In famiglia.
      

LA "FUGA" DEI PADRI, IL BISOGNO DEI FIGLI

Forza papà,
voglio fare festa con te
        

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Un ruolo in crisi, che è il riflesso della "famiglia fragile". Ma la figura del padre resta necessaria per i figli. C’è anzi una "nostalgia del padre" che va accolta. Una riflessione del giudice Giuseppe Anzani.

Quarant’anni fa si cominciò a teorizzare una "società senza padri". Forse si presagiva la rivolta della giovinezza, della libertà, dell’emancipazione, della fantasia; contro l’obbedienza, la sottomissione, il conformismo. Forse l’immagine del padre-padrone doveva essere incenerita, la tradizione liquidata e il comandamento antico capovolto, come fece un libro, in "disonora il padre". Era un’immagine falsa, un cattivo fantasma. Oggi quella stagione è finita, ma qualche coccio che ancora raccogliamo viene anche da quella ubriacatura.

Non per la rivolta, ma per un più strisciante mutamento culturale, la figura del padre si è però modificata nel sentire collettivo. Gli aspetti conflittuali "generazionali" fra padri e figli si sono come smorzati. Ciò che la psicologia del profondo credette di scavare, dentro il conflitto, fino a vedere i semi della costrizione e della ribellione, è lontano dalla realtà vissuta. Oggi i padri non sono più immagine di autorità, solidale o competitiva, da cui prendere le misure della vita; non sono più immagine di guida e di certezze che, come uno scoglio, si possano afferrare nelle rapide della vita, o scavalcare.

Oggi la figura del padre sfiorisce nell’evanescenza. Un po’ perché scalzata dal nuovo costume, un po’ perché disertata dagli stessi padri in fuga. In famiglia, il ruolo paterno sembra essersi fatto man mano più scialbo, fino a dovere in qualche misura "maternizzarsi" anch’esso, per consistere. Non è solo il tributo alla rivoluzione femminile degli ultimi decenni. È qualcosa di più profondo: il riflesso della famiglia "fragile", che va spaesando le certezze dell’amore, i vincoli di alleanza, la fedeltà ai compiti, la gioia delle relazioni.

La famiglia fragile, da noi, è quella delle 60 mila separazioni e dei 30 mila divorzi ogni anno. Quando si deve decidere l’affidamento dei figli minori, i giudici scelgono la madre 92 volte su 100. Nessuno può dire che sia una scelta sbagliata; anzi, quasi sempre è l’unica praticabile. Resta però che un’infinità di bambini cresce senza il padre, o col padre lontano. D’altra parte molti padri separati, secondo le statistiche, col tempo si rassegnano a una patente di inutilità; tranne quelli che danno fondo a tutte le risorse dell’amore e del rapporto educativo con i figli della famiglia spezzata, in molti la relazione si attenua, fino a una sorta di fuga. Qualcuno stenta persino a pagare l’assegno per il mantenimento dei figli.

Così, anche da noi comincia a manifestarsi il fenomeno dei figli fatherless, senza padre. Altrove, negli Usa (due milioni di matrimoni e un milione di divorzi all’anno), esso ha raggiunto livelli impressionanti, e conseguenze molto gravi per i figli: disturbi del comportamento, devianza, paura della vita. E noi, ci stiamo avviando per la stessa china? In questa triste immagine di eclisse del padre, forse viene il momento in cui affiorerà dal profondo una "nostalgia del padre".

I figli certamente la sentono. I figli sanno che il padre c’è ancora, ma si è perso il cammino per incontrarlo. I figli che nell’infanzia hanno sentito la stretta di quelle braccia forti, il tono di quella voce profonda, la certezza di una rassicurante protezione e difesa. I figli che nell’adolescenza, al crocevia delle scelte, dei sì e dei no che decidono la vita, cercano nel padre un confronto, un dialogo, una messa alla prova dei valori appresi, talvolta con un ribellismo che grida il bisogno di un contatto, e si disperano per l’assenza.

Sì, l’assenza del padre tocca anche le famiglie che stanno insieme, ma con relazioni umane impoverite da silenzi e da freddezze, che alla lunga generano delusioni, frustrazioni e rancori. Il padre assorbito nella fatica, nel lavoro, negli affari, nella corsa al denaro, il padre incupito e irritato, "funzionale" all’economia e affettivamente muto, infastidito dalle "paranoie" dei figli, regala alla sua famiglia la peggiore delle povertà. Forse viene il momento in cui la nostalgia del padre contagerà i padri, la voglia di tornare padri, di esserci. Non per rimpianto di autorità, ma per la ragione essenziale del "dare vita", al modo in cui la può dare e proteggere il maschio, con il suo "genio" accanto al genio femminile della madre; dare vita, per il padre, è dare il coraggio della vita.

Oggi è tutto più difficile, ma è necessario. Forza papà, anche per te ci sarà festa.

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