso tempo, la destra e la sinistra.

Quel partito – scomparso peraltro da molti anni in Francia e cooptato nella grande concentrazione di centrodestra gollista – ha retto in diversi altri Paesi, fra i quali l’Italia, finché è rimasto in piedi il Muro di Berlino e dunque finché gli elettorati europei non hanno visto altra garanzia di libertà e di sicurezza "atlantica" che, appunto, le democrazie cristiane.

Il Partito popolare europeo, presente nel Parlamento di Strasburgo fin dalle prime elezioni del 1979, è sempre stato caratterizzato da due fondamentali ispirazioni: quella cristiana (cattolica o protestante) e quella europeista; e da una collocazione centrista intesa nello spirito della Dc degasperiana, "volta a sinistra", cioè (evangelicamente parlando) dalla parte dei poveri, dei "non garantiti".

Negli ultimi dieci anni questo modello di democrazia cristiana è progressivamente svanito, per una serie di motivi, fra i quali sembra preminente, per la sua complessità e vastità, la secolarizzazione. Il problema è di vedere che cosa ha sostituito, o sta sostituendo, grazie all’ingresso nel Ppe di partiti come quello conservatore inglese o come Forza Italia, programmaticamente improntati al liberismo e non immuni da tendenze all’euroscetticismo, quelle due ispirazioni e quella collocazione.

Naturalmente il quadro ideologico-programmatico del Partito popolare europeo così geneticamente mutato rispetto al passato non vale dappertutto allo stesso modo. L’Italia, sotto questo aspetto, è in una posizione di particolare singolarità: ben cinque partiti nazionali aderiscono al Ppe, tre collocati nel centrodestra (Forza Italia, Ccd e Cdu) e due nel centrosinistra (Ppi e Rinnovamento) mentre altri tre fanno parte del suo gruppo parlamentare a Strasburgo (Udeur, Svp e Partito di pensionati). Questa ricchezza di presenze, tutte obbligate a tener conto della situazione politica, sociale (e religiosa) del nostro Paese, costituisce un’evidente anomalia rispetto alla coerenza complessiva del Ppe riguardo ai valori che si intendono condividere e difendere.

Facciamo un esempio eloquente. In una delle commissioni del Congresso di Berlino in cui si è lavorato al documento comune per "un’Unione dei valori" tutti i delegati italiani sono stati uniti nel respingere un testo in cui si leggeva che «la famiglia dove l’uomo e la donna si prendono la responsabilità dei loro figli costituisce il fondamento della nostra società. Ma riconosciamo l’esistenza di nuovi modelli familiari e le loro esigenze»: il che era un chiaro lasciapassare per le "coppie di fatto". Per le proteste degli italiani è stato presentato un emendamento in cui il "riconoscimento" diventava una meno drastica ma non meno insoddisfacente "presa d’atto". Entrambi i testi sono stati respinti e rinviati alla discussione generale del giorno seguente, con una proposta alternativa siglata da Castagnetti, Ppi, D’Onofrio, Ccd, e Mauro, FI, in cui si distingueva nettamente tra famiglia fondata sul matrimonio e convivenza. Proposta inutile: il Congresso ha preferito la "presa d’atto".

Non è che un esempio, ma significativo di un disagio che non mancherà di farsi sempre più chiaro nel Ppe "geneticamente mutato" anche su tutti gli altri temi che stanno (o dovrebbero stare) a cuore a tutti i cattolici, dall’aborto alla bioetica all’eutanasia, o su quelli legati al processo di ulteriore integrazione europea.

A Berlino l’attenzione dei "media" italiani è stata rivolta quasi esclusivamente all’esordio di Silvio Berlusconi come uno dei leader di spicco del nuovo Ppe, sia per il discorso da lui pronunciato alla tribuna congressuale, sia per le numerose dichiarazioni alla stampa. L’uno e le altre sono stati contraddistinti da una forte connotazione preelettorale. Il capo di Forza Italia è sicuro della vittoria della Casa delle Libertà e questa sicurezza gli fornisce l’orgoglio necessario a indicare non solo le cose che farà, ma anche i compiti che spetteranno all’opposizione, di cui si augura che la responsabilità tocchi non già a Rutelli ma a D’Alema, con cui ebbe un breve flirt al tempo della passata Commissione bicamerale per le riforme istituzionali. Questo 2001 elettorale si annuncia davvero stuzzicante.

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