La loro resistenza contro
il nuovo direttore generale voluto dai partiti ha fatto il giro del
mondo, se ne è parlato anche in Italia. Siamo andati a trovarli nei
giorni della battaglia e abbiamo raccolto il loro diario: la rabbia, le
illusioni, le speranze. E abbiamo chiesto a due "esperti" di dirci
come vanno le cose da noi.
Ecco
il diario dei giornalisti boemi, steso quasi ora per ora durante i
giorni della rivolta.
Praga, 21 dicembre.
Parla Filip.
Come si fa a mandare a quel paese un uomo antipatico,
che però è stato nominato direttore generale della Tv ceca, e che può
licenziare quando e come vuole uno sconosciuto redattore come me?
Dai, Filip, un uomo o è libero o non lo è, mica è
una questione di allenamento. Ma proprio questa mattina doveva calare il
gelo sopra tutte le strade di Praga?
Che c’entra? C’entra, eccome, perché questa
mattina io, Filip Cerny, 25 anni, ultimo arrivato fra i redattori del
telegiornale della Tv pubblica, mi trovo da solo davanti a Jiri Hodac,
nella sua casa. In verità, io non dovevo essere solo, ma l’accompagnatore
di una delegazione che contiene i nomi più noti e famosi del
giornalismo ceco, che non sono arrivati a causa del gelo, a differenza
di me che abito a due passi da qui.
Adesso mi trovo davanti a questo signore che non sa
chi io sia e gli devo dire: «Signor Hodac, lei è stato nominato
direttore generale non in base al suo curriculum, ma a causa di uno
scambio di favori fra i partiti, e dunque non deve accettare la carica
perché altrimenti noi perdiamo la libertà. Sa, anche il presidente
Havel è dalla nostra parte, e tutti sono dalla nostra parte». Ma il
fatto è che le parole non mi escono.
Ripasso a memoria un’altra bella frase, di quelle
che ti fanno bello e scemo, perché non risolvono niente. Dice così: «La
libertà non funziona bene come nei discorsi». Ma Hodac continua a
guardarmi con quei suoi occhi a palla.
Mi faccio coraggio: «Signor Hodac! (come mai non mi
vengono le parole che abbiamo ripassato a memoria per una serata intera?
E com’è che mi viene da ridere?), se ne vada!».
24 Dicembre, vigilia di Natale.
Parla Iolana.
Jiri Hodac non se n’è andato e, anzi, ha nominato
direttrice del Tg Jana Bobosikova, che ha una faccia da maialotta come
Bobec, il porcellino delle fiabe che piace tanto ai bambini boemi. E
infatti il porcello rosa di pelouche di nome Boba è diventato il
simbolo della nostra protesta.
L’altra mattina, mamma mi ha svegliato: «Iolana, i
tuoi colleghi hanno occupato la Televisione». Ho lasciato a mia madre
il mio bambino di due anni, Vojta, e sono riuscita a entrare in
redazione solo con una scala a pioli, proprio io, che soffro di
vertigini.
Penso: sono una conduttrice nota, ci debbo essere in
questa nostra battaglia. Oggi la Bobosikova è arrivata qui, e subito ci
ha consegnato le lettere di licenziamento. Va sempre così: nella lotta
delle idee ci rimettono solo gli uomini. Ma io penso al mio piccolo
Vojta, che passerà il Natale senza di me e aprirà i pacchetti dei
tanti regali con la nonna.
27 dicembre, redazione occupata del Tg.
Patrik Kaiser e Nora Novakova, fidanzati, sono due
volti televisivi celebri.
Parla Patrik.
Io e Nora abbiamo deciso di aprire i regali di Natale
quando l’occupazione della Tv finirà. Ma quando finirà? Ogni sera
arriva sempre più gente davanti alla Televisione, per sostenerci. Ieri
erano cinquemila. In piazza Venceslao hanno riacceso i lumini vicino
alla lapide di Jan Palach, come nel novembre del 1989. Se si muove
piazza Venceslao, Hodac e i suoi mandanti politici sono fritti. Guardo
Nora, e penso alle facce che farà quando vedrà i suoi regali: un
maglioncino, un profumo, un completino nero e un cd.
4 gennaio, notte, redazione occupata del Tg.
Parla Nora.
Questa sera in piazza Venceslao c’erano 140 mila
persone, come ai tempi della rivoluzione di velluto. La gente ormai è
tutta con noi e anche in Parlamento la ruota comincia lentamente a
girare in nostro favore. I deputati poco fa hanno votato un documento,
nel quale chiedono alla Commissione governativa che ha nominato Hodac di
ritirare la decisione. Ma Hodac ha mandato a dire che non se ne andrà.
Patrik è stanco, ma forse si avvicina il momento in cui apriremo i
pacchetti lasciati sotto l’albero. Faccio una scommessa con un
giornalista italiano, al quale rivelo i miei regali; vediamo se li
conosceranno prima i lettori italiani o il mio Patrik. Dunque: una
collezione completa delle canzoni dei Depéche Mode, due profumi, una
giacca.
7 gennaio, redazione occupata del Tg.
Parla Adam.
L’idealismo è veramente una gran bella cosa. Ma
quando si avvicina alla realtà diventa una cosa proibitiva. La realtà
per me, Adam Komers, 35 anni, conduttore e leader della protesta, non è
così idealistica come sembra, perché l’unica cosa al mondo che
vorrei è una bella doccia, un bagno normale, una minestra calda. Ma ce
la dobbiamo fare, se vinciamo questa battaglia nessun politico si
permetterà più di lottizzare i nostri telegiornali. Pubblici sì,
partitici no! Ormai la situazione volge a nostro favore, ma la
situazione è paradossale.
Noi abbiamo rifiutato Hodac in nome della libertà e
contro i partiti. La Commissione governativa rifiuta di cacciare Hodac
come ha ordinato il Parlamento, in nome della libertà contro il diktat
dei partiti, e Hodac rifiuta di andarsene, in nome della libertà,
contro il Parlamento e la Commissione che non lo vogliono più. Insomma
si battono tutti per la libertà. Però non siamo il Paese del finimondo
che non finisce mai?
Praga, 12 gennaio. Hodac si è dimesso. I giornalisti
boemi hanno vinto la loro battaglia contro la lottizzazione.
Il diario dei redattori del telegiornale della
Televisione di Stato boema finisce qui. Il loro impegno no.
Adam, Iolana, Patrick, Nora, Filip
(a cura di Guglielmo Nardocci)