TELEFONIA - L'assalto dei gestori all'apparecchio di casa

Pronto, chi pago?

di GIUSEPPE ALTAMORE
   
    

   Famiglia Cristiana n.3 del 21-1-2001 - Home Page

È scattata l'era della liberalizzazione telefonica. Chi lo vorrà potrà abbandonare il canone per passare ad altre compagnie. Ma i benefìci la maggior parte degli italiani li avrà solo tra qualche anno. Per il momento si parte a Roma e Milano. Ecco come orientarsi nella giungla delle tariffe.

La rivoluzione è in linea. Dal primo gennaio è caduto infatti l'ultimo baluardo del monopolio dei telefoni. Ma attenzione: per il momento, è una rivoluzione più virtuale che reale. La corsa all'ultimo miglio, il doppino che collega il nostro apparecchio di casa alla centrale della Telecom Italia, è appena incominciata. Prima di avere la possibilità di liberarsi del vecchio contratto con il canone fisso ce ne vorrà. Secondo gli addetti ai lavori passeranno dai sette agli otto anni per adeguare le 4.500 centrali distribuite su tutto il territorio nazionale.

Intanto c'è chi scalda i motori, pronto a correre per la conquista di un mercato che vale 30 mila miliardi, ma che sarà destinato a crescere fino a raddoppiarsi, grazie all'offerta crescente di nuovi servizi sempre più legati a Internet. Un mercato composto da milioni di consumatori più che mai teledipendenti, che saranno più o meno costretti a fare i conti con il vero "Grande Fratello": il computer di casa, collegato 24 ore su 24 alla grande Rete.

Sono già 14 le compagnie che hanno siglato le intese per l'ultimo miglio con Telecom Italia. Di queste però solo due sono pronte a partire subito. In pole position ci sono due piccole società: Lombardiacom di Milano e Aexis di Roma. Due imprese che daranno del filo da torcere al gigante Telecom Italia, che è accusata di rimpinguare il suo bilancio grazie al prezzo salato che sono costrette a pagare le nuove compagnie che vogliono a tutti i costi conquistare quell'ultimo miglio. Per la verità la decisione ultima sui costi spetta all'Authority, mentre Telecom fa sapere che le sue proposte si collocano nella fascia dei livelli minimi europei.

La liberalizzazione, avviata da quest'anno, è comunque cosa ben diversa dall'interconnessione, che è partita ufficialmente nell'aprile del 1998. L'interconnessione, infatti, non elimina il contratto con Telecom Italia e il conseguente pagamento del canone. Già oggi esistono 150 operatori e altrettanti codici, anche se qualcuno, come Infostrada, offre la possibilità di comporre il numero dell'operatore in automatico. Con la liberalizzazione dell'ultimo miglio, invece, cambia tutto. È possibile disdire il contratto con Telecom Italia e ottenere la restituzione dell'anticipo sulle telefonate (circa 250.000 lire). Non è ancora chiaro, ma molto dipenderà dalle singole offerte tariffarie (alcune manterranno il canone, altre no). Il numero di telefono potrà, sempre a seconda del profilo tariffario scelto, rimanere lo stesso o essere cambiato. Una cosa invece è certa: l'elenco telefonico resterà unico, almeno stando alle assicurazioni fornite dall'Authority.

Prepariamoci dunque all'assalto di una miriade di messaggi pubblicitari, che ci costringeranno a entrare in un vero e proprio labirinto tariffario, da cui è difficile uscire. «Dovremo abituarci a scegliere, come quando entriamo in un negozio e dobbiamo acquistare un paio di pantaloni», dice Paolo Bonifati, 33 anni, direttore marketing di Lombardiacom, la società che sta per passare alla storia come il Davide della telefonia che affronta, per primo, il Golia dell'ex monopolio di Stato. Siamo nella periferia sud-est di Milano.

All'ultimo piano di un grattacielo, che svetta solitario tra vecchi capannoni industriali dismessi, c'è l'unica sede di Lombardiacom, un gigantesco ufficio di 1.000 metri quadrati che, per ironia della sorte, ha le vetrate che rispecchiano il palazzone che ospita gli uffici della Telecom Italia-zona sud di Milano. «A settembre '99 eravamo solo in sei», dice Bonifati, «ora qui lavorano 50 dipendenti, sotto i 30 anni». Da lunedì scorso i telefoni squillano senza sosta per prenotare la nuova linea dell'era della liberalizzazione.

