Palermo, il Policlinico offre cure a tutti, anche irregolari

Il dottore e il "mediatore"

   di DELIA PARRINELLO
  

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Medici volontari, e una ventina di immigrati in Italia da anni che si prestano per interpretare i bisogni dei nuovi arrivati.

L'Islam malato di Palermo ha un aiuto al Policlinico dell’Università: Istituto di medicina interna, una decina di volontari di varie specializzazioni, guidati dal dottor Mario Affronti, venti mediatori anch’essi immigrati che fanno da tramite con i nuovi arrivati, per capire i loro problemi, confortare, incoraggiare, per mediare fra Italia, Islam e resto del mondo. E un direttore: il professor Serafino Mansueto che è il promotore dell’iniziativa.

Qui tutti vengono accolti, visitati e curati: regolari e irregolari. E tutti i soggetti curati sono dei potenziali futuri mediatori, protagonisti della formula "immigrato aiuta immigrato". Un corso eurofinanziato, l’anno scorso ha prodotto i primi 20 mediatori, figure straniere specializzate nel sostegno agli stranieri. I mediatori sono stati dislocati nei quartieri, in Prefettura, in Questura, nelle scuole, nei consultori familiari, nei centri sociali. Pronti a intercettare i bisogni degli ultimi arrivati, nel modo giusto.Sondaggio 4.

Avvicinano gli spaesati, parlano la loro lingua, hanno indirizzi e rimedi, soluzioni e una mano da mettere sulla spalla. «Ma a volte, in certe situazioni della vita, anche un sorriso è un aiuto»: lo dice una mediatrice, Farideh Seifi, iraniana, laureanda in Farmacia.

Arrivata per caso a Palermo, «perfettamente inserita, ho amiche iraniane e italiane, al Policlinico il mio compito è accogliere gli immigrati: loro vedono noi stranieri e ci sentono vicini, si aprono, moralmente diamo fiducia, siamo nelle condizioni migliori per rappresentare un vero riferimento, un appoggio esistenziale e materiale».

Quanti ne hanno salvati dalla disperazione e dalla malattia, i venti mediatori di Palermo? Fra loro c’è Samira Zalten, giovane tunisina che vive con mamma e sorella, pure lei di mestiere intercetta i bisogni. C’è Brahim Abaid: «Ho studiato in Marocco, ho un diploma in lingue, mi sono trovato a Palermo per caso e ho iniziato con il commercio ambulante. Poi ho fatto il corso di mediatore, guadagno qualcosa anche partecipando ai progetti di inserimento della Provincia, organizzo feste per gli stranieri».

Policlinico, divisione immigrati. Uno storico posto della sanità senza colore, razza e religione. Visite, analisi e cure per tutti. È attivo da 13 anni, «ma senza i medici volontari non potrebbe reggersi», dice Mario Affronti. Colloca Palermo nelle città all’avanguardia per accoglienza e assistenza sanitaria agli immigrati. Arrivano al Policlinico di Palermo da tutto il territorio, dalla provincia e da altre città siciliane.

Alcuni vengono prima filtrati dai mediatori nella sede di Santa Chiara, il centro per extracomunitari realizzato nella Palermo vecchia da padre Baldassare Meli. E per tutti c’è una cura, un consiglio, un aiuto.

«Rispettiamo la legge 40 del ’98», dicono i volontari del Policlinico. Una legge secondo la quale anche gli irregolari possono essere assistiti e curati: «A tutti chiediamo il nome e cognome, diamo un numero di codice Stp (straniero temporaneamente presente); con questo codice, il paziente ha diritto a tutte le nostre specializzazioni. Gran parte delle medicine arriva dalle riserve delle corsie e degli ambulatori, è anche questo il sostegno dei volontari a chi non può pagare il ticket».

All’Islam, Palermo piace, una città che offre analogie di territorio, di clima, di costumi. Facile da amare. Una delle pochissime in Italia, forse l’unica che ha fatto votare gli stranieri per eleggere la Consulta degli immigrati, che è l’organismo preposto al dialogo con l’amministrazione comunale.

Delia Parrinello

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