Entro febbraio cinque centrali di zona saranno pronte per il collegamento all'ultimo miglio. Circa 250 mila utenti lasceranno per sempre la Telecom Italia e passeranno a Lombardiacom. Un quinto degli abbonati di Milano pagherà la bolletta al nuovo gestore, dirimpettaio del vecchio monopolista.

Ma che cosa succederà di fatto a chi firmerà il nuovo contratto? Dopo la prenotazione arriverà in casa un tecnico che vi allaccerà al telefono una sorta di "scatolotto": il modem. Sono già previste tre grandi categorie di clienti e altrettanti profili tariffari: voce più Internet con un abbonamento o forfait; solo Internet con abbonamento; solo voce senza abbonamento. Tutti i clienti hanno diritto di stare al telefono con un altro abbonato di Lombardiacom senza alcun addebito: la chiamata è gratis, senza limitazione di tempo.

Coloro che scelgono la formula Internet potranno essere collegati 24 ore su 24, senza pagare alcunché. I clienti della formula voce più Internet potranno avere il collegamento gratuito alla Rete e prezzi stracciati sulle telefonate. A giudicare dalle offerte, sembra quasi una società di beneficenza. Ma non è così. «Abbiamo elaborato un preciso modello di business», dice Bonifati, «già oggi abbiamo 80 mila clienti, ce la faremo nonostante il costo dell'ultimo miglio». Già, perché alla Telecom andranno circa 24.000 lire al mese per abbonato, a cui bisogna aggiungere 700.000 lire, il costo dell'installazione del modem.

Nonostante tutto, entro fine anno, Lombardiacom conta di firmare 100 mila nuovi contratti. Per fortuna dei concorrenti, il suo raggio d'azione è costituito dalla Lombardia. E a giudicare dal piano di marketing, i giovani della compagnia telefonica non scherzano. Davide contro Golia: guerriglia in campo aperto è, infatti, il titolo del piano d'attacco a Telecom Italia.

Alla fine l'effetto sperato della concorrenza è quello di una riduzione complessiva della spesa telefonica: non solo sul piano delle tariffe, ma anche a livello di costi fissi, servizi offerti, velocità di collegamento a Internet, e via dicendo.

L'Authority per le comunicazioni, inoltre, ha dato il via alle procedure per l'assegnazione delle licenze del wireless local loop: ciascun operatore di telefonia fissa, collocando un'antenna su un edificio, si potrà collegare in un raggio di tre chilometri con la rete locale di Telecom. Licenze disponibili saranno da sette a dieci per ogni regione, ma bisognerà attendere la tarda primavera prima di poter accedere a questo servizio. Insomma, tra qualche mese ci vorrà un elenco telefonico solo per contenere i nomi dei nuovi e vecchi gestori.

Intanto, chi volesse tentare di capirci qualcosa oppure provare a scegliere la società e l'offerta più vantaggiosa può collegarsi al sito Internet: www.tariffe.it.

Giuseppe Altamore
    

1881
Vengono accordate le prime concessioni telefoniche a imprenditori privati.
Quelle urbane erano ben trentasette. Dieci anni dopo le "concessionarie" private salgono a 56 con 11.500 abbonati in totale.

1923
Mussolini privatizza le compagnie dei telefoni.
Le cinque zone vengono assegnate alle società: Stipel, Telve, Timo, Teti, Set. Le linee interurbane sono affidate, invece, all'Azienda statale per i servizi telefonici (Asst).

1964
L''Iri e la Stet promuovono la fusione delle cinque società concessionarie del servizio telefonico nella Sip (Società idroelettrica Piemonte), la quale muta la denominazione in Sip-Società italiana per l'esercizio telefonico.

1994
Nasce Telecom Italia. Un anno dopo arriva Telecom Italia Mobile. Nel 1997 il Consiglio dei ministri vara il decreto per la privatizzazione di Telecom Italia e dal 20 al 24 ottobre dello stesso anno ha luogo l'Offerta pubblica di vendita.

Segue: Come risparmiare, orologio alla mano

   Famiglia Cristiana n.3 del 21-1-2001 - Home Page